Il Tribuno
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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
 
News by Dire
16 Ottobre 2011
UN MILITANTE PUGLIESE, CHE PER MESI HA INSULTATO "IL TRIBUNO.COM", E' STATO ESPULSO DALL'IDV PER AVER DETTO E SCRITTO LE STESSE COSE CHE IL NOSTRO SITO HA SEMPRE SOSTENUTO. OVVERO CHE IL PARTITO DI DI PIETRO E' UNA MONARCHIA ASSOLUTA CHE CALPESTA I VALORI
 LA STRUTTURA FEUDALE CHE GOVERNA IDV, LA SUA RECENTE DEGENERAZIONE DI CASTA, NOI POPOLO PUGLIESE DELL'IDV E LA PROPOSTA DI DE MAGISTRIS SONO I POPOLI NON I PRINCIPI A FARE LA STORIA Ho piu' volte criticato il metodo di Alberico Giostra(su"Il tribuno.com") di analizzare le vicende IDV dall'alto, basandosi solo e sempre sui "principi", classificando fra essi buoni e cattivi in base a valutazioni del tutto astratte dalla storia, dai "popoli" che la fanno, e dal ruolo che in essa i personaggi politici svolgono, nella societa' come nelle istituzioni. Una analisi superficiale, che resta ferma là dove parte, e interpreta la storia, i fatti politici, le vicende dell'IDV come se dipendessero dalla bonta' o cattiveria di Di Pietro o qualche altro suo personaggio. Un metodo di analisi che non coglie per niente le dinamiche reali che stanno alla base degli accadimenti esteriori, dei poteri emergenti. DI PIETRO NON HA MAI FATTO POLITICA VERA Di Pietro non e' un buon organizzatore perche' non ha alcuna esperienza politica di base, di movimenti, non ha mai costruito dal basso; ma ha solo ricevuto adesioni elitarie alla sua notorieta' giudiziaria prima, e poi ed a tuttora adesioni a IDV da parte di predatori di seggi muniti di pacchetti di voti clientelari da investire. Di Pietro, a digiuno di esperienze di lotta nel mondo reale, non ha saputo stimolare la formazione di una struttura democratica e di una classe dirigente effettiva espressione della tantissime adesioni di base al nuovo partito di opposizione. Per cui la struttura decisionale del partito e' sempre rimasta in mano ai suoi fondatori e loro rispettivi affiliati, ne' alcuno di loro ha mai posto all'ordine del giorno la sola previsione di momenti di discussione e decisione collettiva delle scelte politiche. Ne' cio' poteva avvenire, poiche la democrazia cresce solo per spinta del popolo e di chi dentro il popolo sta, e non certo ad opera di chi del popolo se ne serve soltanto. CHI COMANDA IN IDV Ma non si pensi che le scelte interne al partito, i commissariamenti, le candidature siano appannaggi del solo Di Pietro. Tuttaltro, "cattiverie" e provvedimenti "fascisti", illeciti rispetto alle stesse garanzie del pur oligarchico statuto, quandanche sottoscritte da lui, sono frutto e risultato del sistema di potere oligarchico costruitosi intorno a lui come una sorta di monarchia feudale, in cui, per statuto, se ' vero che tutto il potere sta nella "presidenza" "o" nel "presidente"(come precisano parecchie norme dello statuto) che sceglie dall'alto i candidati al parlamento, i regolamenti tutti e quantaltro gli aggradi, ad onta di qualsivoglia differente legittima scelta territoriae; e' altrettanto vero che gli unici che per statuto nessuno puo' toccare , nemmeno il presidente, sono i membri della presidenza (Belisario capogruppo senato, Donadi capogruppo camera, Orlando portavoce nazionale, la Mura tesoriera, Rota e Messina dell'ufficio UNO, Rinaldi capogruppo europeo e Costantini ) che coincidono quasi tutti coi fondatori costituenti il partito, i quali hanno imposto una loro democrazia a tutela del proprio potere dentro IDV. LA STRUTTURA FEUDALE Un potere quello dei feudatari, ognuno dei quali all'origine ha avuto(ovvero contrattato) il controllo di una o piu' regioni, ramificato nei territori tramite vassalli affiliati. A tutela dei quali ciascun feudatario di volta in volta interviene presso il burattinato(in tale ruolo interno) Di Pietro. Esattamente come avvenuto in Puglia allorche' il vecchio coordinatore reg.le on.Zazzera(vassallo di Belisario) sconfitto dalla nascente democrazia del popolo militante, si e'rivolto al suo feudatario Belisario per chiedere il commissariamento del nostro coordinamento regionale, cosa non riuscita fino ad allora al solo vassallo Schiavone anche lui perdente nell'organo collegiale che lo aveva isolato e bloccato nella sua attivita' di capogruppo in regione volta solo all'ottenimento di cariche in danno degli interessi della popolazione). Di Pietro che nel subire (senza nemmeno conoscere le situazioni) la volonta' dei feudatari riesce solo a fare il furbetto,ha firmato, ma, con l'occasione ha approfittato per designare commissario il suo fido teramano (figlio di una Di Pietro non meglio identificata) che pare destinato a beccarsi il seggio di Bari quale parlamentare di sua stretta osservanza. IL RUOLO SOCIALE DEI VASSALLI QUALI ELETTI AL SERVIZIO DEL POTERE La giusta linea politica nazionale dell'IDV di difesa e di lotta per la realizzazione dei principi costituzionali di legalita', trasparenza, giustizia e solidarieta' sociale, la piu' intransigente moderna concreta e scevra da deleterie ideoligicizzazioni apparsa negli ultimi decenni, quella che ha spinto tanti militanti ad aderire al partito di Di Pietro, e tanti elettori a votarlo, viene da sempre capovolta nei territori dai comportamenti dei vassalli che fanno l'esatto opposto di tali principi; vassalli quasi sempre provenienti da altri partiti e che una volta eletti per IDV continuano a tutelare interessi diretti o indiretti dei potenti che cementificano e inquinano territorio e pubbliche amministrazioni. Certo nei territori vi sono eletti e dirigenti espressione del popolo che si battono da sempre per la difesa del territorio, di chi lavora, di ogni oppresso, e che vogliono continuare a farlo in IDV, che ci sono entrati proprio per questo. Ma avviene che allorche' c'e' da sostenere una posizione(una delle tante necessarie ed indispensabili) di attacco diretto a interessi forti, in sostanza fare quel che Di Pietro fa a Roma, il potere costituito nell'istituzione coinvolta si appella al vassallo locale dell'IDV, personaggio di casta che di quel potere gode se non ne e' parte(spesso gia'da prima di entrare in IDV), e il vassallo locale fa partire il ricatto nei confronti di chi ha osato attaccare i suoi alleati, ovvero dall'opposizione i potenti con cui il vassallo tratta contratta e trae benefici di clientela elettorale. L'eletto quasi sempre si piega, e idi conseguenza si pone anche lui contro il suo popolo militante; ma a volte finisce per lasciare il partito, un partito governato in modo feudale che non consente ricorso a dibattito e democrazia per valutare le scelte. E dove ogni ricorso a Roma e' filtrato attraverso feudatari che tutelano i loro vassalli. Ma quelli che numerosi lasciano in tali occasioni il partito sono i tanti militanti impegnati che vedono calpestati i principi a cui hanno orientato politicamente le scelte loro e dei loro concittadini. E insieme a loro scompaiono le adesioni elettorali che sarebbero state tre volte di piu' se in luogo dei vassalli ci fossero stati dirigenti espressi democraticamente dalla militanza, come gli exploit di Vendola e dei 5 stelle dimostrano. UN PARTITO IN MANO A UNA CASTA DI PLURIINCARICATI: IL PARTITO DEGLI ELETTI Siccome i vassall locali sono gente entrata in IDV per arraffare seggi e cariche, per continuare a farlo devono mantenere il controllo del partito eliminando ogni concorrenza avanzante che potrebbe scalzarli in tale ruolo; e per questo quasi sempre oltre quello di coordinatore regionale o provinciale occupano una o piu' cariche elettive. Le cariche elettive, ed il connesso potere clientelare, servono a mantenere la clientela nel partito; ed il controllo del partito e delle candidature e cariche in esso serve per mantenere le cariche elettive per se'(prima fra tutte quella parlamentare), ed evitare di perdere l'investitura del feudatario, in un partito in cui Roma fa quello che vuole....Nell'ambito di una guerra per bande per le poltrone che in ogni territorio si crea fra vassalli ed aspiranti vassalli. Comme avvenuto in Puglia fra il vecchio coordinatore Zazzera e l'emergente Schiavone, fino a quando, dopo l'isolamento di entrambi nel coordinamento regionale che aveva deliberato l'attuazione dei principoi stabiliti in congresso attraverso la redazione di specifici dettagliati regolamenti (divieto di doppi incarichi, candidature decise democraticamente dagli organi territoriali, incontri obbligatori eletti-elettori di partito ecc..) , non si sono alleati ricorrendo ai loro feudatari (Belisario per Zazzera, e Messina pare per Schiavone) per chiedere lo scioglimento del nostro coordinamento reg.le. Senza alcuna conosciuta ed esplicitata delle serie motivazioni statutariamente previste per tali eccezionali situazioni, che non fosse il bisogno di tutelare il potere feudale dei due vassalli locali, e con esso quello dei feudatari. Non a caso il primo ed unico atto politico concreto(in una situazione grave e politicamente importante come quella di Puglia!) del commissario in tre mesi e' stato quello della(altrettanto illecita immotivata ed assolutamente invalida in quanto di competenza esclusiva del collegio regionale di garanzia, pienamente in carica) espulsione di Biagio Elefante, cioe' di chi maggiormente aveva suscitato ed organizzato la chiamata a raccolta dei tanti militanti pugliesi prima isolati e maltrattati, intorno alle mozioni(costruite dal basso con dibattiti e sintesi vere) che hanno vinto prima il congresso provinciale di Bari e poi quello regionale, e isolato quindi i due vassalli nel coordinamento regionale, dove Schiavone, era stato abbandonato pure dal segretario Sebastiano De feudis da lui appoggiato in funzione antizazzera, ch aveva ultimamente sposato in pieno,insieme ad ex zazzeriani, la battaglia di democratizzazione del partito in uno a quella di effettiva dipietrizzazione della nostra presenza in regione, disattesa da Schiavone. Una chiamata a raccolta che minacciava l'intera oligarchia romana con la dichiarata prospettiva di portare l'attacco democratico all'intero partito nazionale. DE MAGISTRIS E IL NUOVO PARTITO Le scelte "fasciste" contro il partito pugliese lo hanno semidistrutto, sfiduciando la maggioranza dei militanti, che non voteranno mai piu' vassalli come Zazzera e Schiavone e i loro valvassini locali, alcuni segretari provincialii per primi, che si sono letteralmente venduti per qualche promessa di miserabile poltrona futura. De Magistris annuncia di voler creare un nuovo partito, un partito di veri valori. Anche Di Pietro creo' un nuovo partito , e anche Di Pietro continua a enunciare veri valori. Ma difficilmente i tanti militanti delusi dai feudatari dell'IDV potranno aderire ad un partito che replici la monarchia statutaria interna dell'IDV, che e' all'origine della sua crescente involuzione. Difficilmente potranno aderire ad un partito che non preveda la piena e totale democrazia delle scelte, senza riservare potere alcuno a suoi fondatori- padroni. Se De Magistris intende davvero porre la sua notorieta' e il consenso raccolto al servizio della nascita di un nuovo partito di veri valori, deve in tal esplicito e concreto senso muoversi. E conentemente lasciare che questo nuovo partito nasca e cresca senza padroni, e sia direttamente costruito dal basso realizzando nel dibattito vero la sintesi ad opera di tutti quei militanti che vi aderiranno (e solo militanti e non piu' tesserati astratti da ogni impegno politico). LA DERIVA REAZIONARIA E DI CASTA DELL'IDV Un partito governato non democraticamente all'interno, abbiamo sempre sostenuto noi militanti pugliesi, non puo' operare democraticamente all'esterno, e finisce per operare contro gli interessi del popolo. Il capovolgimento dei valori enunciati, finora era avvenuto solo nei territori ad opera dei vassalli e valvassini locali. Ma ora, e ad opera della stessa struttura feudale che governa (quasi sempre illecitamente e in violazione degli stessi principi statutari e delle stesse scelte politiche dichiarate nelle enunciazioni ufficiali pregresse) IDV, questo capovolgimento dei valori ha coinvolto anche la linea nazionale del partito. Mentre infatti tutto il popolo italiano condanna la casta e chiede di riavere il diritto di voto e di scelta, l'oligarchia feudale trascina Di Pietro(anche lui vincolato al bisogno di "mantenere" feudalisticamente parenti amici e stretti affiliati di casta) nell'attacco al diritto di libero voto che la casta politica sta portando col referendum per il ritorno all'uninominale coi candidati scelti tutti e solo dall'alto; nell'intento di legittimare quale scelta del popolo la soppressione (per un altro decennio) del diritto di voto. Ormai la deriva reazionaria dell'IDV da partito dei valori a partito di casta, risultato inevitabile della sua struttura feudale antidemocratica, sembra irrimediabilmente avviata.BIAGIO ELEFANTE

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