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News by Dire
28 Giugno 2011
TONINO QUO VADIS? LA LETTERA DEL POPOLO VIOLA A DI PIETRO E LA RISPOSTA DEL RAIS MOLISANO: L'APOTEOSI DEL "MA ANCHE".

Lettera aperta ad Antonio di Pietro

Caro onorevole Di Pietro, abbiamo scelto di rivolgerci a lei con la formula della lettera aperta perché detestiamo il gossip e il fango alle spalle e amiamo invece dire le cose in faccia, discutere apertamente. Premesso che non ce ne frega niente del colloquio privato tra lei e Berlusconi tra i banchi di Montecitorio anche se, va ammesso, è un’immagine che suscita un po’ di stupore tra chi in questi due anni non ha fatto altro che gridare, anche assieme a lei, “Berlusconi dimissioni” o “Via la mafia dallo stato”. Ma ripetiamo: non è importante. Quello di cui occorre discutere è semmai la svolta politica che lei sta imprimendo al suo partito negli ultimi giorni. Che vuol dire, per esempio, basta piazza si passa alla proposta per l’alternativa. Non abbiamo forse detto, in questi ultimi due anni, che il nostro Paese vive un’anomalia democratica e che per sanare questa anomalia occorre mandare a casa il suo interprete massimo e cioè lo “stupratore della democrazia”? Non abbiamo forse detto che la protesta ha un valore costituente in un Paese in cui (così come nel fascismo) vengono scardinati i principi chiave del patto di convivenza civile come quello, per esempio, che sancisce l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge? Cos’è cambiato? Berlusconi è ancora lì nonostante la richiesta di dimissioni sia oggi sostenuta dalla maggioranza dei cittadini come dimostrano le ultime amministrative e gli esiti del referendum. Sì, perché a volerli leggere onestamente i risultati delle amministrative e del referendum (anche grazie a Berlusconi) contengono un giudizio politico sul governo e sulla sua visione strategica su questioni decisive: dal nucleare, ai beni comuni alla giustizia. E giusto oggi che Berlusconi non gode più del consenso della maggioranza degli italiani, che è costretto a pagare parlamentari (qualcuno anche proveniente dal suo partito) per tenere in piedi questa maggioranza parlamentare noi dovremmo rimettere i remi in barca e rinunciare a chiederne le dimissioni? Perché? Quale oscuro vantaggio tattico dovrebbe spingerci ad abbassare la guardia nel momento stesso in cui questo governo balneare si appresta a rimettere le mani sulle intercettazioni già nel mese di luglio? Nel momento in cui il disprezzo di questo governo per i giovani (l’Italia peggiore) ha raggiunto livelli intollerabili? Le espressioni di Brunetta e Stracquadanio contro i precari e i disoccupati sono il frutto di un clima di impunità politica dentro il quale agiscono questi personaggi. Possono dire e fare quello che vogliono, sputare sulla testa dei cittadini senza che vengano mai messi in discussione. Le avevamo chiesto, con una petizione che ha raccolto migliaia di firme, di presentare mozione di sfiducia individuale nei confronti di Brunetta. Un atto politico doveroso al di là degli esiti. Ma niente, nessuna risposta.

E infine, onorevole Di Pietro, con la stessa franchezza con cui ci si rivolge ad un amico vorremmo dirle che non riusciamo proprio a credere alla risposta che abbiamo letto oggi nel Corriere della Sera a proposito del “popolo della rete”, lo stesso popolo che con tanta generosità, nella rete e nelle piazze, ha contribuito in questi ultimi anni a risvegliare la coscienza del Paese. Non crediamo che siano sue queste parole nei confronti di chi, sul web, le ha mosso qualche critica: “In Rete si trova di tutto. La gente seria capirà. Io ora mi rivolgo ai lettori del Corriere”. Non ci aspettiamo una risposta a questa lettera, sarebbe già tanto se servisse, assieme alle migliaia di appelli che tanti suoi sostenitori le recapitano ogni giorno in bacheca, ad offrirle uno spunto di riflessione.

Massimo Malerba – Franz Mannino


ED ECCO LA RISPOSTA DI DI PIETRO: 


Cari amici Viola,
vi ringrazio del confronto franco e trasparente che mi consentite di aprire, grazie alla lettera aperta che mi avete indirizzato dal vostro sito.
Innanzitutto voglio tranquillizzare voi e tutto il popolo della Rete:io ho il massimo rispetto di quello che state facendo e credo che il vostro contributo sia stato e sará fondamentale per cancellare il berlusconismo in Italia.
Sapete bene che noi dell’Italia dei Valori siamo stati sempre al vostro fianco e accanto ai giovani precari, alle donne indignate, ai lavoratori della scuola e a coloro che in questi mesi sono scesi in piazza per protestare a difesa dei loro diritti.
A questo proposito ho letto e apprezzato la vostra richiesta di sfiduciare individualmente il ministro Brunetta per le sue affermazioni su precari e disoccupati: sono convinto anche io che lui rappresenti la parte peggiore dell’Italia, ma l’azione che voi chiedete deve essere approvata dalla maggioranza dei parlamentari e noi siamo solo 22 deputati e 12 senatori. Comunque stiamo valutando con il resto dell’opposizione una azione condivisa. Vi terró informati.
Voi dite di non capire perché proprio oggi si dovrebbe rinunciare a chiedere le dimissioni di Berlusconi. E chi ci rinuncia? Io gliele ho chieste anche direttamente, in quel famoso colloquio che ha scandalizzato tanti. Però con questo Parlamento comprato e venduto mi pare difficile che quella richiesta venga esaudita.
Per una coalizione seria, che vuole governare il paese e non solo impedire che lo malgoverni qualcun altro, e per un partito come l’IdV, che ambisce a non essere solo la prima linea dell’antiberlusconismo ma anche a dare il suo contributo alla ricostruzione dell’Italia, non mi pare una buona idea passare i prossimi due anni solo a urlare inutilmente che Berlusconi si deve dimettere. Mi sembra più utile e più serio spenderli preparandoci alla sfida difficile che arriverà dopo quelle dimissioni.
Ma vi voglio rassicurare soprattutto sul fatto che, per noi, essere partito popolare e di massa non è ad excludendum ma piuttosto - permettetemi il dipietrese - ad includendum. Questo vuol dire che non abbandoneremo mai i temi che ci hanno guidato fin qui: risoluzione del conflitto di interessi, nuova legge elettorale, una giustizia per tutti, la difesa dei beni comuni, la diffusione delle energie rinnovabili e – soprattutto – la difesa delle libertá digitali e contro i bavagli ai giudici e alla stampa.
Del resto non abbiamo mai nascosto le nostre origini liberaldemocratiche ed è da queste che noi ripartiremo con l’Idv 2 per presentarci come forza non ideologica ma riformista e democratica.
Comunque sia, tutto il percorso che ci porterá agli Stati generali di ottobre sará democratico e fortemente partecipativo. Con il coinvolgimento dei movimenti e delle associazioni con le quali abbiamo collaborato in tutti questi anni e con la massima trasparenza, visto che utilizzeremo il web per raccogliere in questi mesi opinioni e per creare un vero dibattito che tenga conto dell’apporto della Rete: un punto di riferimento irrinunciabile per noi dell’Idv. E anche per la democrazia sostanziale che il berlusconismo ha demolito e che noi dovremo ricostruire, adeguandola alla modernità: cioè alle immense possibilità di partecipazione diretta che la Rete ci offre.













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