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Alberico Giostra 26 Settembre 2011
TONINO E BETTINO.
Non solo Silvio ma anche Bettino. Ne avevamo il sospetto. Ora ne abbiamo la prova: nel pantheon di Di Pietro c’è anche Craxi, il leader del Psi protagonista della più controversa stagione politica italiana, quegli anni 80 che ci hanno regalato un devastante debito pubblico, una mafia più forte dello stato e una serie di disvalori che hanno portato il paese all’attuale bancarotta morale e finanziaria. 

“Le idee politiche di Craxi? Erano giuste!” Questo ha detto qualche giorno fa Antonio Di Pietro ad una festa del suo partito. “Peccato solo che fosse un ladro”, ha aggiunto subito l’ex pm, colto da un soprassalto di intransigenza. Meraviglia? Macchè, tutto meno che meraviglia quando abbiamo a che fare con Di Pietro. Quanto da lui dichiarato può apparire una sparata clamorosa solo a chi continua a guardare al leader dell'Idv con affetto e, grazie alle autocensure della stampa di sinistra, sono ancora molti. Ma sparata in realtà non è affatto. 

Che Di Pietro nei mefitici anni 80 guardasse al cinghialone con simpatia lo sapevamo da tempo. Il leader socialista rappresentava l’ideale morale e politico per un ambizioso e scaltro giovanotto come Tonino, desideroso di far dimenticare la sua umile origine ed entrare a far parte della gente che conta. Bettino incarnava proprio quel desiderio di mobilità sociale e soprattutto di arricchimento che inebriò le fantasie di tanti piccolo borghesi, stanchi dei cosiddetti “ideologismi” degli anni settanta e pronti a cavalcare la tigre di un rinato capitalismo capace in quei tempi di crescite "miracolose" anche nel nostro paese. 

Craxi grazie al suo indubbio carisma riusciva a catturare simpatie perché saldava al movimentismo sociale una visione politica autoritaria e verticistica, introducendo un mix di liberismo e capitalismo di stato, deregulation e lottizzazione selvaggia, e avviando quella personalizzazione della politica che rappresenta la vera novità della seconda repubblica e nella quale oggi sguazzano Berlusconi e Di Pietro. C'era poi anche un altro aspetto che seduceva di Craxi, quella sua aura da "uomo forte", da dittatore democratico che andava a solleticare quell’eterno fascismo che come un fiume carsico attraversa il sottosuolo del belpaese. E deve essere stata proprio la tendenza ad indossare gli stivaloni che in quegli anni conquistò l’ondulato “fascistoide” Di Pietro. 

Non a caso tra i memorabili successi di Craxi, Tonino cita proprio il famoso rifiuto di Sigonella, summa politica del Bettino statista che alle facili orecchie del populismo italiota suonò come lo squillo di tromba dell’orgoglio nazionale ma che fu in realtà un fuoco d’artificio demagogico spento da una congerie di altri miserabili asservimenti al padrone americano. Chi scrive negli anni 80 era già abbastanza grande e ideologicamente formato al punto da aver attraversato quel decennio con il naso turato, disgustato non solo dal rampantismo socialista ma anche dal fenomeno gemello del consumismo berlusconiano, al quale proprio in quegli anni abbiamo imparato a guardare con sommo disprezzo. 

Per questo abbiamo esultato quando scoppiò Tangentopoli e per questo abbiamo tifato per Mani pulite. Non sapevamo ancora quando guardavamo trepidanti in Tv quel giovane e battagliero magistrato dall’eloquio ingarbugliato che sortilegio politico stesse per generarsi. Così come non sapevamo che quel giovanotto con la toga ancora indosso, dopo Craxi avrebbe guardato con simpatia anche il figlioccio e continuatore politico di Bettino, Silvio Berlusconi, per il quale nel 1994 votò, pronto anche a diventarne un ministro. 

Per capirlo ci abbiamo messo qualche anno, ostacolati da una sinistra che incautamente aveva sposato proprio certi craxismi, desiderosa di sbarazzarsi della propria storia e pronta a svendersi al primo acquirente. Di Pietro con il suo confuso populismo, la sua insuperabile ambiguità, il suo scaltro opportunismo e la sua smodata ambizione, è figlio di quei torbidi anni. Anni che sembravano un’aurora ed erano solo un mesto tramonto che ci ha fatto piombare nella notte attuale. Resta da capire il perché di questa rivalutazione filocraxiana di Di Pietro. 

Secondo qualche commentatore si tratta di una volontà di differenziazione politica. Ma differenziazione da chi? Da D’Alema, da Fassino, che Craxi hanno rivalutato ormai da anni dicendo che aveva politicamente ragione? Da Napolitano, che ha detto le stesse cose venendo peraltro aggredito da Di Pietro? No. Semmai è l’esatto opposto. Il rais molisano è in cerca di omologazioni, di legittimazioni al centro e per far questo, visto che si avvicinano le elezioni, è pronto a svendere anche la sua tradizione “giustizialista”. 

Di cosa ha paura? Che il Pd lo tagli fuori a favore dell’Udc? Solo in parte. Sa benissimo che Bersani non vuole tagliare fuori nessuno, semmai vuole inglobare tutti, da Casini a Vendola, confinando all’esterno solo gli impenitenti comunisti. La rivalutazione craxiana di Di Pietro infatti ha solo questo squallido significato: Bettino è stato un grande perché ha saputo liquidare la sinistra pur restando a parole uno di sinistra. Una truffa politica che ha conquistato Tonino. 

Questa dunque è l’unica differenziazione che riesce a Di Pietro: quella dalla sinistra cui ha rubacchiato qualche voto in questi anni, flirtando con la Fiom e sputacchiando a Marchionne ma della quale ha ancora una fottuta paura, roba da farsi il segno della croce quando sente la parola “comunismo”. E’ con questo viatico che l’ex eroe di Mani pulite con il cappello in mano, dopo tre anni passati a girovagare tra le “sterili” proteste di piazza, tra precari e cassaintegrati, ha ricominciato a bussare alla porta dei grandi partiti in cerca di un posto a tavola. E con questo splendido biglietto da visita può stare certo che i tanti leader pentiti della sinistra glielo concederanno subito. Anche in nome di Bettino. Buon appetito Tonino.   









Alberico Giostra

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Commenti
enrico della gatta 2011-09-26 14:48:56

La cosa squallida non è tanto ciò che Di Pietro tenta continuamente di fare con alleanze che poi tradisce puntualmente dopo averle sfruttate per propri tornaconti, ma costoro che glielo consentono di fare tutto ciò, pur avendo radici storiche nella sinistra e nelle lotte per conquistare cultura, pluralismo e ....altro, oltre che democrazia agita. Quindi, oggi, la sinistra, così ancora detta, fa solo VERGOGNARE tutti coloro che hanno tanto lottato, per aver, non solo, consegnato l'Italia a un commerciante di basso livello come Berlusconi, oltre che per continuare a rivolgersi anche ad un Di Pietro per possibili alleanze pur sapendo bene che panni veste. Invece di attuare un vero Congresso Nazionale con UMILTA', dal quale tirar fuori Nuove Figure Politiche degne di questo nome e Programmi Globali nei quali Credere e Far Credere i Cittadini. Altra cosa, poi, veramente scandalosa, credo, sia l'elevata TOLLERANZA di Napolitano nel far passare espressioni pubbliche contro leggi dello Stato, la Democrazia e la Costituzione, soprattutto, da parte di Berlusconi e i suoi Ministri(Governo), oltre che contro suoi comportamenti da parte di altri, tra cui, credo, anche Di Pietro.
Che senso ha, allora, che Lui abbia ricevuto il "Giurare sulla Costituzione" per assume un incarico Istituzionale così elevato, anche per rappresentare il Paese nel Mondo? Cortesemente, SPIEGATEMELO!!!!!!
Grazie

 

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