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Alberico Giostra 17 Maggio 2011
E PUNTUALE PER TONINO E' ARRIVATA LA BATOSTA.

Per Antonio Di Pietro è stata una batosta memorabile. Esattamente come quella rimediata da Berlusconi e in parte dalla Lega a conferma che i tre alfieri della seconda repubblica sono legati da un comune destino. Ad essere puntualmente confermata è poi anche la “legge storica” che vuole l’Idv e Di Pietro andare male quando va bene il centrosinistra e viceversa. Certo, il Pd non si può dire del tutto soddisfatto e nemmeno il cosiddetto terzo polo, che pure sulla fine della fase politica aperta da tangentopoli sta scommettendo molto. I democrat nella sfida più importante, quella di Milano, vedono trionfare un candidato che non era quello da loro scelto, e a Napoli perdono il duello interno con un candidato di sinistra come Luigi De Magistris che contro il Pd e il “bassolinismo” si è impegnato molto. 

Tuttavia per i democrat si tratta comunque di un successo, perché nel complesso dei 1310 comuni e delle 11 province al voto a doversi far carico del governo delle città nelle giunte di centrosinistra saranno i loro uomini. Chi esce a testa alta da queste elezioni è però di fatto la Sinistra insieme a Beppe Grillo: la prima pronta a governare e a mettere in campo quell’idea di città e di comunità alternative che il Pd ha smarrito, il secondo anche, perché le sparate antisistema del comico genovese sono fuorvianti mentre con i suoi ragazzi si può lavorare di sicuro. A parte naturalmente l’odiosa posizione assunta a Milano dove M5S ha deciso di non schierarsi né con Pisapia né con la Moratti. 

Ma la legnata per Tonino c’è stata, eccome. Volete qualche dato? Limitandoci alle comunali delle città capoluogo di regione e di provincia, spiccano il 2,5% di Milano, il 3,7 di Bologna, il 3,4 di Cagliari, il 3,6 di Trieste, lo 0,7 di Catanzaro, lo 0,7 di Salerno, il 2,,9 di Rimini, l’1,8 di Latina, il 2,9 di Benevento, e il 2,5 di Caserta. La media del risultato nei capoluoghi al voto è stata per l’Idv del 3,38%. Sotto il quorum della camera dei deputati. Appena un anno fa in queste città l’Idv aveva preso almeno il doppio dei suffragi. E' andata un pò meglio nelle 11 Province dove l'Idv ha preso in media il 5,11%, comunque meno di un anno fa. Ma anche in questo caso spicca la debacle di Campobasso. A casa sua Tonino, contribuendo a devastare un centrosinistra già di suo disastrato, ha perso il governo della Provincia e oltre venti punti percentuali,  a suggello dell' inquietante parallelismo con Berlusconi che ha perso Milano, visto dimezzarsi le sue preferenze, e persino vincere il centrosinistra ad Arcore. 

Il partito dei presunti valori secondo l'istituto Cattaneo ha perso oltre il 40% dei voti delle regionali ed è tornato al livello del 2006, quando, lucrando sulla sproporzionata figura del Di Pietro ministro e sulle disgrazie del centrosinistra cui partecipò non poco, partì la rincorsa del tribuno molisano sfociata nell’illusorio trionfo delle europee e nell’ottimo risultato delle regionali 2010. In quell’occasione emerse finalmente, grazie anche al nostro lavoro raccolto da prestigiose testate come Micromega, la vera realtà del partito di Di Pietro. Un coacervo di contraddizioni nel quale l’ex eroe di mani pulite pretendeva di far convivere uno scheletro mastelliano fatto di riciclati democristiani con una muscolatura di sinistra e movimentista. Un matrimonio impossibile gestito dall’ex pm con ipocrita doppiezza e scaltro opportunismo e che alla fine si risolveva nell’inesorabile affondamento delle idealità pubblicamente vantate nella melmosa palude moderata e neo centrista cui il leader Idv aveva ancorato il partito al solo scopo di farlo crescere attraverso una "dorotea" gestione del potere. 

A Di Pietro è stato chiesto in tutti i modi di cambiare. Ma nella natura sia umana che politica dell’ex eroe di mani pulite non c’è l’ascolto e la comprensione delle ragioni altrui, c’è solo una rabbiosa, caparbia, acre, volontà di affermazione personale, e pur ammettendo vizi e storture della sua creatura, pur annunciando prudentemente glasnost e perestroike, con la tornata dei congressi provinciali e regionali del 2010 Di Pietro avvitava sempre più l’Idv attorno all’asse di potere gestito dai suoi grigi e curvilinei colonnelli, dando luogo ad una truce sequenza di abusi di potere e irregolarità, tessere gonfiate e truppe cammellate che altro non erano che il gesto disperato di una casta incanaglita dal timore di perdere potere e miserabili prebende. Una realtà lontana anni luce da quella dei movimenti giovanili che Di Pietro cercava di cavalcare provocandone, come nel caso del popolo viola, la scomparsa prematura. 

Ormai il re dipietrista era stato denudato. Ed è in questo organismo debilitato e aggredito dai tanti virus che lo scorso 14 dicembre si è abbattuto un micidiale “ictus”, quello di Razzi-Scilipoti, i due deputati dell’Idv che con il loro voto salvavano il governo Berlusconi. Di colpo la distratta politica italiana e la superficiale stampa di sinistra, si accorgevano della realtà del partito di Di Pietro, che dal 2001 in poi, ha dall'opposizione sempre contribuito alle fortune del centrodestra e di Berlusconi come nessun’altro avrebbe potuto. Quale altro partito ha infatti ceduto all’avversario più odiato, almeno a parole, il 20% dei suoi deputati? Per Tonino era l’inizio di quella catastrofe che è culminata nel voto del maggio 2011. 

Presago di quanto stava per accadere, Di Pietro ha costretto Luigi De Magistris a candidarsi sindaco di Napoli. Lo ha fatto per recuperare una sua credibilità a sinistra, dove aveva ormai la strada sbarrata dal “fenomeno” Vendola ma soprattutto dove sentiva di aver perso la faccia con il caso Razzi-Scilipoti. Oggi quello dell’eurodeputato napoletano è il solo risultato positivo che Di Pietro cerca di vantare. Ma deve stare molto attento a farlo. In primo luogo perché il successo di De Magistris è soprattutto suo e non dell’Idv o di Di Pietro: l'europarlamentare ha rastrellato il voto disgiunto dappertutto, da Lettieri, Morcone e Pasquino. Un miracolo che a Di Pietro non è mai riuscito. E poi perché tra l’ex pm di Why Not e l’Idv di Napoli i rapporti sono pessimi, tanto è vero che per marcare la sua distanza dai ras locali, Formisano&Marrazzo, De Magistris si è presentato con una lista tutta sua. 

Solo i più distratti commentatori possono attribuire a Di Pietro il successo napoletano, (che comunque non dimentichiamolo si verifica in presenza di una prevalenza del centrodestra laddove cinque anni prima il centrosinistra vinceva con il 57% al primo turno). Come dimenticare la pubblica bastonatura inflitta a De Magistris quando ha sollevato la questione morale dell’Idv? Come dimenticare le astiose reprimende e le stroncature politiche dell’eurodeputato emerse puntualmente in ogni esecutivo nazionale e i velenosi attacchi di Massimo Donadi? E i suoi seguaci mobbizzati ed emarginati in tante realtà locali? Questo per dire una sola cosa: "caro Di Pietro non ci provare nemmeno ad intestarti il risultato di Napoli". Quel successo è arrivato non grazie a Te ma nonostante Te. E’ bene che l’ex eroe di mani pulite se ne renda conto una buona volta e alle prossime politiche tolga definitivamente il disturbo insieme al suo compagno di sventure, Silvio Berlusconi. 

Alberico Giostra

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Commenti
Anna R.G. Rivelli 2011-05-18 16:29:14

Sottoscrivo. In Basilicata, con le miserie raccolte grazie alle solite e note strategie dipietriste, i colonnelli festeggiano i grandi risultati, appigliandosi al successo di un candidato (De Magistris, appunto) che hanno sempre osteggiato in tutti i modi possibili ed immaginabili. L'IdV è morto e quello lucano è soltanto uno zombie.

Anna C. 2011-05-18 12:26:30

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Un utile riepilogo numerico lo trovate qui:

(al post del 17-mag-2011 - 21.56 )

http://www.meetup.com/Gli-amici-di-Beppe-Grillo-di-Napoli/messages/boards/thread/11212281/60#41970271

A.
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