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Alberico Giostra 20 Luglio 2011
"SPIDER TONINO"
La vicenda di Spider Truman sta trascinando nel ridicolo la denuncia dei privilegi del ceto politico. Basta guardare l’ultimo video apparso oggi per capire che dietro questo falso ex precario di Montecitorio c’è una scaltra e spregiudicata regia mediatica. L’operazione è palesemente concepita a freddo: lo si intuisce dal modo in cui sono stati scalettati gli interventi nel tempo e da certe inquietanti coincidenze. Alle fervide menti che hanno avviato l’operazione però non è riuscito di evitare che si alzasse alto e fumante l’olezzo di falso e la Rete, nonostante le tante adesioni incassate, prima con il bravo militante di Sel, Pasquale Videtta, (18 anni) poi con il sito “Valigia Blu”, ha smascherato subito l’impostura. 

Il punto è: chi c’è dietro Spider Truman? Secondo Videtta e “Valigia Blu” ci sarebbero il popolo viola e Gianfranco (Rosario) Mascia. Ma visto che il popolo viola altro non è che un’escrescenza ormai anchilosata dell’ex pm, e Mascia un dirigente del suo partito, il burattinaio sarebbe Antonio Di Pietro. Vero? Falso? Per ora è impossibile dirlo e forse non sapremo mai la verità come accade spesso con le faccende di Di Pietro. Possiamo solo dire che se fosse vero che dietro Spyder Truman c’è il rais molisano ci troveremmo di fronte ad uno squallido tentativo di strumentalizzazione e manipolazione della legittima indignazione di tanti cittadini, soprattutto giovani. 

Vogliamo sperare che Antonio Di Pietro e Mascia smentiscano rapidamente le deduzioni di Videtta e “Valigia Blu”. Se non lo faranno, non solo Il Tribuno.com non se ne meraviglierebbe ma troverebbe conferma alle tante notizie date in passato sulla propensione dell’ex pm alla manipolazione e al condizionamento del Web. Basti pensare a quanto accadde con il sondaggio di Micromega sulla questione morale nell’Idv, quando dal partito scattò l’ordine ai militanti di barrare il quesito che ne negava l’esistenza, provocando le ire di Flores e alle quali Di Pietro rispose con un assordante silenzio. 

La verità è che proprio quando c’è di mezzo il rapporto con l’opinione pubblica emerge la “facies” schiettamente berlusconiana di Di Pietro. I due leader politici nati sotto lo stesso segno, quello di Tangentopoli, condividono le stesse passioni per gli umori della piazza, la giustizia e i giornali. Berlusconi si è sempre sentito un beniamino delle folle ed è talmente attratto da giudici, avvocati e giornalisti che non può fare a meno di comprarseli. Antonio Di Pietro, avendo impressi nel suo Dna politico i moti di piazza e le gesticolazioni movimentiste, appena da quelle parti si muove qualcosa corre a cercare di diventarne “azionista”. 

Dentro gli brucia ancora il ricordo del 2002, quando preso in contropiede dai Girotondi, ne restò di fatto emarginato, e per evitare di dover andare a pietire con il cappello in mano di salire sul palco, accomunato alla casta dei deprecati partiti, prima cooptò nel palazzo uno dei più fulgidi girotondini, Pancho Pardi, poi, trasformatosi in un dottor Stranamore della piazza, i movimenti decise di crearseli da solo: il risultato è stato il caracollante Frankestein del popolo viola, crollato nel giro di pochi mesi sotto il peso della propria bugia. Lo specifico della simulazione dipietrista consiste però in un'altra caratteristica: quella di enfatizzare il ruolo dei movimenti e della società civile e poi di prenderne le distanze in una delle loro frequenti fasi di riflusso, affibbiandogli magari un qualche aggettivo blandamente denigratorio, come quando defini "sterile" la protesta della piazza.  

Ad accomunare Di Pietro e Berlusconi oltre alla propensione al marketing politico è il loro animalesco egoismo proprietario, la loro tendenza a prendersi tutto, con il risultato di distruggere tutto quello che toccano. Nonostante abbia pagato giudici, stuoli di avvocati, e parlamentari, Berlusconi in fondo è un perdente e finora gli è riuscita bene solo una cosa: non finire in galera. L’unica cosa che interessava davvero a Di Pietro, altro perdente di successo. Tonino ai tempi di mani pulite era il giudice più famoso del mondo e riscuoteva il 90% del consenso popolare. Nel ’95 era addirittura convinto che Scalfaro lo avrebbe chiamato a fare il premier. Dopo 17 anni di ambiguità e giochi allo sfascio, il suo partito, scosso da divisioni, risse interne e scandali morali, alle ultime amministrative navigava intorno al 4%, mentre il gradimento personale dell’ex eroe di mani pulite non supera il 30%. 

Insomma sia a Berlusconi che a Di Pietro si sta rompendo in mano il loro giocattolo preferito, l’opinione pubblica. Se emergerà che davvero dietro i post su Facebook di Spider Truman c’è Antonio Di Pietro, la Rete reagirà bandendolo dalla navigazione, circondandolo da un cordone sanitario, tracciandogli come nel celebre “Mabuse” di Fritz Lang una M sulla schiena. Il Web e suoi attivisti dovranno fare in modo che questa squallida trovata, se tale è, si trasformi nel peggiore affare della sua vita politica, impedendo al rais molisano di appropriarsi della sacrosanta indignazione di precari e disoccupati nel mentre partecipa con i suoi seguaci ai banchetti della casta. 

La recita a soggetto di questo mostricciatolo del web che è Spider Truman fa parte di una strategia di delegittimazione del “palazzo” che sfruttando l’esistenza di innegabili vergogne e di deprecabili inerzie nell’eliminarle, sta ripetendo l’errore fatale del 1994 quando, durante la crisi di tangentopoli, le destre soffiarono sul fuoco dell’antipolitica e dell’eterno qualunquismo italiota, gettando nel calderone anche chi la politica aveva cercato di cambiarla. Il risultato fu l’emersione del peggior mostro politico della storia di questo paese, Silvio Berlusconi. Oggi Antonio Di Pietro e Il Fatto quotidiano, non a caso in concomitanza con Il Giornale e Libero, stanno ripetendo lo stesso errore e se la sinistra non lo impedirà, da questo magma polemico indistinto uscirà vincente ancora una volta la destra. La menzogna dei giornali berlusconiani che attaccano la casta mentre nel palazzo i loro rappresentanti politici la proteggono, era evidente da tempo. Ora sappiamo che hanno trovato in Antonio Di Pietro e ne Il fatto quotidiano dei compagni di strada.          

 

 

 








Alberico Giostra

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Commenti
Paolo S. 2011-07-22 16:27:43

Invece, sembrerebbe proprio che Mascia sia estraneo alla vicenda. Una vicenda montata ad arte da chi finge di non conoscere i privilegi di questa classe politica, privilegi ampiamente documentati da precedenti libri e da quel quotidiano simbolo di libertà intellettuale e democrazia che corrisponde al "Fatto". Mi rendo conto che un giornale che attacca in maniera equidistante Berlusconi o D'Alema piuttosto che Alfano e Penati possa dar fastidio a quella sinistra salottiera il cui solo merito è stato di lasciare che i germi del berlusconismo attecchissero in un paese già abbastanza provato dalla prima repubblica.
Definire perdente berlusconi mi sembra quantomeno eccessivo, sempre se si voglia considerare perdente una persona (il cui solo posto poteva essere san Vittore) che ha governato per 14 anni, incrementando il suo patrimonio personale e societario, sfuggendo a qualsiasi regola democratica. Gli unici perdenti di questa epopea berlusconiana siamo noi cittadini e lo stato di diritto.
Però leggendo alcune cose è più facile capire perchè si è arrivati a questo punto

Anna R. G. Rivelli 2011-07-20 21:25:08

“Da sempre, in politica, patrocinare la causa del povero è stato il mezzo più sicuro per arricchirsi” (Nicolás G. Dávila). Se ci fosse Tonino dietro Spyder Truman, il paragone con gli sciacalli sarebbe improprio...per gli sciacalli

 

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