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Elio Veltri 21 Giugno 2011
DIALOGO TRA BOSSI E MARONI AL BAR DELLO SPORT DI GEMONIO.

Il giorno prima di Pontida Bossi convoca Bobo Maroni al bar Sport di Gemonio per comunicazioni urgenti. Questo è il colloquio registrato, tradotto in italiano dal dialetto di Gemonio, slang del dialetto del Varesotto:


Umberto: ciao, vuoi un caffè?

Bobo: no grazie, l’ho appena preso

Umberto: meglio perchè siamo al risparmio

Bobo: mi sono scapicollato perchè ero appena tornato da Roma Ladrona

Umberto: ah, ah, ah,  (e ride compiaciuto)

Bobo: c’è qualche novità che mi devi dire?

Umberto: nessuna novità. Lo sai che il Capo mi tiene per le palle e sai bene anche i motivi. Ma la nostra gente è incazzata e se non troviamo qualche novità da raccontargli prendendo anche qualche impegno sulle date le palle ce le tagliano quelli con la camicia verde.

Bobo: hai pensato a qualche cosa di nuovo? Io penso che...(ma viene interrotto dall’Umberto

Umberto) Bobo, qui l’unico che pensa sono io

Bobo: lo so, ma... volevo dirti che le tasse... il federalismo, i vu’ cumprà...

Umberto: lascia perdere 'ste robe. L’abbiamo ripetute fino alla noia e ci siamo presi solo calci nelle balle

Bobo: e allora...?

Umberto:  allora per la nostra gente ho pensato che bisogna dargli un osso con un pò di carne attaccata e anche le scadenze con le date

Bobo: Capo, ne sai una più del diavolo, sono ansioso, dimmi la novità

Umberto: gli diciamo che noi pretendiamo due grandi ministeri uno a Milano e l’altro a Monza e che se il miliardario non molla perchè si caga addosso lo molliamo noi

Bobo: ma i ministeri ce li abbiamo già...

Umberto: ma che cazzo dici. Qui assumiamo centinaia di persone della nostra gente

Bobo: mah! E il debito pubblico e Tremonti e quegli stronzi dell’Europa

Umberto: E chi se ne fotte, o Giulio marcia o la facciamo marciare a calci nel culo

Bobo: va bene, va bene, io pensavo a qualche riforma per il paese...

Umberto: Bobo, a forza di stare a Roma nel ministero ti sei rincoglionito. A noi interessa dimostrare alla nostra gente che abbiamo le palle e poi si vedrà. Tu magari alla fine del mio discorso prendi la parola e li saluti con un Viva la Padania Libera

Bobo: capo sei davvero un fenomeno. Hai una fantasia straordinaria, nonostante...

Umberto: nonostante che..cosa vuoi dire

Bobo: nonostante la birra che non è delle migliori e nonostante ti manchi il sigaro

Umberto: ah! Pensavo ad altro. Ma tu sei sempre il mio fedelissimo e perciò pensavo male

Bobo: Umberto anche se dicono che sono il tuo successore non credere una parola di quello che dicono.Sono sempre il tuo fedelissimo. Il tuo successore è il Trota che diventerà, quando tu lo vorrai, il nostro Capo

Umberto: lo sapevo che potevo contare su di te.

 

Il colloquio tra i due Statisti termina qui. A Pontida il giorno dopo è andata come avevano deciso. Ma pare che la più grande riforma strutturale del paese e cioè il trasferimento dei due ministeri non passi perchè il Quirinale non vuole sentirne parlare. E la Lega? Voterà la fiducia al governo perchè Roma Ladrona gli piace tanto.

Quanto al grido liberatorio di Viva la Padania Libera di Bobo Maroni, un giornalista americano presente a Pontida ha chiesto se quel signore è lo stesso Maroni Bobo che fa il ministro dell’interno al Viminale di Roma Ladrona. E avendo avuto conferma che si tratta della stessa persona ha esclamato: ”Ma che cazzo di paese è questo. Il ministro dell’interno urla come se fosse un patriota in clandestinità che si batte da tempo per l’autonomia della sua terra. Negli altri paesi per le stesse ragioni si va in galera o al massimo si conduce una battaglia politica con gli strumenti della democrazia. Ma al patriota mai verrebbe in mente di far parte del governo del paese. Anche perchè nessuno nominerebbe un ministro che ha come progetto la secessione dal paese”. Il giornalista americano parlava di paesi normali e di grandi ideali. A quel punto un militante in camicia verde è intervenuto: ”Ma che cazzo c’entriamo noi con l’America. Noi non vogliamo forestieri. Perciò gira i tacchi e va’ a ca’ tua”. Fine della storia. 


Elio Veltri

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