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News by Dire
03 Luglio 2011
L'IDV E' QUELLO CHE GLI CONVIENE ESSERE. IMPOSSIBILE MIGLIORARLO, ME NE VADO. LETTERA DI AGOSTINO CULLATI CHE RIVELA: I DIRIGENTI PASSANO IL TEMPO A MONITORARE FACEBOOK PER SCOPRIRE I MILITANTI CHE LI CRITICANO.

A volte basta guardare le facce che hai attorno. Poi arriva Belisario che discetta di filosofia politica (si fa per dire...) cercando di giustificare la “svolta” di IdV verso.. verso cosa? E allora capisci che è davvero giunto il momento di salutare.

Prima di lui, nella tre giorni di Bruxelles in cui si è molto discusso della recente cosiddetta “svolta” di IdV, ci avevano provato Di Pietro, Orlando, Rinaldi e Rudi Russo. Ho prestato molta attenzione alle loro parole, nel tentativo di raccogliere un grammo di sensatezza rispetto ad una idea di sinistra che continua ad appartenermi. 


A volte basta guardare le facce, altre no. Una cosa ho imparato in questi tre anni da militante: cercare di distinguere da persona a persona, nei comportamenti, nelle scelte e nei percorsi di ognuno. Non accetto le categorizzazioni che pretendono con un’etichetta di descrivere una realtà variegata. Dentro IdV ci sono sicuramente persone in gamba, che sinceramente cercano di dare il meglio di loro stesse per migliorare il posto in cui vivono. E migliorare il partito. A loro va il mio grazie per avermi fatto vedere del buono che c’era e che c’è (ma sempre meno). Con loro ho fatto un pezzo importante di strada. A quanti rimangono mantenendo la schiena dritta davanti ai molti soprusi, a quelli che credono che sia ancora possibile cambiare questo partito, e cambiarlo in meglio, va la mia stima e il rispetto per la loro scelta. Comunque. Io, però, mi prendo in mano il diritto di dire che no, io non ci credo più.


Non credo più che sia possibile migliorare IdV. Ci ho e ci abbiamo provato per anni, mettendoci faccia e cuore, prendendoci offese gratuite da chi non capiva o da chi, più spesso, era in malafede. Ci abbiamo provato. Ai congressi, dentro i direttivi. Anche prendendo pubblicamente delle posizioni nette quando il momento lo esigeva (alcuni di noi, non tutti). Io non ho mai risparmiato nessuno. Dall’acqua (http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150175777395537) alla questione morale (http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150374867200537).


Ma IdV era e resta quello che da fuori, a ragione, si dice: il partito di Antonio Di Pietro. Su una cosa, solo una, mi sono trovato d’accordo con il discorso di Orlando a Bruxelles: IdV non è né di sinistra, né di destra, né di centro. E’ vero. IdV (cioè il suo leader) è quello che conviene sembrare a seconda delle circostanze momentanee. Questo è il solo senso che riesco ad attribuire alla definizione di IdV come “partito post-ideologico”. Di ultrasinistra con la Fiom, poi legalitaria tipo “destra sociale” (come ha detto alla Camera lo stesso Di Pietro). A raccogliere firme per l’acqua pubblica, ma non con i quesiti del Forum dei movimenti. Prima favorevole, nelle varie province d’Italia (ad esempio con Penati) agli inceneritori poi, per intercettare voti vicini a Beppe Grillo, contraria. A parole contro la cementificazione e per uno sviluppo sostenibile, nei fatti tra i peggiori cementificatori d’Italia (andate in Liguria e chiedete di Marylin Fusco). Bravissimi a vedere il marcio che c’è negli altri partiti e un po’ meno ad ammettere quello che non va in casa propria (Damonte e Porcino).


Poi ci sono anche le parentesi che non riescono a non strapparti un sorriso, quando ad esempio ti accorgi che larga parte dei “dirigenti” locali e nazionali passano buona parte del loro tempo (insieme ai loro fedeli collaboratori, vere e proprie talpe da social network) a monitorare giorno per giorno i profili Facebook dei militanti più critici verso alcune posizioni del partito, per segnalare chi ha l’ardire di mantenere la schiena dritta, semplicemente dicendo come la pensa attraverso una nota pubblica. Ecco, questo è poco “liberale” e poco “democratico”. Di certo è molto comico, ma non è politica questa. Una classe di “dirigenti” troppo spesso mediocri, a cui va bene una legge elettorale che permette loro di fare quello che sanno fare bene: mostrarsi culturalmente subordinati a Di Pietro (e ce ne vuole!), non prendere posizione contro le sue decisioni. In una parola, assecondarlo per sperare così di garantirsi l’ennesima candidatura nei posti utili per venire eletti, una volta di più. Una corruzione delle teste che premia i mediocri e dove la “meritocrazia” risulta essere purtroppo un esercizio linguistico.


A tutto ciò voglio dire basta. Senza rancore e senza polemica. Ma non rinunciando, nemmeno per un momento, a dire quello che penso. Non per eroismo (figuriamoci, non scherziamo!) o per fare il gioco di chi è “più puro tra i puri”. Semplicemente per non mancare di rispetto alla mia intelligenza e alla mia dignità. Esco da IdV per iniziare a costruire, insieme a tutti quelli che ci staranno (e a quelli che da tempo già ci sono), una sinistra nuova e credibile. Per quanto mi riguarda IdV si è giocata la credibilità minima necessaria per provarci. Tutto qui. E Belisario che parla di cultura non fa per me.


Agostino Cullati








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