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Alberico Giostra 05 Luglio 2011
IN VIAGGIO SULLA "TONINO-LIONE".

Come avevamo previsto ci sono cascati tutti. Quotidiani, settimanali e rotocalchi televisivi, in coro hanno prontamente celebrato la presunta svolta di Tonino. “Ah, non c'è dubbio, Di Pietro è davvero cambiato”, “eh no, adesso è ancora il vecchio Di Pietro che parla”, “ora sì che si capisce che cos’è il nuovo corso dipietrista”…e via cianciando. Lui, il rais molisano con il solito sorriso forzato stampato sul faccione si gode la scena e pensa tra sé: “l'ho fregati tutti un’altra volta”. Perché una cosa è certa: la svolta moderata dell’Idv è l’ennesima patacca che ci ha rifilato l’ex eroe di mani pulite, un uomo nato con la camicia e che deve la sua fortuna al conformismo di certa sinistra e ai tanti pennivendoli dalla memoria incerta. 

Lo ripetiamo per chi si fosse messo in ascolto solo ora: con Di Pietro è impossibile parlare di svolte. Una svolta presuppone un cambio di direzione stabile e certo, un movimento univoco. Ma con l’ex pm nulla è stabile o univoco e tutto è affidato ai suoi cangianti umori. Con lui sono possibili al massimo degli andirivieni, delle piroette, degli svolazzi, non svolte. Se potesse quando guida Tonino eliminerebbe la freccia: troppo impegnativa, troppo rigida, gli tocca segnalare un cambio di direzione e poi gli tocca anche rispettarlo. Frecce, semafori, divieti di svolta, non vanno bene. A Tonino piacciono le rotatorie: gira attorno al centro, sceglie dove andare e può cambiare idea anche all’ultimo momento. Se ne ha voglia può girare attorno alla rotatoria tutto il tempo che vuole. L’unica cosa che non va è che si deve dare la precedenza a sinistra, ma se accelera o frena può anche evitare l’ostacolo. 

Quante svolte ha annunciato nella sua vita Di Pietro? Abbiamo perso il conto. L’ultima è stata a Roma nel febbraio 2010 al congresso del Marriot, quando disse “basta con la sterile protesta di piazza” e Padellaro sul “Fatto quotidiano” osò persino criticarlo. Anche in quel caso scrivemmo che era tutto falso e infatti poco dopo Tonino riprese i consueti toni populistici che ormai hanno fatto breccia a sinistra. Promise a Bersani che non avrebbe più attaccato Napolitano e dopo una settimana gli diede del vile. Alle successive regionali candidò in Lombardia uno di sinistra come Giulio Cavalli e in Puglia uno di Forza Italia come Giacomo Olivieri. Insomma tutto come prima, tutto come sempre, l’unica vera “ratio” dipietresca era ed è, raccattare voti dove si può e con chi si può. 

Allora perché Tonino ha annunciato la svolta dell’Idv 2? Intanto perché sa che il circo mediatico ha bisogno di formulette e birignao. Per attirare l’attenzione dei giornalisti sa che bisogna fare come con i neonati, suonare fischietti, roteare tric trac, stropicciare carta, emettere pernacchiette o rumori strani, e loro si girano, protendono la precaria manina per afferrare l’oggetto misterioso e per capire di che si tratta, i neonati se lo mettono in bocca, i giornalisti fanno un’intervista. Rispetto ai neonati purtroppo ai giornalisti manca qualcuno che gli dica, “no, cacca, butta”. E ingoiano tutto quello che trovano, meno ovviamente le cose buone. 

In questo senso Di Pietro la pensa esattamente come Berlusconi: il pubblico è un bambino di 11 anni nemmeno troppo intelligente. Come dargli torto? In questi anni entrambi sono riusciti a far credere alla gente tutto e il contrario di tutto e ancora stanno lì a raccontare in compagnia del senatur le loro balle, con metà del paese che gli crede. A Di Pietro poi è riuscito quello che nemmeno il cavaliere è stato capace di fare: abbindolare e turlupinare l’Italia migliore, quella laureata, quella che legge e si informa, i famosi ceti medi riflessivi. E’ questo il vero capolavoro del rais molisano. 

Dunque non c’è nulla di vero nella svolta dipietresca? No, almeno una cosa vera c’è. L’istinto di sopravvivenza. Nella logica da “animale” politico che lo muove, tutto fiuto e intuito, Di Pietro sa che per la concorrenza a sinistra e l’eclisse politica di Berlusconi deve riposizionarsi e per far questo deve mandare segnali ad un elettorato che finora non aveva del tutto trascurato ma nemmeno coccolato. Ma oltre a questo, oltre alla manovra elettoralistica non c’è null’altro. 

Sul piano dei contenuti ad esempio siamo alla farsa vera e propria. Di Pietro sta tirando per la giacchetta Bersani chiedendogli di costruire un’alternativa a Berlusconi. Ma lui è il primo che rende impossibile con il Pd una vera alternativa. Per limitarci solo alle ultime performances, il leader dell’Idv ha evitato di prendere posizione sullo scandaloso accordo contrattuale sindacati-Confindustria cui ha dato il suo assenso la Cgil ma non la Fiom. Dov’è finito il Di Pietro che sfilava assieme alle tute blu? Sulla Tav “Tonino-Lione”, l’ex pm ha detto chiaramente che è favorevole alla più inutile e dannosa delle opere e che al limite, ma solo al limite, sarebbe meglio evitare di dare le manganellate alla gente, poi però, sui presunti violenti ha usato gli stessi toni di Gasparri e Matteoli. E sul pestaggio di Fabiano Di Berardino, il 29 enne cui la polizia ha lanciato urina e spaccato il naso con un tubo di acciaio, silenzio di tomba. Parlando a “In Onda”, Di Pietro ha detto chiaro e tondo che i termovalorizzatori ci vogliono perché da qualche parte bisogna portare l’immondizia che altrimenti andrebbe in discarica, facendo finta di non sapere che a Napoli il “suo” De Magistris sta faticosamente tentando di fare a meno degli inceneritori, impianti superati, nocivi alla salute e che servono solo alle multinazionali che li producono. Una liquidazione vera e propria dell’esperienza del sindaco di Napoli. Che alternativa a Berlusconi volete costruire con uno così? 

Lo scriviamo da tempo: Di Pietro vorrebbe stare a destra per costruire finalmente quel partito di moderati da votare senza turarsi il naso cui anela da sempre. Lui ha fatto credere a tutti che questo non è possibile per via di Berlusconi. Altra bufala: Berlusconi o no, un partito di centro senza corrotti è come un inferno senza diavoli. Ma è accaduto che la gente gli abbia creduto e allora per ingannare il tempo in attesa che il cavaliere tirasse le cuoia, in compagnia di alcuni amici giornalisti e sfruttando le ignobili nefandezze del caimano, ha trovato naturale fare una puntatina a sinistra. Adesso sembra arrivato il momento di tornare a casa. Per lui niente di più facile. Conosce bene la strada e, poi si sa, appartamenti non gli mancano.

      

Alberico Giostra

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