Oibò! “Il Fatto quotidiano” ha osato porre una domanda anche ad Antonio Di Pietro sul pasticciaccio dell’acquisto da parte della Provincia di Milano del pacchetto azionario della Milano-Serravalle. Una domanda vera, quasi come quelle che giustamente il quotidiano diretto da Antonio Padellaro pone a Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Certo, il quesito non campeggia in prima pagina, bensì a pagina quattro e in un riquadro in basso a sinistra, ma comunque l’evento è di quelli rari. Come è noto ai più, Il Fatto quotidiano ha un debole per Tonino e non sempre l’aggressivo foglio è severo con il rais molisano così come lo è con il Pd o peggio con il Pdl.
Ma qual è la domanda che l’anonimo collega del Foglio coraggiosamente pone a Di Pietro? Questa: siccome l’ex pm aveva privatamente consigliato a Gabriele Albertini di rivelare alla Procura i suoi sospetti di malaffare sul passaggio delle quote della ricca società autostradale da Gavio a Filippo Penati, sospetti che per Tonino erano quasi certezze di corruzione, il Fatto quotidiano, al quale, bisogna riconoscerlo, sull’Idv non si può nascondere nulla, ha chiesto al rais molisano, come mai nel 2005 abbia consigliato ad Albertini di denunciare il pasticciaccio e nel 2009 abbia appoggiato la candidatura di Penati in Regione.
Ora, una volta finito di stropicciarci gli occhi, di esserci pizzicate le guance per sincerarci di essere svegli e di non sognare, realizzato cioè che la domanda c’è, esiste nero su bianco sulle pagine de Il Fatto, ci accorgiamo subito che tra tutte quelle da rivolgere a Di Pietro è stata scelta sicuramente la più innocua. Se avessero voluto chiedere qualcosa di più specifico e sicuramente più imbarazzante per l’ex eroe di mani pulite, avrebbero potuto esigere una spiegazione, ad esempio, sul ruolo dell’allora assessore della Provincia di Milano, Giuliana Carlino e dell’avvocato Riccardo Martucci, un prestigioso e rampante quarantenne legato politicamente alla senatrice dell’Idv.
La prima infatti non ha battuto ciglio in giunta quando si è trattato di approvare la decisione del presidente Penati di acquistare da Gavio il 15% della Milano Serravalle pagando cash la non indifferente cifra di 238.437.000 euro, e consentendo al già latitante ai tempi di mani pulite (poi prescritto), una plusvalenza di 176 milioni di euro. Eppure la contrarietà di Albertini all’acquisto era nota a tutti visto che era pubblicamente scoppiato l’anno prima un contrasto tra lui e la presidente della provincia, Ombretta Colli. Oltretutto tra Comune di Milano e Provincia c’era un patto di consultazione sulla questione Milano-Serravalle, patto che Penati pur di fare l’affare non esitò a violare.
Che, inoltre, all’Idv il ruolo da protagonista della politica nella gestione delle autostrade lombarde e della Milano-Serravalle non desse fastidio, lo prova anche il caso dell’avvocato Riccardo Martucci. Il già coordinatore milanese dei dipietristi il 23 dicembre 2004 è stato nominato consigliere d’amministrazione della società Milano-Serravalle-Milano tangenziali spa. Avete capito bene: 2004. Otto mesi prima dell’acquisto delle quote da parte della provincia di Milano. Quindi il 25 ottobre 2005, qualche mese dopo l’elezione di Penati e l’ingresso in giunta dell’Idv, veniva confermato nella carica fino al 30 novembre 2007. Nel frattempo, il 27 aprile 2006, Martucci diventava consigliere di amministrazione della Milano-Serravalle Costruzioni s.r.l. (già Valdata costruzioni) dove restava fino al 20 giugno 2007. Nello stesso anno, il 17 aprile, veniva nominato consigliere d’amministrazione della Milano-Serravalle Servizi s.r.l.. Di questa società il 28 febbraio 2008 Martucci diventava addirittura Presidente e restava in carico fino al 15 dicembre 2009 quando veniva spodestato dalla nuova maggioranza di centrodestra.
Questo vuol dire che se c’è stata corruzione, se è vero, come il Fatto quotidiano sospetta, che ci sia stato un legame tra l’acquisto da parte di Penati di azioni della società autostradale a un prezzo quasi triplicato e l’appoggio di Gavio alle scalate bancarie della Unipol, anche l’Idv è corresponsabile del presunto reato? Niente affatto. L’unica cosa che ci limitiamo a osservare, e che anche il Fatto dovrebbe rassegnarsi ad ammettere, è la eterna, incancellabile ambiguità di Antonio Di Pietro. Sia che faccia il magistrato, sia che faccia il politico, dai comportamenti di quest’uomo spunta sempre fuori qualcosa di inspiegabile, di contraddittorio, appunto di ambiguo. Ieri le frequentazioni di Gorrini, D’Adamo, Pilliteri, Rea, Radaelli, Radice Fossati, di tutti quei personaggi della “Milano da bere” poi da lui inquisiti e fatti arrestare. Oggi scopriamo invece che il suo partito prima ha dato il benestare politico ad affari che egli stesso sospettava corrotti poi che non ha neanche chiesto ai suoi dirigenti di dimettersi dalle cariche delle società al centro del presunto imbroglio, e infine che, come se niente fosse stato, corre in piazza ad attaccare quella casta della politica della quale fa parte. “Quando stavo in procura io”, avrebbe detto ad Albertini, “con una cosa così tra le mani ci si apriva un’inchiesta s’incriminava qualcuno e forse lo si arrestava anche…”. Adesso invece, avrebbe dovuto concludere, entriamo nei consigli di amministrazione. Padellaro, Travaglio, Barbacetto dite per cortesia a Di Pietro di smettersela di prendere in giro la gente. Oppure smettetela voi di credere a quest’uomo.
La sede dell'editrice mediterranea, è in un appartamento in via della vite a Roma. Di proprietà di propaganda FIde. La storia è nei verbali della cricca di anemone balducci e zampolini. COme de gregorio, anche la vitola tenta l'ingresso diretto in politica. Alle elezioni europee del 2004, valter laitola si candida con forza italia. Cicchitto gira il sud a fare comizi. NOn basta. Con 51283 voti, l'ambizioso socialista di destra non riesce a farsi eleggere a strasburgo in compenso , continua a teessere rapporti".
Il fatto da la notizia che il cugino del latitante Valter, ha svolto un ruolo di autorizzato , fino all'ottobre 2007 e dal 28 giugno 2006, ad editare il giornale denominato "ITALIA dei VALORI" , con la speciale menzione di testata " organo ufficiale del partito italia dei valori", testata registrata con quel nome e poi sostituita con un altra dal nome IDEA DEMOCRATICA e contemporaneamente dismessa dal tuolo di organo ufficiale del partito.
MA la domanda sorge spontanea ma chi è ANTonio LAVITOLA ?
IO vi segnalo questi fatti affinchè voi con coscienza , trasferiate al publico che conta, l'analisi politica ed eventualmente ulteriori notizie circa questo strano personaggio che si permette di fare l'editore di un partito serio come idv, nell'interesse dei cittadini....