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Alberico Giostra 15 Luglio 2011
ODDIO, WALTER E TONINO DI NUOVO INSIEME!

Adesso cominciamo a capire in che consista la presunta svolta dell’Idv 2: nella politica delle mani libere, quella che Antonio Di Pietro predilige. L’ex eroe di mani pulite un giorno si fa vedere a braccetto con il suo amico Veltroni, e un altro stringe un’intesa con Gianfranco Fini. Per poter condurre senza problemi questa strategia piratesca era ovvio che il rais molisano dovesse ricollocarsi immaginariamente al centro, il luogo dove per tradizione è possibile ogni più losco trasformismo,  e dove i più plateali gesti opportunistici vengono giustificati come “scelte responsabili”.

Non che il centro Di Pietro lo avesse mai abbandonato per la verità, ma è ovvio che avvertendo del falso movimento l’opinione pubblica e spacciandolo come  notizia, avrebbe potuto godere di una ulteriore libertà di manovra, l’unica cosa che interessi davvero Tonino. Lui in effetti sembra l’erede politico della casa delle libertà vista da Corrado Guzzanti: “noi facciamo quel c… che ci pare”. E’ questo infatti l’unico ideale politico dell’ex pm, menare dove si può, a destra come a sinistra, rastrellare voti dove si rendono disponibili, raccattare candidati in uscita da qualsivoglia partito e con qualsivoglia storia purchè ben dotati in fatto di voti e tessere. E fare quel c… che gli pare a Tonino non è difficile perché nel partito i suoi curvilinei e tremebondi colonnelli, compresi quelli che cantano la necessità di una rivoluzione liberale, pur di non perdere le poltrone si adeguano a tutto.

Continuare a fare tutto ciò restando a sinistra per il rais molisano cominciava a diventare difficile, non solo per la concorrenza di Vendola, ma perché l’afflosciamento di Berlusconi, aprendo al centrosinistra la prospettiva di andare al governo, ha costretto Di Pietro a ridisegnarsi rapidamente come forza presunta responsabile onde evitare di restare tagliato fuori da chance ministeriali. L’altro aspetto della finta svolta dell’Idv 2 è l’offensiva contro il Pd. Anche qui siamo di fronte ad un’altra falsa novità. Di Pietro da quando è entrato in politica non fa altro che attaccare gli alleati, soprattutto quelli di sinistra. Se poi sono “grossi” come il Pds-Ds-Pd, allora proprio non li può vedere.

In questo senso ha cominciato appena è entrato a palazzo Madama grazie  ai voti della Toscana “rossa”, quando con l’arroganza che lo contraddistingue pretendeva che, essendo stato eletto lui per l’Ulivo, al senato ci fosse un gruppo di senatori dell’Ulivo. Come dire, sono arrivato io e qui le cose devono cambiare. E in effetti l’anno dopo ha fondato l’Idv. Ecco che cosa intendeva per gruppo dell’Ulivo. Poi per tre anni proseguì a segare l’albero sul quale era stato generosamente ospitato, vagheggiando un polo di centro nonostante si professasse bipolarista e bipartitista, attaccando il Pds e D’Alema sul caso del miliardo portato da Carlo Sama a Botteghe Oscure, un caso sul quale aveva indagato come magistrato e che avrebbe dovuto per decenza non strumentalizzare da politico, e infine correndo da solo alle politiche del 2001 e regalando la vittoria a Berlusconi.

In questi giorni stessa solfa. Alla Camera per farsi notare 
dai giornali ha presentato un emendamento alla manovra per eliminare le province. Un’iniziativa poco più che simbolica visto che per eliminarle bisogna modificare la costituzione, ma molto utile per mettere in difficoltà il Pd che sull’argomento ha presentato una proposta di legge decisamente più articolata e seria. Ma tant’è, l’operazione  essendo furbesca è riuscita perfettamente e il rais molisano è passato ancora una volta come il nemico degli odiosi privilegi della casta nel momento in cui il palazzo chiede alla gente corposi sacrifici per raddrizzare la barca Italia pericolosamente inclinata su un fianco.

Ad aiutare Tonino nelle sue demagogiche battaglie è come al solito il “suo organo di partito”, Il Fatto Quotidiano. Il giornale di Padellaro, sicuramente all’insaputa del leader Idv, da giorni sta cercando di far credere alla gente che tagliando i costi della politica l’Italia avrà risolto ogni problema e sta ingenerando una sconsiderata confusione quando mescola il giusto sdegno per le mancate dimissioni del ministro Romano imputato di mafia con l’altrettanto giusto risentimento contro una manovra classista e soprattutto inutile. Un’operazione qualunquista e di destra. E’ ovvio che i costi della politica vadano ridotti e di parecchio, ad esempio eliminando privilegi che ripugnano davvero, come quello che attribuisce ai parlamentari un vitalizio di 3000 euro al mese dopo soli 5 anni di versamenti. Ma dovrebbe essere altrettanto ovvio che tagliando quei privilegi non si saranno nemmeno scalfiti i problemi che si trova ad affrontare l'Italia e in generale il mondo capitalistico. 

La demagogia de Il Fatto e dei dipietristi consiste nel tenere nascosto alla gente questo piccolo dettaglio al solo scopo di strumentalizzare legittimi risentimenti, vendere qualche copia in più e raccattare una manciata di voti magari anche di quegli elettori del Pdl che hanno improvvisamente scoperto che nel partito di Berlusconi, ma guarda un pò, ci sono ladri e mafiosi e per questo si sentono improvvisamente traditi. Che si tratti di umori di destra quelli che coltiva il quotidiano di Padellaro lo si capisce auscultando i borborigmi del popolo "azzurro", nella cui pancia in questi giorni sta montando un livore antipolitico e anticasta per i mancati tagli ai costi della politica, che ricorda il '92. 

Questa volta state attenti a non cascarci. Non commettete l'errore di abbracciare in un empito forcaiolo e finto palingenetico i berlusconiani pentiti di oggi come ieri avete commesso l'errore di abbracciare democristiani in crisi di identità e in cerca di nuove verginità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: da quell' aborto di rivoluzione conservatrice abbiamo avuto conservati soprattutto i difetti della prima repubblica ma non i pochi pregi che aveva.  E come eredità gli osceni partiti autocratici, Forza Italia/Pdl, Lega e Idv, dove i vecchi Dc/Psi/Psdi sguazzano a loro agio. 

Semmai i colleghi de Il Fatto dovrebbero chiedere al loro riferimento politico, Antonio Di Pietro, come mai nel 2009 abbia preteso di avere un posto di segretario di aula al senato, dopo averlo rifiutato un anno prima, costringendo maggioranza e opposizione a modificare lo statuto per portare a 8 il numero dei segretari, con un aggravio di spesa di 600 mila euro l’anno. Tanto per la cronaca, i segretari di aula hanno diritto ad un’indennità, ad un ufficio con segretaria e a tre assistenti. Per fare che? Mah! A svolgere questo decisivo compito per la democrazia italiana Di Pietro ha piazzato un dentista di Castellammare di Stabia, già esponente dell’Udeur di Mastella, il quale ha a sua volta sistemato tra gli assistenti, il figlio dell’ex tesoriere dell’Udeur. 

E poi i colleghi de Il Fatto dovrebbero chiedersi, se proprio non se la sentono di fare questa domanda al loro leader: perchè laddove può l'Idv tampina il Pd per partecipare a tutte le spartizioni di poltrone e poltroncine nelle società pubbliche amministrate da enti locali e regionali? Costoro sarebbero gli acerrimi nemici della casta? Non è forse un costo della politica piazzare un incompetente in un cda pubblico solo per risarcirlo dei soldi e del tempo che ha speso per il partito?  

E come mai Marco Travaglio ha prontamente (e giustamente) stigmatizzato il primo passo falso della giunta Pisapia a Milano (della quale, sarà un caso, l’Idv non fa parte) e il suo giornale si è dimenticato di fare un bel servizio sul rigassificatore di Falconara, nelle Marche, munifico regalo all’Api dei Brachetti Peretti da parte della giunta regionale Pd-Idv-Udc? Non lo sa che il partito di Di Pietro a Roma si dice contrario ai rigassificatori e poi ad Ancona ne vota l'installazione? Strane asimmetrie quelle del Fatto quotidiano e di Travaglio, iperambientalisti a Milano e silenti sui regali dei loro amici dipietristi alle lobbies petrolifere nelle Marche. L'assessore regionale all'ambiente è dell'Idv. Perchè tace sulle pesanti conseguenze dell'impianto che sorgerà davanti alla costa di Ancona? 

Un’ultima parola su un altro fiancheggiatore di Tonino, Walter Veltroni. L’ex sindaco di Roma ormai è il simbolo del tafazzismo più demenziale, un vero e proprio beniamino del cavaliere: con un colpo solo ha distrutto la sinistra, e regalato a Di Pietro un immeritato apparentamento elettorale nel 2008 che è valso al ministro che era sceso in piazza contro il governo di cui faceva parte, caso unico al mondo, un sacco di rimborsi elettorali e un’insperata visibilità, venendo poi ripagato dal rais molisano con il cestinamento dei patti pre-elettorali sul gruppo parlamentare unico e con continui insulti.  

Ebbene questo genio della politica che in vita sua ha azzeccato una sola scelta, Angelo Guglielmi a Rai 3, che ci ha tediato per tutto il 2007 e 2008 con la solfa del dialogo con Berlusconi, risultando poi determinante per la caduta del Governo Prodi nel 2008, questo teorico dell’eutanasia della sinistra cui ha dato il nome di “vocazione maggioritaria” del Pd, elaborato il lutto per la vittoria di Bersani alle amministrative del 15 maggio, ha deciso di ricominciare a far politica stringendo un patto con Di Pietro sul referendum antiporcellum, e dando ancora una volta all’ex eroe di mani pulite una chanche per danneggiare il Pd, esattamente quello che ha fatto dal 2008 a oggi proprio grazie a Veltroni.

Di Pietro infatti non cercava di meglio che essere invitato direttamente da uno del Pd a strumentalizzare le difficoltà del Pd sulla riforma elettorale dopo l'iniziativa referendaria di Stefano Passigli che abolisce le liste bloccate e il premio di maggioranza. Grazie a Veltroni il rais molisano ora appare come il cavaliere bianco grazie al quale saranno raccolte le firme entro settembre e che dà una mano determinante per superare le consuete faide interne di un partito, come direbbe Di Pietro, “che non sa che cosa fare da grande”, “pilatesco”, “né carne né pesce”, o peggio ancora “putrefatto”, tanto per citare alcune benevoli definizioni appioppate da Tonino al partito di Veltroni.

Ma anche in questa occasione Di Pietro ci ha regalato un saggio del suo berlusconismo involontario, ovvero del suo modo di raccontare balle alla gente. Prima ha dato la colpa al Porcellum per aver candidato Razzi-Scilipoti-Porfidia-Misiti, come se fosse obbligatorio con le liste bloccate candidare dei voltaggabana, poi ha fatto credere che con il mattarellum queste cose non gli potrebbero accadere. Clamoroso falso, perché nel 2001, Valerio Carrara, eletto al Senato con l’Idv grazie ai provvidenziali resti, nonostante il partito non avesse raggiunto il quorum del 4%, mollò Tonino dopo una settimana passando, guarda caso, con Forza Italia. Nel 2001 si votava con il mattarellum, non se lo ricordava Di Pietro? Una cosa si ricorderà di sicuro, e cioè che, grazie a quei resti che portarono a palazzo madama il leader dei cacciatori della bergamasca, l’Idv ha incassato oltre 20 milioni di euro di rimborsi elettorali. Forse per questo a Tonino il mattarellum è rimasto nel cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






















Alberico Giostra

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