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Alberico Giostra 19 Settembre 2011
MA CHE, NON VULITE 'O GUAGLIONE?

Camilla Cederna racconta che una volta Giovanni Leone, quando era presidente della repubblica, volle portare con sé ad una riunione con una delegazione internazionale suo figlio Mauro Giulio. Era presente anche Aldo Moro, al quale la cosa non stava affatto bene. Quando l’allora ministro degli esteri cercò di far capire a Leone con degli eloquenti gesti che forse era il caso che congedasse suo figlio, il capo dello stato sbottò davanti a tutti: “ma che, non vulite ‘o guaglione? 

Ecco, Di Pietro è pressappoco la stessa cosa di Giovanni Leone. L’unica differenza è che non ha a fianco Aldo Moro ma Felice Belisario che non si permetterebbe mai di far notare al suo capo che sta facendo una cavolata. E' dunque per via dei tanti curvilinei e untuosi carrieristi che circondano l'ex pm che nella bandiera dell’Italia dei valori c’è scritto “tengo famiglia”. Tra i tanti modi con cui Antonio Di Pietro ha infatti scelto di tradire l’eredità di cui si professa detentore, quella di Mani pulite, c’è soprattutto una diffusa e persistente pratica familista che inquina da tempo l’Idv. 

Il rais molisano ha cominciato nel 2000, quando trasformò l’Idv da partito plurale fondato da 248 persone in un’associazione a tre composta da lui, un’amica, Silvana Mura, e un amico, che poi dovette cedere il posto alla signora Mazzoleni-Di Pietro. Associazione con la quale fino al 2009 Tonino ha controllato e gestito milioni di euro di rimborsi elettorali. Quindi ha proseguito portando in Parlamento suo cognato, Gabriele Cimadoro e il cognato di suo cognato, Ivan Rota, quindi persino il ginecologo di fiducia di sua moglie, Antonio Palagiano. 

Potremmo ovviamente continuare scendendo giù per li rami di un partito che a livello locale esprime quasi sempre il peggio dei notabilati e dei ceti medi che usano la politica come ascensore sociale e autopromozione familistica. Basti pensare al caso del deputato Idv, Gaetano Porcino che ha preteso e ottenuto di candidare suo figlio prima alle regionali in Piemonte e poi alle comunali di Torino o al caso più famoso, quello di Giovanni Paladini, che ha imposto la candidatura di sua moglie (finalmente si sono sposati!) a consigliere regionale e poi a vicepresidente della Regione Liguria. 

Dunque perché meravigliarsi se Di Pietro candida suo figlio? Se è accaduto tutto il resto, da Cimadoro a Paladini, è ovvio che sia accaduto perché l’ex eroe di Mani pulite sapeva che prima o poi avrebbe dovuto lanciare suo figlio Cristiano nell’agone politico. Per questo i tentativi di “moralizzazione” di alcune anime belle dell’Idv, vedi Pancho Pardi, hanno conosciuto una miserrima fine. 

Al congresso del Marriot nel febbraio 2010, Di Pietro ha stravolto la mozione del professore fiorentino e l’ha fatta approvare dai proni e ossequiosi delegati con l’avvertenza che non si poteva impedire al familiare di un dirigente Idv di essere candidato perché altrimenti sarebbe stato ingiustamente svantaggiato. Stesso discorso per il codice etico elaborato a Tivoli nel gennaio 2011: la norma approvata dal gotha del partito dice che non si possono candidare figli di dirigenti e iscritti salvo “motivate eccezioni”. L’eccezione si era capito subito chi fosse: Cristiano Di Pietro. 

Il rais molisano, lo sanno tutti, sta coltivando il virgulto da anni. Ha già perso mezzo partito in Molise nel 2009 per averlo imposto come suo unico alter ego. Sa benissimo che non è una cima, che ha sempre faticato a scuola, che non è laureato, e che non potrà mai assurgere alla sua fama, e perciò lo protegge. Come un qualunque papà. Per questo ci fa quasi tenerezza. E lo capiamo. Soprattutto perché ha a che fare con la fumantina madre di Cristiano, Isabella Ferrara, (anche lei militante Idv insieme al suo nuovo compagno) la quale, se Tonino non avesse provveduto a candidare il loro figlio, l’avrebbe rincorso con il mattarello. Ecco perchè avremmo preferito che Di Pietro si fosse presentato in Tv con una smorfia di dolore e il volto pieno di ecchimosi per le bastonate della ex moglie e a mani giunte avesse implorato i cittadini: “ch’aggia a fa’, io tengo a prima mujera che batte forte e se non candido a ‘sto turs ‘e Cristiano quella m’accire ‘e mazzate”. 

Invece no. Di Pietro l’ha buttata in politica e ha fatto una delle sue solite figuracce. Ha dichiarato che in fondo è giusto candidare il figlio di un politico perché questo non può essere svantaggiato per via del padre e poi perché Cristiano ha fatto la gavetta e si misurerà con il consenso dell’elettorato. Il primo argomento è lo stesso che usano tutti i familisti impuniti della prima e della seconda repubblica e proprio per questo ad un intransigente giustiziere come il rais molisano avrebbe dovuto ripugnare ricorrervi. Ma siccome Di Pietro è esattamente il contrario di quello che intende far credere di essere, l’ha usato senza problemi. 

L’ipocrisia che sostiene questo ragionamento è evidente: chiunque milita in un partito sa che il figlio del capo non può essere uguale agli altri, a meno che non si chiami Berlinguer. Per questo un politico onesto non potrebbe e non dovrebbe mai consentire a suo figlio di avvantaggiarsi direttamente o indirettamente del suo potere in un partito, perché questo vantaggio è evidente. Se lo si nega si è degli ipocriti come Di Pietro. 

Il secondo argomento nasconde una falsificazione ancora più grave. Intanto è semplicemente comico che Di Pietro vanti che suo figlio abbia fatto tutta la trafila da consigliere comunale a regionale poichè dicendo così  implicitamente ammette che le pratiche familiste che lo riguardano durano da parecchio, a meno che uno non pensi che farsi eleggere consigliere comunale a Montenero di Bisaccia richieda sforzi clamorosi. Ma forse per Cristiano è così. Ancor più falso è infatti l’argomento che suo figlio si sia misurato e si misurerà con il consenso dell’elettorato. Durante la campagna elettorale per le provinciali di Campobasso del 2006, ad esempio, papà Tonino ha aiutato suo figlio andando in tutti i paesini a fare comizi per lui. E potete star certi che farà la stessa cosa per queste regionali del 15 e 16 ottobre, anzi ha già cominciato. 

Ma papà Tonino ha fatto anche un'altra cosa, ben più scorretta: per garantire a suo figlio un’elezione sicura Di Pietro ha fatto fuori il più pericoloso concorrente, il notaio Vincenzo Greco. L’ex sindaco di Termoli, persona molto rispettata per la sua onestà e appoggiata dal circolo Idv della sua città, avrebbe preso un sacco di voti e Cristiano perciò avrebbe rischiato sia di arrivare secondo che di non arrivare affatto. Lo scorso giugno, alla domanda del notaio che gli chiedeva se poteva candidarsi alle regionali, Di Pietro rispondeva così: “Vincenzo tu non me lo devi neanche chiedere, e che scherziamo? Se tutti fossero delle persone come te questo paese sarebbe migliore…” 

Da quel momento conoscendo Di Pietro, Greco era un uomo morto. E infatti, l’ex sindaco, cui è legato il ricordo dell’unico tentativo di sottrarre Termoli alla famelica cricca di affaristi che si serve di tutti i partiti per le proprie speculazioni, veniva escluso dai 17 nomi della lista Idv della circoscrizione di Campobasso. Motivo: non era iscritto al partito e non era un militante. Peccato solamente che almeno la metà dei 17 candidati Idv non lo sia: la maggioranza dei militanti e degli iscritti si è infatti rifiutata di candidarsi non volendo fare da semplici portatori d’acqua al figlio di Di Pietro. 

Non è iscritto nemmeno un candidato dell’ultima ora, Antonio D’Ambrosio, il nome che ha sostituito Greco. D'Ambrosio fino ad una settimana prima era nel Pd e aveva corso nelle primarie arrivando quinto su cinque. Per questo è l’uomo giusto per Cristiano: con i circa 450 voti che può racimolare risulta del tutto inoffensivo per il diletto pargolo dell’ex eroe di Mani pulite. D’ambrosio inoltre è un acerrimo nemico di Vincenzo Greco e con il corrivo centrosinistra termolese ha fatto di tutto per far naufragare la primavera avviata dal sindaco. 

D’ambrosio è anche il cognato di Remo Di Giandomenico, ex sindaco Udc della cittadina adriatica e arrestato insieme alla moglie, primaria del locale nosocomio, dopo essere stato al centro di un’inchiesta che ha svelato il raccapricciante malaffare che prosperava nella sanità termolese. Notoria è anche la simpatia di D’ambrosio per Aldo Patriciello, l’eurodeputato del Pdl al centro di altre gravi vicende giudiziarie e anche lui ras della sanità privata molisana. 

Questo è l’uomo politico con cui Di Pietro, il sedicente erede di Mani pulite, ha sostituito una delle poche persone oneste in circolazione in Molise. E così Cristiano Di Pietro potrà coronare i suoi sogni, sedersi indisturbato in consiglio regionale, ricevere in cinque anni circa 900 mila euro di indennità e quindi circa 1800 euro netti al mese. Per tutta la vita. Niente male per un perito industriale che ha strappato il suo diplomino sostenendo a 23 anni un esame da privatista, chissà perchè a porte chiuse, e riportando la non eccelsa votazione di 39/60. Vuoi mettere con il Trota che ha dovuto dare l'esame tre volte?   

Alberico Giostra

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Commenti
alberico giostra 2011-09-20 20:03:11

caro Zamponi,
gli esempi di Segni e La Malfa non sono tanto calzanti perchè entrambi hanno aspettato che i rispettivi genitori smettessero di fare politica per entrare loro in scena. A parte ovviamente le differenze di livello, essendo i primi due docenti universitari ed essendo Cristiano un perito industriale che con i libri ha fatto sempre a cazzotti. Che poi Di Pietro padre faccia campagna elettorale attiva per il figlio in Molise è notorio. Nel 2006 da ministro ha annunciato egli stesso la candidatura di Cristiano durante un comizio nel paese di Palata. Nel 2010, nonostante fosse in corso una impegnativa campagna elettorale delle regionali ha preferito tenere il comizio conclusivo a Montenero di Bisaccia dove si votava per le comunali e dove era candidato suo figlio, che ha perso le elezioni. Quest'anno è stata già annunciata una presenza di padre e figlio a Santa Croce del sannio e mi danno per certa una campagna porta a porta da parte di papà Tonino. Esistono poi ordini tassativi di partito per favorire l'elezione di Cristiano e guai a chi sgarra, perchè i voti saranno contati e pesati e i rispettivi responsabili comunali dovranno dare conto di quanto accadrà. La gavetta che ha fatto Cristiano, consiglio comunale, provinciale, regionale l'avrebbero voluta fare parecchi militanti ma non a tutti è stata concessa. No, caro Zamponi, i giochi sono truccati e ancora una volta l'Idv grazie alle scelte di Di Pietro ha offerto agli italiani un pessimo spettacolo, quello di rappresentare una falsa alternativa ai vizi congeniti del paese e del tanto deprecato (giustamente) centrodestra.

Stefano Zamponi 2011-09-20 19:26:06

Dissento.
Ho una conoscenza molto superficiale di Cristiano Di Pietro; l'ho visto solo nei periodici incontri di partito ai quali, da oltre un decennio, entrambi partecipiamo.
Credo però che abbia diritto, come tutti, di svolgere attività politica, anche se ha il pesante handicap di essere figlio di un politico famoso ( come prima di lui hanno fatto altri, Mario Segni, Giorgio La Malfa e i due Craxi - Stefania e Bobo, per citare i primi che mi vengono in mente).
La condizione essenziale è che non sia avvantaggiato nelle procedure e nelle scelte dal fatto di essere "il figlio del Capo"; nel suo curriculum leggo che ha già svolto attività di Consigliere Comunale e di Consigliere provinciale; ha quindi diritto, a mio avviso, di cimentarsi in elezioni regionali (in questo differisce da Renzo Bossi che in forza delle scelte del padre, è entrato, al debutto, già al livello regionale).
Qualcuno sostiene che il cognome illustre - contenuto nel simbolo del partito - in qualche modo falsi la competizione, agevolandolo.
Non è così; posso dirlo per esperienza diretta, citando un caso concreto : a Milano, nelle recenti elezioni comunali vinte da Pisapia, si è candidata nella Lista di Idv una iscritta che di cognome si chiamava "Di Pietro"; malgrado l'illustre cognome, è arrivata nona, con "solo" 103 preferenze (è stato eletto un solo Consigliere...)
Il solo cognome, quindi, non basta.
Diverso sarebbe il giudizio se, come paventato da alcuni, il padre Antonio facesse campagna elettorale in Molise per far attribuire la preferenza al proprio figlio; ma con tutto quello che Di Pietro Senior ha da fare (il patto di Vasto Bersani Di Pietro Vendola ha dato una accelerazione all'impegno dei tre Leader per costruire un'alternativa vincente))prevedo che ciò non avverrà ( e se invece dovesse accadere, saranno sacrosante le vostre critiche ).
In conclusione, visto che sono elezioni regionali che consentono ancora di esprimere la preferenza, lasciamo agli elettori il compito di scegliersi i propri rappresentanti.
Stefano Zamponi


 

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