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Alberico Giostra 23 Giugno 2011
LA PREMIATA DITTA SILVIO&TONINO.
L’unica cosa che non dovete fare è meravigliarvi. Perchè non c’è nulla di incredibile nel fatto che Antonio Di Pietro confabuli per una decina di minuti alla Camera con Silvio Berlusconi. Come non c’è assolutamente nulla di nuovo nel fatto che l’ex pm attacchi i suoi alleati dell’opposizione e che dica che lui con la “sinistra” non vuole essere confuso. L’unica cosa strana semmai è stato pensare in questi anni che Di Pietro rappresentasse l’unica opposizione a Berlusconi, come hanno sostenuto fino a poche ore fa Travaglio e gli amici del “Fatto quotidiano”. 

L’altro errore che non dovete commettere è pensare che tutto ciò sia effetto della cosiddetta svolta, ovvero la nascita del fantomatico Idv 2. Perché in realtà Di Pietro è come se avesse da sempre confabulato con Berlusconi. Da quando Silvio è sceso in politica Tonino non fa altro che dialogare con lui. E’ la sua unica e più grande passione. Ha cominciato quando attraverso il suo amico Cesare Previti (sì, proprio così, erano amici) ricevette l’offerta da Silvio di fare il ministro dell’Interno, offerta che Tonino stava per accettare se solo non fosse intervenuto Borrelli avvertito da Scalfaro. E ha continuato anche dopo quel 18 febbraio 1995, quando incontrò il cavaliere ad Arcore, ricevendo da lui in offerta la direzione dei servizi segreti, il comando della Polizia, quello del Sis, la poltrona di numero due di Forza Italia e quant’altro. 

Di Pietro quel giorno era andato a dire al suo acerrimo amico che i suoi ex colleghi del pool di Milano avevano sbagliato a recapitargli il famoso invito a comparire al G7 di Napoli, che lui non era d'accordo con loro. D’altra parte proprio in quei giorni Tonino confidava al suo amico Elio Veltri che per lui Berlusconi era un perseguitato dalla magistratura. Era il periodo in cui Di Pietro traccheggiava tra destra e sinistra, era legatissimo all’ex repubblichino Tremaglia, incontrava Fini, sosteneva che agli immigrati che delinquono bisognava tagliare gli attributi, e sparava a zero sui magistrati che scioperavano. 

Poi quei geni della politica di Marini, D’Alema e Prodi, l’hanno cooptato nel centrosinistra, prima con una poltrona di ministro, quindi con un seggio al senato. Ma Di Pietro nel suo piccolo non era cambiato di una virgola da quando votava Msi o nel ’94, Forza Italia. Del tutto privo di idee politiche, il rais molisano è un vero e proprio alter ego di Berlusconi. Condivide con lui l’ideale di una società iperliberista di individui dominati da un belluino ed egoistico istinto proprietario e ispirati da un principio meramente estetico di ordine collettivo. Di Pietro ammira sinceramente il Berlusconi imprenditore e se potesse dire quello che pensa veramente di lui parlerebbe come Sallusti o Maurizio Lupi. Per Tonino uno che “tira su” un quartiere come Milano 2, e crea un impero televisivo è da ammirare. Tanto è vero che appena diventato ministro delle infrastrutture nel 2006, come prima cosa si è prodotto in uno sperticato elogio della legge obiettivo del governo Berlusconi. Come seconda ha stretto un accordo con Formigoni per fare la Bre-be-mi, piazzando due suoi accoliti nel cda. Come terza ha stretto un altro accordo con un altro governatore di Forza Italia, Michele Iorio, per fare finta di costruire l'autostrada del Molise, piazzando anche in questo caso due suoi uomini nel cda, uno dei quali veniva da Forza Italia. E potremmo continuare. 

In fondo l’unico impiccio per Di Pietro è stato Mani Pulite. Essendogli capitato in sorte di diventare famoso con quei maledetti processi ai politici corrotti, è rimasto prigioniero del suo mito e pur avendo tentato di farlo, ha capito che sbarazzarsi dell’ingombrante immagine di eroe della legalità in fondo non gli conveniva, per cui, grazie alla tendenza della gente a guardare il dito anzichè la luna, ha potuto continuare a recitare la parte fino ai nostri giorni. Hai voglia a ricordare che cosa era stato Di Pietro prima di conoscere Borrelli e Colombo, che accanito frequentatore della “Milano da Bere” socialista fosse stato, che razza di amici avesse avuto, Gorrini, D’Adamo, Pillitteri, Rea, Redaelli, Fossati Radice, Fumagalli Carulli. Niente da fare: la gente, aiutata dai maldestri tentativi di Berlusconi di danneggiarlo pagando dei falsari, voleva continuare a tutti i costi a credere all'icona del Di Pietro giustiziere. Poi è arrivato l'Idv e con la sua creatura Tonino ha compiuto un vero miracolo: è riuscito nel suo disegno di seppellire Mani Pulite facendo credere di esserne l'unico, vero, autentico continuatore. Un capolavoro. 

E’ con l’Idv infatti che Di Pietro ha potuto sfogare i suoi antichi istinti anticomunisti, danneggiando il centrosinistra, facendo vincere le elezioni al cavaliere nel 2001 e regalandogli altri anni di bivacco al potere con i suoi transfughi, Scilipoti, Razzi, Porfidia e Misiti. Se poi ci mettete che l’Idv è la copia conforme di Forza Italia, del Pdl, o della Lega, che più che partiti sono delle S.p.a. finanziate con soldi pubblici dove non è nemmeno necessario ricorrere ai patti di sindacato per buggerare gli azionisti, dove conta solo quello che dice il padrone e dove impera la piaggeria e il servilismo, ecco che la truffa del dipietrismo come unica opposizione al berlusconismo è servita. 

Per quanto riguarda l’attacco agli alleati dell’opposizione abbiamo appena finito di bacchettare l’apertura di credito da parte di Enrico Letta che ha parlato dell’Idv come un partito ormai affidabile e moderato, e non immaginavamo che sarebbe arrivata così presto la conferma della giustezza dei nostri avvertimenti. La verità è che nonostante voglia sempre stupire e attirare su di sé l’attenzione dei media con qualche trovata, Di Pietro si ripete e sta diventando davvero noioso. Sarà almeno la centesima volta che aggredisce gli alleati accusandoli di non convocare dei vertici per parlare di programmi. Leggetevi le cronache del 2003, del 2004 o del 2005. 

Perché lo fa? Intanto per mascherare la sua di vuotaggine programmatica, l’orrore congenito che ha per i vertici di coalizione, per le lungaggini “democratiche”, per quelli che con il suo amico Berlusconi, chiamerebbe i riti del “teatrino della politica”. Insomma come al solito recita. Poi perché con questi attacchi pubblici vuole preparare il terreno ad altri possibili tradimenti e sgambetti ai suoi alleati, quando, inventandosi un pretesto qualsiasi, potrà dire: “io vi avevo avvertito, se avessimo scritto un programma vero e proprio, se avessimo fatto delle vere riunioni di coalizione, se avessimo parlato di quello che dovevamo fare prima delle primarie e non dopo”, e via strumentalizzando, “non sarei stato costretto” eccetera, eccetera. 

In questo Di Pietro è tale e quale ad un altro “sfasciacarrozze” della politica, Clemente Mastella. Di riunioni e di incontri con gli alleati ne faceva a bizzeffe e ciononostante continuava a chiederli, poi quando venivano convocati trovava sempre delle scuse per non andare. Così si faceva notare di più. Che genere di “mastellata” ci sta preparando Tonino con i suoi attacchi a Vendola, l’odiato intellettuale di sinistra che parla bene, e con i suoi avvertimenti al Pd? Beh, è semplice: il salto di campo nel centrodestra una volta che Silvio non ci sarà più. Quell’immagine dei due che parlano insieme alla Camera è quanto di più profetico ci sia. Il problema è solo uno: farlo capire a Bersani, Letta, Vendola e Ferrero che continuano a pensare di allearsi con il leader dell'Idv. E’ questa l’impresa davvero titanica da compiere e per riuscirci ci possono dare una mano solo gli elettori di sinistra. Perché dopo 17 anni di truffe politiche è chiaro a tutti che solo una sinistra forte può liberarci della premiata ditta Silvio&Tonino.     








Alberico Giostra

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Commenti
Anna R.G. Rivelli 2011-06-23 23:06:21

Di Pietro cerca di affrettare le "nozze" con Bersani... teme di essere abbandonato dopo essere stato sedotto dal centrosinistra... ma nel contempo non disdegna altri corteggiamenti... lo vedrei bene nei Responsabili!

enrico della gatta 2011-06-23 20:41:51

Caro Giostra, condivido pienamente il contenuto di questo articolo e mi permetto di aggiungere solo che la vera sinistra, credo, non abbia mai creduto in IdV e mai crederà nel suo leader. Ritengo che l'agitarsi di Di Pietro sia dovuto al fatto che nessuno della Sinistra vera o non lo chiami per allearsi con lui e tanto meno con IdV, anche per coloro che ci militano: De Magistris a Napoli ha rappresentato un ripiego del ballottaggio perchè le primarie del SEL avavano detto no, ecco perchè, secondo me, potrebbero lasciarlo fallire.

Eduardo Rina 2011-06-23 19:25:37

Splendido e illuminante editoriale... chapeaux!!

 

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