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News by Dire
Elio Veltri 27 Agosto 2011
TREMONTI, LE TASSE, LE MENZOGNE.

Da anni sostengo che la cosa più difficile nel nostro paese è affermare la verità che difficilmente emerge nei regimi autoritari e nelle democrazie malate. E la nostra lo è e non da oggi. Una delle componenti aggravanti è la grande ignoranza, spesso più nociva della malafede, di molti nostri politici e governanti. Tremonti, dopo avere sostenuto per oltre due anni che nessuno poteva prevedere la crisi e che in ogni caso il nostro paese l’aveva sopportata meglio degli altri paesi europei senza “mettere le mani nelle tasche degli italiani”, in Parlamento e fuori, senza fare alcuna autocritica, ha detto che tutto era cambiato negli ultimi cinque giorni.


La crisi era stata prevista da Paolo Sylos Labini nel 2003. Paolo aveva scritto un lungo articolo sulla rivista il Ponte( reperibile sul sito dell’associazione) fondata da Calamandrei e ne aveva parlato in un convegno della CGIL. Aveva detto con chiarezza che la crisi sarebbe stata in principio americana a causa della bolla immobiliare e dell’enorme debito pubblico  di quel paese e si sarebbe diffusa in tutto l’occidente. Aveva anche scritto che sarebbe stata non meno grave di quella del 1929. Ma Paolo era più stimato all’estero che in Italia. Inoltre era un economista e un uomo poco incline ai compromessi e quindi non era amato nè dalla politica nè dai mezzi di informazione. Nessun partito di centro sinistra per i quali votava l’ha mai invitato e nessuna tramissione televisiva in cui si parlava di economia. Era un alieno. Tremonti non conosceva gli scritti di Sylos Labini? Penso che li conoscesse ma sapeva che Paolo lo considerava ottimo tributarista e pessimo economista.


Veniamo al debito pubblico che ha toccato i 1900 miliardi di euro ed è la vera causa del disastro italiano. Una volta Tremonti diceva che il debito italiano era diventato debito di democrazia. Ma ha sempre sorvolato, per motivi di bottega, sulle responsabiliutà politiche del debito e sui governi che ne sono stati i maggiori produttori. In un articolo di Giuseppe Conti e Giuseppe Mastromatteo sulla sostenibilità del debito e sulla verifica dei modelli di Luigi Pasinetti e Paolo Sylos Labini, i quali hanno analizzato il debito dall’Unità d’Italia fino agli anni 2000, le responsabilità e i comportamenti dei governi, si legge che negli anni dal 1948 al 1980 il debito italiano è stato caratterizzato da sostenibilità. Esso è esploso, come sappiamo, dal 1981 al 1994 ed è raddoppiato negli anni dei governi Craxi: da 400 mila a 900 mila miliardi. Non vorrei sbagliare, ma in quegli anni, Giulio Tremonti, socialista, era consulente di quei governi o del ministro delle finanze di quei governi, e forse lo era anche Brunetta. 


Niente di male. E’ stata una scelta politica di Craxi e di Amato, sottosegretario alla presidenza, il più autorevole di quei governi e vicino al Presidente del consiglio. Ma basta dirlo e rivedicarne le responsabilità. Il debito negli anni 80-1994 è passato dal 57% al 125% del PIL. Luigi Einaudi, che Berlusconi, da liberale DOC quale ritiene di essere, dovrebbe conoscere bene, ha scritto:” la sostenibilità del debito pubblico (o il suo contrario) è un segnale del grado di consenso sociale. L’alternativa tra imposta straordinaria e debito è una scelta eminentemente politica perchè attraverso il debito le classi dominanti sfruttano il meccanismo dell’illusione fiscale per nascondere lo scarto tra i benefici della spesa pubblica e oneri fiscali”. La patrimoniale quindi non è una cosa di sinistra come ha detto Berlusconi. E’, se mai, una smentita dell’illusione fiscale, se i governati possono contare su risultati certi di servizi realizzati che compensano i sacrifici compiuti. Ma siccome i fatti sono più duri delle pietre, a forza di mentire si va a sbattere e quando si è costretti a “mettere le mani nelle tasche degli italiani” alla luce del sole, se ne attribuisce la responsabilità all’Europa, in perfetta continuità con lo scaricabarile delle responsabilità che è uno sport tutto italiano.


Infine, in questi giorni non si è sentita una sola parola su beni, azioni, titoli vari e soldi delle mafie. Ma non eravamo sul punto di sconfiggerle? E non avevamo fatto il miracolo confiscando enormi quantità di beni? E se così è, perchè non li abbiamo messi nel conto delle entrate dello Sato magari vendendoli in aste internazionali? La verità è che hanno raccontato balle. Le confische rappresentano solo il cinque per cento del totale dei beni e la stragrande maggioranza di questo cinque per cento non si sa che fine abbia fatto. Perciò meglio non parlarne.





Elio Veltri

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