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Alberico Giostra 15 Maggio 2011
MI RACCOMANDO: NON VOTATE IDV.

Come sta affrontando queste elezioni amministrative l’Idv? Male, molto male e soprattutto in modo anonimo. Se non ci fosse stata la candidatura di Luigi De Magistris a Napoli, del partito dei presunti valori non ci saremmo neanche accorti. E’ un bene o un male? Sicuramente un bene. In primo luogo per il centrosinistra che dall’Idv ha da aspettarsi solo problemi, e in secondo luogo per lo stesso Di Pietro che deve rieducare la sua straripante e invadente personalità a rientrare nei ranghi di un partitino del 4%, partitino al quale invece il conformismo e la pigrizia di autori e conduttori, attirati dai toni istrionici dell’ex pm, hanno concesso in tv uno spazio addirittura superiore a quello di Bersani e del Pd. 

Ma proprio quanto è accaduto in questo ultimo lasso di tempo ci conferma che Di Pietro e l’Idv non cambieranno mai. In Ancona ad esempio sta facendo cadere la giunta di centrosinistra in carica da meno di due anni con il concorso del Pdl e dell’Udc. A Macerata appoggia la candidatura a presidente della provincia di un ex Pdl, insieme ancora all’Udc e purtroppo al Pd. E sempre per le provinciali maceratesi, nel collegio di San Severino, David Favia ha candidato nell'Idv, Giovanni Tagliolini, appena uscito dal Pdl. A Piano di Sorrento il partito di Di Pietro alle comunali è alleato con il centrodestra. A Casandrino, feudo di Nicola Marrazzo, è alleato del tanto deprecato terzo polo. A Foggia commissario cittadino dopo l’ennesima fuga, è stato nominato un ex Udeur. A Novara candidato sindaco Idv è un ex Dc, An, Udeur. A Sciacca, patria del potente Ignazio Messina, l’Idv ricicla Pippo Turco, un ex sindaco della vecchia Dc manniniana, già acerrima nemica della Rete di Leoluca Orlando, l’ex incendiario da tempo “pompierizzatosi”.  

C’è poi il capitolo “giudiziario”. A Savona i dipietristi non hanno saputo trovare di meglio che candidare capolista alle comunali Rosario Tuvè, un tempo teardiano e militante Psdi, che ha patteggiato una condanna per aver raccolto firme elettorali false e che è stato protagonista di una famosa gaffe: le proteste contro la piazza intitolata a Guido Rossa, del quale non gli piaceva il colore del cognome. Anche a Salerno la candidata sindaco dell’Idv ha riportato una condanna per firme false. E nella cittadina campana, è andata in scena l’ennesima figuraccia del leader regionale, Nello Formisano che, da par suo aveva già annunciato che avrebbe appoggiato Vincenzo De Luca al ballottaggio, venendo smentito da Di Pietro. 

In Sardegna, dove la magistratura ha giustamente respinto l’arrogante iniziativa del coordinatore Federico Palomba che pretendeva di impedire ai ragazzi dell’Italia dei veri valori di usare la parola “valori”, sta per essere richiesto il rinvio a giudizio per peculato di Giommaria Uggias, l’europarlamentare Idv che, anziché essere sospeso, è stato candidato capolista a Olbia. A Tolentino, nelle Marche, i cittadini si sono visti recapitare a casa un periodico di una società comunale con allegati materiali elettorali dell'Idv. A capo dell'azienda e del periodico c'è una signora che da tempo milita nell'Idv. Strenuamente difesa dal leader regionale David Favia, si è giustificata dicendo che bisogna capire chi è stato a spedire le buste (a Tolentino l'Idv fa propaganda a sua insaputa) e che anche altri partiti hanno fatto la stessa cosa. 

A Treviso, dove è scoppiata una rivolta contro il coordinatore locale Gianluca Maschera, si è scoperto che quest’ultimo, per dieci anni nella Lega Nord, ha un’attività commerciale nell’aeroporto cittadino e guarda caso non ha voluto che l’Idv appoggiasse la battaglia degli ambientalisti e dei comitati contro l’ampliamento dello scalo. Conflitto d’interessi? Ma quando mai! I conflitti d’interessi sono solo quelli degli altri. Maschera è stato difeso a spada tratta da Gennaro Marotta e da Massimo Donadi, il colonnello dipietrista che, nonostante il tanto declamato liberalismo e garantismo, ha represso la rivolta trevigiana con espulsioni e sospensioni. A proposito di fughe, resta viva l’eco di quella di Nicola Tranfaglia, il prestigioso storico messo alle porte dalla ditta Tonino&Silvana solo perché si è permesso di chiedere un rimborso alle spese che sosteneva per la sua attività culturale nel partito. Di Pietro quando sente la parola cultura non mette certo mano al portafogli, semmai al telecomando. E cambia canale o sopprime il dipartimento. 

D’altra parte che i soldi siano da sempre il “punctum dolens” dell’ex eroe di mani pulite e del suo partito lo prova la storia di Igina Campus, l’addetta stampa dell’Idv sardo, che per quattro anni ha lavorato per 700 euro al mese in nero e che quando ha chiesto un contratto regolare, è stata messa alla porta. Quanti nel partito delle regole e della trasparenza sono nelle condizioni della Campus? Questo insieme di fenomeni chiaramente degenerativi accade in un partito che non riunisce il suo esecutivo da gennaio, che non riesce più a raccogliere iscritti e a mettere insieme liste elettorali decenti con persone residenti almeno nella città in cui si vota, se non altro per votare loro stessi. Se infatti finora il fenomeno delle truppe cammellate era stato limitato ai farseschi congressi, adesso il metodo è stato esteso anche alla composizione delle liste elettorali.  

Consapevole della grave crisi del suo partito, Di Pietro ha giocato la carta De Magistris. Molti hanno pensato che in questo modo l’ex pm volesse liberarsi del suo pericoloso antagonista imponendogli una “mission impossible”, ma si tratta di un’interpretazione sbagliata. Di Pietro ha candidato “Why Not”, come lo chiama con intento blandamente denigratorio, semmai per il motivo opposto, per cercare di ricostruirsi un’immagine a sinistra dopo la catastrofe provocata da Razzi e Scilipoti. Perché per quanto la sinistra gli faccia schifo, Di Pietro sa benissimo che se vuole pescare ancora qualche voto ed evitare di scomparire del tutto non può che continuare a razzolare da quelle parti. Ma soprattutto sa che per detergere dal suo volto gli schizzi di fango ricevuti il 14 dicembre scorso dai suoi ex deputati passati col nemico, deve a tutti i costi rilanciare la sua immagine tradizionale di strenuo oppositore del centrodestra ma anche del centrosinistra. E in questo senso a Napoli con il suo eurodeputato ha trovato una situazione ideale, viste le pietose condizioni in cui versano i progressisti  dopo il ventennio bassoliniano. 

Ovviamente è tutto falso, Di Pietro e il suo colonnello locale, Formisano, sono molto peggio di Bassolino e del Pd, e soprattutto non sopportano affatto De Magistris e le sue idee, troppo avanzate e di sinistra per essere digerite da un partito che annovera tra i suoi intoccabili feudatari, l’ex Dc, Nicola Marrazzo. Noi continuiamo a chiedere da tempo: ma che c’azzeccano Marrazzo e De Magistris? Niente, assolutamente niente. Tanto è vero che l’ex pm ha fatto una lista tutta sua, che ha avuto zero aiuti dalla premiata ditta Formisano&Marrazzo e che alla fine anche Di Pietro allarmato dall’eccessiva autonomia mostrata in campagna elettorale da De Magistris, ha provveduto a tagliargli i fondi. La morale è solo una: non votate Italia dei valori. E’ un voto perso, un voto dato ad un partito che, grazie a dio, non c’è più. Se ne è accorto persino Marco Travaglio, che di voti all’Idv gliene ha dati parecchi e che parecchi gliene ha procurati. A Torino voterà per il movimento 5 Stelle. Meglio tardi che mai. 

Alberico Giostra

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