Intanto partiamo dalla notizia buona: il centrosinistra, quello doc, quello senza Terzo polo, secondo un sondaggio Demos surclassa il centrodestra di nove punti. Il Pd arriva al 29,5%, il quattro per cento sopra il Pdl. In sei mesi il partito di Bersani sale di 5,2 punti.
E ora veniamo alle note negative, due soprattutto. L’Idv è dato al 9,2%, mentre Sel rispetto al febbraio scorso scende dall’8,2 al 5,3%. Ma soprattutto c’è un altro dato che colpisce: Antonio Di Pietro è schizzato in testa al gradimento tra i leader con il 39,4%, superando di poco Niki Vendola, ma anche Tremonti, crollato dal 54,5 al 37,8% e Bersani, il cui consenso dal giugno scorso è diminuito di quasi 5 punti, 30,4/34,7%.
Che cosa è successo? Tanto per cominciare la gente non ne può più di Berlusconi e soci e li vuole mandare a casa. E questo è senz’altro positivo. Il problema però, come nota anche Ilvo Diamanti, è che quella che esce fuori dal sondaggio è l’immagine di un paese “senza luce”, “senza governo e senza guida, che tuttavia non sembra disporre di alternative credibili”. Non a caso è in questa situazione che Antonio Di Pietro primeggia.
Da cosa è dipeso questo nuovo primato? Da quattro fattori: il primo è l’appannamento evidente di Niki Vendola. Il secondo è l’onda lunga dei referendum di giugno sui quali come al solito il rais molisano è riuscito a mettere il cappello. Il terzo è stato l’opposizione alla manovra fatta dal leader Idv con il solito protagonismo mediatico, vedi la vicenda dell’abolizione delle province. Il quarto è stato il caso Penati. Di Pietro continua ancora ad apparire presso gli strati più epidermici dell’opinione pubblica, che sono i prevalenti, come l’erede di Mani pulite, il giustiziere anticorrotti per eccellenza. E almeno in questo caso sappiamo quanto sia falso, visto che il leader Idv e l’ex sindaco della rossa Sesto erano ottimi amici.
L’aspetto più misterioso resta la flessione di Vendola. Che cosa diavolo è successo al rampante governatore pugliese appena reduce dall’ottimo risultato delle amministrative di maggio? Di sicuro ha influito il caso Tedesco, una vicenda per Niki senz’altro infelice e nella quale ha sbagliato sin dall’inizio, cedendo ai diktat dei Ds e di D’Alema e fidandosi dell’esponente ex craxiano.
Ma è anche probabile che a condizionare il gradimento di Vendola sia la crisi economica, di fronte alla quale l’opinione pubblica si mostra impaurita e tende istintivamente a scegliere soluzioni protettive, difensivistiche, rafforzando il centro dello schieramento. Non a caso il 35% degli elettori del Pd e quasi il 50% di quelli di Idv non hanno appoggiato lo sciopero della Cgil del 6 settembre, schierandosi sulle posizioni di Veltroni, Fioroni e Bonanni. La mancanza di luce di cui parla Diamanti è questa: la gente ha paura, non sa cosa chiedere per uscire dall’angoscia del default, non vede ricette e strategie e cerca consolazioni o soluzioni tanto forti quanto demagogiche. Il limite di Vendola in questa fase è consistito nel non offrire una strategia chiara e convincente contro la crisi, lasciando il pallino in mano ai soloni economisti che come al solito non ne azzeccano una, salvo tutelare gli interessi dei loro padroni.
L’altro aspetto fondamentale è la propaganda antipolitica sulla quale la grancassa dipietrista ha dato ancora una volta il meglio di sé. Vedi il caso dell’abolizione delle province, un episodio che si è rivelato una manna fortunata per il rais molisano e che ha colto in contropiede il Pd. Per la verità l’Idv ha presentato la proposta di abolire le province già nel 2009 e se ne è parlato adesso solo per una tempistica parlamentare, ma, grazie anche al megafono filodipietrista del “Fatto quotidiano”, Tonino è riuscito incredibilmente ad apparire l’implacabile nemico dei privilegi della Casta e il Pd il difensore. La seconda cosa può essere anche vera ma la prima, ormai lo sappiamo, è totalmente falsa. E che l’abolizione delle province sia una soluzione irrilevante ai fini di una svolta di sistema lo prova il fatto che anche l’Udc la chiede con forza. E il governo l'ha addirittura approvata.
Il punto critico di questo sondaggio dunque è tutto qui. Il centrosinistra è maggioranza nel paese ma lo è sacrificando la sua ala sinistra, il che vuol dire che ancora una volta, se andrà al governo con questi equilibri, si limiterà a fare da notaio agli interessi forti del paese e senza metterli in discussione, venendone travolto appena questi troveranno una soluzione politica a loro più confacente. Che poi è il copione di tutti o quasi gli esperimenti progressisti degli ultimi anni. Di questo copione è stato primo attore Antonio Di Pietro, un politico dal cui disinvolto trasformismo possiamo tranquillamente aspettarci il sostegno alla Fiom quando è all’opposizione e quello alla Confindustria quando è al governo. Ma questo ai profeti dell’antipolitica interessa poco.
...che si permette di fare l'editore di un partito serio come idv, nell'interesse dei cittadini....
Allora non hai capito proprio niente, Alessandro.