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News by Dire
Elio Veltri 17 Luglio 2011
TREMONTI, MILANESE E GLI ALTRI.

Mentre il paese è sull’orlo del baratro e rischia il default, la magistratura accerta che una banda di profittatori che operava come cavallette nel cuore dello Stato ingrossava i propri portafogli, viveva nel lusso con i soldi pubblici, comprava e vendeva cariche e incarichi. Le più redditizie erano le società e le imprese a capitale pubblico nelle quali i partiti l’hanno fatta sempre da padroni e non c’è differenza, se non per le competenze scomparse e per la sete di ricchezza cresciuta e incontrollata, tra la prima e la seconda repubblica e, non ce ne sarà tra la seconda e la terza se non si farà piazza pulita di un esercito di parassiti.


Eni, Enel, Anas, FS, Poligrafico dello Stato, Sogei, Finmeccanica, Fincantieri, Enav, e altre controllate dal Tesoro elargivano consulenze d’oro, sistemavano incapaci nei consigli di amministrazione con il metodo della spartizione tra i partiti e le correnti di partito. Senza pudore e senza vergogna. Aldo Cazzullo sul Corriere si chiede cosa c’entri uno come Tremonti con uno come Milanese. Il primo, scrive il bravo giornalista del Corriere, vive una vita appartata e morigerata al limite del monachesimo mentre il suo braccio destro ostentava ricchezze, lussi e quanto altro. Conosco Tremonti da una vita e non ho difficoltà a consentire con Cazzullo anche se con me il superministro non si è comportato al meglio, avendomi tolto il saluto quando in Parlamento mi sono occupato della quotazione in borsa di Mediaset.


Però, anche se consento, mi viene da dire al bravo Cazzullo che la politica non può diventare una seduta di psicanalisi. E che Tremonti va valutato e giudicato per i suoi comportamenti politici e da uomo di Stato quale lui si considera. Poichè al nostro non manca l’intelligenza e sa fare di conto, non era difficile almeno capire due cose ed evitarle: primo, che la spesa di 8500 euro al mese per il suo appartamento a carico delle tasche di Milanese equivaleva a quasi l’intera indennità parlamentare, per cui non avrebbe dovuto essere difficile domandarsi come mai tanta generosità e da dove arrivavano i soldi all’ex agente della guardia di finanza. 
Soluzione del problema tanto più semplice per il ministro dell’economia il quale avrebbe potuto ricevere informazioni corrette e tempestive dai capi della guardia di finanza e comportarsi di conseguenza. 

Secondo: la delega totale della nomina dei membri di consigli di amministrazione di società pubbliche che maneggiavano miliardi avrebbe richiesto almeno un minimo di scrupolo, di vigilanza e di impegno personale nella scelta degli uomini. E poi si parla anche di consulenze date dal ministero. Se così fosse i comportamenti sarebbero stati davvero imperdonabili.



Elio Veltri

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