Il Tribuno
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Alberico Giostra 20 Maggio 2011
LE BALLE DI TONINO SUL VOTO DEL 15 MAGGIO.

Da consumato attore qual è, Antonio Di Pietro le sta provando tutte per mascherare la stangata rimediata al primo turno delle amministrative. Insieme alla sua compagnia di guitti, in questi giorni sta cercando di farci credere che:

1)    L’Idv non ha perso voti, anzi, rispetto al 2006 li ha raddoppiati perché quello è l’unico confronto che va fatto. I dati delle regionali 2010 sono tutta un’altra storia e non si possono mettere insieme le pere con le mele ecc. ecc. 

2)    Ammesso e non concesso che l’Idv abbia perso qualcosa, è accaduto perché siamo diventati una forza di governo responsabile che ha rinunciato alle sterili manifestazioni di piazza e che si sacrifica per l’unità del centrosinistra. La piazza ormai la lasciamo ai grillini e infatti loro di voti ce ne hanno portati via parecchi.

3)     Sempre nella malaugurata ipotesi che l’Idv abbia perso voti, ipotesi tutta da dimostrare, è accaduto perché siamo un partito con uno scarso apparato territoriale e perché il voto amministrativo non essendo un voto d’opinione, ci ha penalizzato.

4)    In ogni caso, anche se fosse vero che abbiamo perso, e vero non è, a Napoli il trionfatore delle comunali è l’Idv che con il suo candidato sindaco Luigi De Magistris sfiderà quello del centrodestra.

5)    Lo ammettiamo, abbiamo perso un sacco di voti, ma a noi in realtà delle amministrative non ce ne frega niente, servono solo ad eleggere sindaci e consiglieri, mentre a noi interessano i referendum perché è con quelli che potremo dare la vera spallata a Berlusconi.

Si tratta, come potete capire, di una serie di penosissime balle tipiche di un partito ormai schiavo della propaganda e che già migliaia di quadri e funzionari locali stanno pappagallescamente ripetendo nei vari bar dello sport. Vediamo balla per balla.

1)    L’unico confronto possibile è con il 2006, quello con il 2010 non vale. Lettura sfacciatamente di comodo. Secondo l’istituto Cattaneo il confronto dei risultati politicamente corretto da fare è invece proprio quello con le regionali del 2010. Nel 2006 infatti non c’erano nè il Pd, né il Pdl, né Sel, né Api o Fli. Era insomma un’altra fase politica. E rispetto allo scorso anno l’Idv è passato da 164.000 voti a 102.000, perdendo il 40,7%. Considerando il voto dei comuni superiori ai 15.000 abitanti, l’unico calcolabile visto che in quelli più piccoli ci sono solo liste civiche, l’Idv ha preso in Piemonte il 3,84%, in Lombardia il 3,29%, in Veneto il 2,86%, in Friuli V.G. il 3,87%, in Emilia Romagna il 3,94% (abbiamo contato anche Salsomaggiore dove Idv correva con Sel riportando l’ottimo 4,59%) in Toscana il 4,76%, in Sardegna il 4,11%, nel Lazio il 3,18%, nelle Marche il 5,80% (su soli tre comuni calcolati), in Basilicata il 7,70% (su due soli comuni) in Calabria il 3,47%. In Liguria di comuni sopra 15.000 abitanti al voto c’era solo Savona (4,8%), in Molise nemmeno uno, e in Umbria solo due, Assisi e Città di castello (3,65%) in attesa che si voti a Gubbio. Se questo è un buon risultato giudicate voi. Come ha detto Renato Cambursano al Nord l’Idv non c’è più e non c’è più proprio nel momento in cui il centrosinistra rialza la testa. Ergo, il centrosinistra non ha bisogno dell’Idv. E infatti l’Idv che ha bisogno del centrosinistra e persino della sinistra, ma solo per rubargli voti e quando governa per strappare poltrone e prebende. 

2)    L’Idv ha rinunciato alla piazza e punta all’unità del centrosinistra. Ovviamente non è vero che l’Idv abbia rinunciato alla piazza è vero semmai che è la piazza che non si “fila” più l’Idv. Non si capisce infatti con quale faccia l’Idv possa presentarsi ancora nelle piazze dei giovani che lottano contro il precariato e le multinazionali, dopo aver regalato a Berlusconi quattro deputati e la sopravvivenza politica, dopo aver votato il federalismo della Lega, presentato una legge sul biotestamento identica a quella del Pdl, appoggiato la rivolta dei bagnini contro le direttive europee, e condannato una sentenza esemplare come quella della corte d’appello di Genova sui torturatori della caserma Bolzaneto. Come fa questo partito di assessori e portaborse, di avvocati e consiglieri di municipalizzate, dominato da un generone democristiano e leghista la cui unica preoccupazione è quella di sistemare i propri parenti e amici, a presentarsi al cospetto dei tanti giovani che vengono sistematicamente danneggiati dai clientelismi e dalle truffe nepotiste e familiste dei partiti? Non può. L’unica cosa che può fare con i movimenti è comprarseli. Ci vuole poi una gran faccia tosta per dire che l’Idv si preoccupa principalmente dell’unità del centrosinistra proprio nel momento in cui vanta come principale successo quello di Napoli dove l’Idv con De Magistris ha spaccato il centrosinistra e corso contro il Pd. Esattamente come a Cosenza e in tante altre città italiane, da Novara a Salsomaggiore. Per tacere poi della vergognosa opera di demolizione della giunta di centrosinistra che governa Ancona da parte dell’Idv locale. Circa i voti portati via dai grillini, in realtà il drenaggio verso M5S è avvenuto ormai da tempo, questa volta a portare via i voti all'Idv è stata soprattutto SeL, che come forza di governo del centrosinistra si sta dimostrando assai più affidabile e meno "piazzarola" di Idv. 

3)    Altra balla clamorosa è quella che l’Idv non sia un partito strutturato nel territorio, un partito “giovane” e ancora un po’ movimento. Questa è la litania che Di Pietro tira fuori quando perde. Quando raddoppia i voti invece, come nel 2009 parla così: “Siamo diventati davvero un grande partito con una brava classe dirigente che dobbiamo far crescere ancora di più”(Ansa 8.06.09). Si dà il caso infatti, che l’Idv in parlamento dopo la Lega sia il partito più antico, essendo stato fondato nel 1998. Se non è strutturato come dovrebbe intanto è perchè Tonino e Silvana hanno il braccino corto e non sganciano un euro per finanziare l’apertura dei circoli, e soprattutto perchè moltissimi militanti nel corso degli anni se ne sono andati disgustati dal clima da penitenziario che regna, dalle sopercherie e dai favoritismi, dalla mancanza di regole, dalle prepotenze, dagli insulti e dalle pubbliche umiliazioni ricevute. Di Pietro queste fughe non le ha subite ma le ha incentivate preda del suo capriccioso e mutevole umore, tipico dei tiranni che si stancano delle persone che lo adulano troppo ma soprattutto di quelle che non hanno alcuna intenzione di leccarlo. L’Idv va forte con il voto d’opinione? Pare di sentire quegli alunni un po’ somari che quando prendono quattro in matematica si consolano dicendo, “cosa vuoi, io sono più portato per l'italiano”. E’ vero che il voto di opinione incide di più alle politiche o alle europee, ma è altrettanto vero che a livello locale l’Idv non ha mai saputo selezionare una classe dirigente degna di questo nome o semplicemente facce spendibili. L’unica che aveva era quella di Luigi De Magistris che guarda caso nell’Idv ci sta con un piede dentro e uno fuori. In tutta Italia non c’è infatti un solo esempio di buon governo locale di cui sia protagonista l’Idv. L’unica cosa nella quale eccellono in questo partito è nel pretendere dal Pd assessorati e poltrone varie. Il problema è che Di Pietro non ha bisogno di una classe dirigente, a lui servono solo yes men e portaborse, gente che lo assecondi e non lo contraddica troppo.  

4)    Il massimo dell’ipocrisia però nell’Idv lo stanno raggiungendo quando cercano di intestarsi la vittoria di De Magistris. C’ha provato persino Massimo Donadi, il leader della destra liberista e confindustriale dell'Idv, che in passato si era distinto per aver accusato l’eurodeputato di essere un damerino che non sapeva che cosa fosse il duro lavoro di militanza, che non aveva nemmeno fatto la tessera, che si era  “montato la testa”, e che se continuava così poteva anche accomodarsi da un’altra parte. Ricordiamo che lo scorso dicembre, De Magistris è stato definito da 9 senatori dell’Idv, “infame, ricattatore, profittatore”, e questo solo per aver sollevato l’esistenza di una questione morale nel partito dopo il tradimento di Razzi e Scilipoti. Oggi è improvvisamente diventato il salvatore della patria. Tutti sanno che De Magistris ha dato all’Idv assai di più di quanto abbia ricevuto ma il vero problema è che da quando alle europee del 2009 ha osato superare nelle preferenze il rais del partito, viene guardato dai viscidi gerarchetti dipietristi come il nemico pubblico numero uno. Non c’è stato esecutivo nazionale in cui i numerosi rappresentanti della destra del partito non si siano esercitati in una pervicace opera di delegittimazione politica dell’ex pm che lo stesso Di Pietro con i suoi intimi chiama derisoriamente, “Why Not”. Fino al giorno prima della sua candidatura De Magistris era considerato dalla stragrande maggioranza dei vertici del partito più un problema che una risorsa e molti hanno salutato la scelta di Di Pietro di candidarlo come un’autentica liberazione, certi del suo fallimento. Il taglio improvviso dei finanziamenti inferto alla campagna elettorale dell’eurodeputato la dice lunga sul chiaroscurale rapporto tra l'Idv, Di Pietro e l'ex magistrato napoletano. La verità è che l’Idv ha un disperato bisogno di uno come l’eurodeputato mentre De Magistris ha dimostrato di non aver alcun bisogno dell’Idv, soprattutto di quello napoletano di Formisano&Marrazzo. E la sua autosufficienza in un partito dominato dal culto della personalità di Di Pietro dà parecchio fastidio. 

5)     Il voto amministrativo non è un voto politico serve solo per scegliere sindaci, mentre a noi interessa dare la spallata a Berlusconi con i referendum. Strano, solo due giorni prima del voto Massimo Donadi dichiarava: “i cittadini hanno l'unico potere per fermare la violenza e la tracotanza di questo presidente del Consiglio. Con il loro voto potranno scegliere, non solo i nuovi amministratori e sindaci, ma anche di ribellarsi allo strapotere mediatico arrogante e tracotante del premier”. (Ansa 13.05.11) Un cambiamento di prospettiva che assomiglia un po’ alla favola della volpe e l’uva. Che poi a un populista come Di Pietro possano piacere di più i referendum è perfettamente comprensibile. Intanto perché da vero uomo di destra l’ex pm non ha mai amato la babele dei partiti e i tanti “galli nel pollaio”, come direbbe lui stesso, e poi perché la semplificazione duale propria del quesito referendario è funzionale ad una forma mentis come quella di Di Pietro, che ama le contrapposizioni e i duelli, lo scontro epocale tra bene e male e che divide brutalmente la realtà in amico/nemico. Infine c’è un motivo ancora più semplice che spiega il tanto interesse di Di Pietro per i referendum del 12 giugno: se vincono i sì potrà reclamare la vittoria come una vittoria soprattutto sua, essendo stato l'unico che ha impostato i referendum non come quesiti su acqua, legittimo impedimento e nucleare ma direttamente come referendum su Berlusconi. Esattamente come il cavaliere ha fatto in occasione delle amministrative del 15 maggio. I due si sa, sono solo separati dalla nascita. 

 

Alberico Giostra

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Commenti
Paolo Surini 2011-06-06 12:45:24


Che non ti capita di leggere mi sembra evidente, come è evidente che non leggi dopo aver scritto.
Per motivi scaramantici, parliamo di referendum dopo il voto.
Ma almeno mettici la firma, io ho un nomo e cognome.
Scusate, ma ho preso un giorno di ferie perchè non voglio il nucleare. Quindi vi lascio alla tastiera, fuori c'è un mondo che deve essere informato.

ex idv nauseato da tonino 2011-06-05 18:55:39

ah, ah, ah, ah! come scappa il dipietrista laziale... il surimi al sapore di gambero fa un passo indietro e non sapendo più che dire si rifugia in minzolini, così visto che se ne occupa spesso travaglio sa che cosa deve pensare, di suo infatti il dipietrista laziale spara solo cazzate. io ho letto diversi editoriali di questo sito e non mi è mai capitato di leggere ostacoli ai referendum, anzi ho letto recentemente un elogio alla scelta di di pietro di attaccare e mettere in difficoltà Berlusconi. Poi quello che fa pena è leggere che secondo surimi a pochi giorni dal voto ogni persona intelligente sa che un referendum va depoliticizzato...si resta senza parole. questi sono gli effetti perversi del dipietrismo sul cervello (si fa per dire) dei militanti. Pur di giustificare le giravolte del loro capo si adattano a tutto, però prima di parlare aspettano a lungo per paura di dire qualcosa che non è più vero.

Paolo 2011-06-05 15:40:06

Ovviamente a qualche giorno dal voto ogni persona intelligente comprende che bisogna depoliticizzarlo. Io non lo faccio in questo spazio, visto che siamo in famiglia (neanche troppo allargata).
Comunque mi piace pensarti con la matita in mano a concrettizzare qualcosa che noi abbiamo fortemente voluto e che te (e quelli come te) hanno fortemente ostacolato.
Ti ho riscritto dopo tanto solo per ricordarti le tue previsioni (si farà un regalo a Bersluconi....) ma devo dire di essermi già annoiato.
Criticare Minzolini può avere un senso, prendere in giro Vellutino è veramente, come si dice a Roma, sparare sulla crocerossa.
Ciao

la redazione 2011-06-05 14:08:31

La falsificazione e la calunnia è il solo disperato modo che hanno i dipietristi per cercare di sopravvivere. Al membro del direttivo regionale Idv del Lazio che ha appena vergato queste sciocchezze ricordiamo che gli eventuali banner pubblicitari che appaiono su questo sito sono inseriti direttamente da Google Ad sense e la redazione non c'entra assolutamente nulla! Tanto è vero che spesso sono presenti anche pubblicità di riviste di Destra o dell'Udc. Anche l'ultimo degli internauti sa queste cose, per cui questo Surini o è un ignorante o è in malafede, scelga lui.

Per quanto riguarda gli editoriali che il tribuno.com farebbe sparire il povero dipietrista non si è accorto che i post che appaiono in alto sotto la testata spariscono automaticamente ogni volta che vengono cambiati perchè non esiste un sistema di memorizzazione a differenza degli editoriali veri e propri che sono tutti consultabili.

Per quanto riguarda il merito, ovvero i presunti cambiamenti, è davvero incredibile che questa accusa arrivi da un dipietrista, ovvero dal seguace di un leader politico che ha platealmente modificato la propria posizione: dapprima ha detto che i referendum erano l'arma finale contro Berlusconi, e i sì dovevano diventare un no al governo, poi di colpo, dopo la batosta elettorale del 15 maggio, ha preso a dire che si doveva votare solo per l'acqua e il nucleare o il legittimo impedimento e che era necessario deberlusconizzarli. Il tribuno. com in quel post che secondo il povero dipietrista sarebbe stato fatto sparire, si era limitato a dire esattamente questo: che non bisognava seguire la strada suicida della spallata a Berlusconi, ovvero esattamente quello che sta dicendo adesso Di Pietro. E parlavamo, si badi bene, prima del disastro di Fukushima!

Infine sui pochi lettori del Tribuno.com diciamo solo che saranno sicuramente pochi ma che presto saranno di più degli elettori dell'Idv.

paolo Surini 2011-06-04 14:27:07

Cari lettori (pochi) e amici goistrai, dovete sapere che il guru ogni tanto pubblica delle cose e poi come per magia le fa sparire. In diversi editoriali, infatti, suggeriva al PD di non seguire Idv in una perdente campagna referendaria che avrebbe avuto il solo risultato di favorire il Cavaliere.
Evidentemente oggi ha cambiato idea a tal punto di mettere un banner (a pagamento?) del Pd per quattro sì.
Evidentemente la GIOSTRA gira

Eduardo Rina 2011-05-27 12:36:48

Niente da aggiungere. Complimenti!

Veronica 2011-05-23 22:06:03

Godo!

fiorenza calonici 2011-05-22 07:50:24

Analisi perfetta, caro Alberico .La sottoscrivo.

Anna C. 2011-05-20 23:13:25

.
Ottimo articolo.
.

 

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