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Alberico Giostra 03 Ottobre 2011
NIKI E TONINO MANO NELLA MANO.

La notizia è una di quelle che fanno male. Vedere una splendida piazza Navona come quella di sabato 1 ottobre a Roma applaudire calorosamente Antonio Di Pietro è stata infatti un’esperienza da dimenticare. Assistere poi allo spettacolo di un Niki Vendola che si associa convintamente ad un uomo che fino a 18 mesi fa lo considerava un residuato bellico, un governatore da rottamare al pari di Bassolino e Loiero, è qualcosa che come minimo disorienta. 

Che diavolo può essere mai accaduto per aver annebbiato fino a questo punto i sensi di quelli che consideriamo gente nostra, amici, fratelli, compagni con cui abbiamo sempre condiviso progetti, speranze, ideali? Può un tatticismo preelettorale portare ad un matrimonio così avventato e di convenienza? Che cosa diamine può aver spinto quella che ci ostiniamo a considerare la parte migliore del paese a dimenticare di colpo che se Berlusconi è ancora a Palazzo Chigi è solo perché il 14 dicembre 2010 due deputati eletti grazie a Di Pietro hanno votato per quello che fino a poche settimane prima mostravano di considerare il male assoluto? 

Pensate solo a come sarebbe diversa ora la nostra condizione se Berlusconi fosse caduto quel maledetto giorno. Sicuramente saremmo andati al voto in primavera e ora al governo ci sarebbe qualcun altro, comunque non Berlusconi. La nostra immagine nel mondo e i nostri conti pubblici ne avrebbero tratto beneficio ma soprattutto non proveremmo quella disperante sensazione di impotenza civile di fronte all’ostinata volontà del caimano di restare abbarbicato alla sua poltrona. Ebbene tutto ciò accade per responsabilità degli ex dipietristi Razzi e Scilipoti! Come è possibile rimuovere un episodio di questa portata? 

Come possono Vendola e i diecimila di Piazza Navona dimenticare l’infinita teoria di fughe dal partito di Di Pietro, le lettere deluse, indignate, sconcertate e irate dei tanti militanti che hanno toccato con mano quanto quel partito sia diverso da come appare nei mass media e quanto sia irriconoscibile l’ex pm quando lo si conosce da vicino anziché nei salotti tv ? Come può Vendola ignorare da chi è composta la classe dirigente locale dell’Idv, un partito fatto di moderati di centrodestra avvezzi a familismi da prima repubblica, privo di democrazia interna, dove non è possibile conoscere nemmeno il numero degli iscritti e i bilanci, e dove chi si permette di criticare i vari gerarchetti locali viene inesorabilmente espulso? Come possono Vendola e la sua gente dimenticare il voto dell’Idv a favore del federalismo leghista, la proposta di legge sul biotestamento di 9 senatori Idv identica a quella del Pdl, la proposta di legge per depenalizzare il bracconaggio? Come può Niki dimenticare che il suo orecchino è oggetto di continuo penoso dileggio da parte di tanti esponenti del vertice dell’Idv dove c’è chi pensa che sia giusto prendere le impronte ai bimbi rom?  

Tutto questo dovrebbe essere noto e almeno sembrava tale a quei cittadini che alle scorse amministrative hanno mostrato di saper saggiamente voltare le spalle ad un partito inguardabile come l’Idv. Poi sono arrivati i referendum del giugno scorso che la sbadata opinione pubblica ha attribuito tutti a Di Pietro, e allora Tonino è tornato a crescere nei sondaggi. E anche questo è pazzesco. Ma lo sa quella gente che Di Pietro era favorevole alla privatizzazione dell’acqua pubblica e alle centrali nucleari? Che era favorevole al ponte sullo stretto, che da ministro ha dato il via libera ad un’autostrada voluta da Formigoni e dal Pdl, la Brebemi, e non ha revocato gli appalti Tav a quelle imprese che li avevano avuti senza gara, nonostante il consiglio di stato gliene avesse dato la possibilità? Lo sa quella gente che Di Pietro ha piazzato uomini del suo partito nel Cda dell’Anas e in quelli di altre autostrade come un qualunque ministro democristiano di altri tempi? C’è qualcuno che può verosimilmente pensare che i casi Carrara, De Gregorio, Razzi, Scilipoti, Porfidia, Misiti, siano episodi casuali e che si possa escludere che una volta in parlamento Di Pietro non treschi lui stesso con la destra tradendo Vendola e il centrosinistra? 

No, nessuno lo può escludere, eppure in pochi riescono ancora a rendersi conto di quanto Di Pietro sia diverso da ciò che riesce ad apparire grazie alla credibilità che gli regalano opinion maker come Travaglio, Santoro, Furio Colombo e altri. A nulla o quasi sembra siano servite le inchieste di Micromega e de L’Espresso, il lavoro capillare di questo sito sui tanti episodi critici che hanno minato la falsa immagine a tutto tondo del rais molisano, l’ultimo dei quali la candidatura del figlio. E’ evidente che Vendola ha stretto questa intesa come risposta al continuo traccheggiamento del Pd verso l’Udc e il terzo polo ma è altrettanto vero che Vendola non può rispondere con un errore ad un altro errore. Il centrosinistra non può pensare di vincere le elezioni con un Di Pietro forte. Non è mai accaduto. L’Idv va bene solo quando vince il centrodestra. E’ questa la regola fissa di tutte, ripetiamo, TUTTE, le consultazioni elettorali cui ha partecipato il partito dell’ex pm dal 2001 a oggi. Perché le prossime dovrebbero andare diversamente? 

Ma quanto accaduto a Piazza Navona ci spinge a chiederci anche che cosa stia diventando Niki Vendola, in quali direzioni stiano veleggiando le sue alate narrazioni. Il governatore pugliese è una gran brava persona, almeno umanamente non ha nulla a che spartire con il 90% del ceto politico italiano, Di Pietro compreso. Le sue vittorie in Puglia ci hanno entusiasmato e sono apparse una sorta di miracolo, pari a quelle di Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris. Il miracolo è consistito nell’intercettare i favori dei ceti moderati e persino di destra, esattamente quello che non è mai riuscito al mascellare manettaro Di Pietro e al sottile D’Alema, entrambi ostili a Niki durante le primarie. 

Dopo Vendola e De Magistris non solo la Puglia e Napoli appaiono diverse ma tutto il Sud appare ora in grado di trasformarsi da quella tomba di ogni progresso civile che è sempre stato in un promettente laboratorio di innovazione politica. Tuttavia nell’ascesa di Vendola avvertiamo da tempo un retrogusto vagamente retorico, un’enfasi sentimentale e anche una sorta di populismo a bassa intensità. Il sospetto è che Vendola sia condizionato dall’idea di piacere molto e che soprattutto voglia piacere sempre di più. Questa però è una strada scivolosa che Niki deve abbandonare. 

Il futuro prossimo del centrosinistra passa da Vendola. Solo il leader di Sel ha la possibilità di garantire ad una coalizione progressista concrete chances di vittoria e insieme rappresentare un terminale delle tante idee che la sinistra sta elaborando dal basso per risanare il paese. Solo in questo modo un centrosinistra al governo può evitare di riconsegnare al riflusso e alla delusione le aspirazioni di chi lo sosterrà, diversamente da quanto accaduto con i governi Prodi, D’Alema e Amato. 

Per questo motivo Vendola deve evitare di associarsi a Di Pietro e all'Idv. Semplicemente paradossale appare infatti l'idea che lui e il rais molisano vadano a costituire quell'ala di sinistra in grado di compensare lo spostamento verso il centro del Pd. Paradossale non perchè Di Pietro dica di non essere di sinistra, perchè quello che dice il leader dell'Idv non conta, ma perchè non lo è davvero e soprattutto perchè non si sa bene che cosa sia. L'unica cosa che si sa è che gli piace fare fessi gli alleati. Se a Vendola sta bene...

 

 

 

 

 

 

Alberico Giostra

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