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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
 
News by Dire
02 Ottobre 2011
CARO DI PIETRO CHE DELUSIONE! LETTERA DI UNA MILITANTE VENETA SULLA CANDIDATURA DI CRISTIANO.

Egregio Onorevole Antonio Di Pietro, che delusione!

Quella delusione che fa cadere le braccia, che rende molli le ginocchia, che fiacca le forze, che ammutolisce, che rende amaro il sapore della fede politica, patetico il ricordo degli sforzi compiuti, delle energie profuse, dell’entusiasmo quasi infantile scaturito da un cuore (il mio) che credevo irrimediabilmente inaridito da decenni di crimini e misfatti in politica.

Perché in Lei, Onorevole Di Pietro, avevo davvero creduto. Conquistata da quell’impeto sanguigno e un po’ rustico che La rendeva vero e vicino, da quella Sua rassicurante incapacità di virtuosismi linguistici nei quali gli altri politici così spesso indugiano con malcelato compiacimento, rendendosi così invisi ad una persona comune come me.

Sotto la bandiera della pulizia e del rigore, dell’etica e dell’onestà, da Lei issata con vigore travolgente, con entusiasmo irresistibile, io e molti altri ci eravamo riuniti confidando in un sicuro cambiamento, in un definitivo riscatto di quei valori di cui il nostro Paese ha un disperato bisogno e di cui Lei ha fatto un vessillo di partito.

E allora perché tradire quanti, come me, hanno militato con insopprimibili e sempre nuove energie impegnandosi con dedizione alla diffusione del partito sul territorio, senza sottrarsi alla fatica e alle difficoltà incontrate lungo un cammino difficile ma stimolante?

Mi riferisco, Egregio Onorevole, alla candidatura di Suo figlio Cristiano alle prossime elezioni del Molise che tanta indignazione ha suscitato per la pregressa vicenda (mi riferisco alla questione Mautone) che l’avrebbe visto coinvolto in una torbida storia di favori e benefici in linea con il collaudato copione cui la politica italiana da sempre si attiene con incrollabile fedeltà.

Io non voglio, Egregio Onorevole, addentrarmi nel pantano dei tecnicismi giuridici che mi vedrebbero sicuramente perdente, vista la Sua specifica preparazione professionale e la mia incolmabile ignoranza in materia e, comunque, considero irrilevante l’iter processuale (mi riferisco al mancato rinvio a giudizio): l’intercettazione l’abbiamo sentita tutti ed ognuno ha potuto trarne le proprie conclusioni, magari diverse da quelle a cui sono giunti i magistrati.

Il punto è che la sola esistenza di un dubbio, anche se vago, che possa far sospettare la mancanza di trasparenza nella gestione della cosa pubblica avrebbe dovuto convincerLa a rifiutare la candidatura di Suo figlio Cristiano alle prossime elezioni del Molise e, ancor prima, ad impedirne il rientro nel partito - avvenuto senza clamore all’insaputa dei più dopo un’uscita cui era stata data ben maggiore risonanza - dando così prova di quella coerenza e di quel rigore che Lei tanto implacabilmente pretende dagli altri.

E poi, Egregio Onorevole, se di valori vogliamo parlare, che ne è di quel coraggio, di quell’abito morale che avrebbero dovuto condurre Suo figlio a sottoscrivere personalmente la propria arringa difensiva anziché demandarne il compito all’illustre genitore?

E di quell’altro principio, quello del “vox populi vox dei” che avrebbe dovuto democraticamente condurre a privilegiare, nella scelta dei candidati, le preferenze espresse dagli iscritti, dalla base, dai circoli sul territorio piuttosto che quelle imposte dal vertice, di quel principio che ne è stato?

Mi riferisco, ovviamente, alla candidatura del Dott. D’Ambrosio alle prossime elezioni regionali, preferita a quella del candidato proposto dal circolo di Termoli, così tristemente ignorata.

D’ora in poi, Onorevole di Pietro, quando parliamo di valori cerchiamo di farlo con il religioso rispetto che ad essi è dovuto, non con l’indifferenza blasfema che conduce al loro abuso.

Mediti, Onorevole, mediti.


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