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Alberico Giostra 18 Novembre 2011
PERCHE' DOBBIAMO RINGRAZIARE SILVIO.

E’ proprio vero Silvio Berlusconi ci ha reso tutti migliori e ha fatto del bene a un sacco di persone. Pensate a Fini e Casini ad esempio. Sembravano i suoi delfini, tutti li davano come i naturali successori del cavaliere e invece con il suo modo di fare il premier li ha talmente disgustati che ha tirato fuori loro delle doti sconosciute. Fini aveva firmato con Bossi una delle leggi peggiori della seconda repubblica, quella sull’immigrazione, un provvedimento criminogeno e fallimentare. 

Ma è bastato che il leader di Fli proseguisse la frequentazione del centrodestra monopolizzato da zio Silvio e dal leader del carroccio per prodursi nell’ex seguace di Almirante una tale crisi di coscienza da trasformarlo in un sostenitore del voto agli immigrati e in un nemico del reato di clandestinità. Un miracolo. Se tra qualche mese Fini rinnegherà anche la legge sulla droga che ha firmato con Giovanardi, un altro provvedimento disastroso, la metamorfosi sarà completa. 

E Casini? Il suo partito aveva talmente tanti problemi con la giustizia, soprattutto in Sicilia, che qualcuno leggeva l’acronimo Udc come “Ucciardone democristiano”, l’infelice slogan del 2004, “Io Centro”, veniva storpiato in “Io Dentro”, mentre quando sembrava che Casini volesse uscire dal governo di centrodestra, il suo appoggio esterno diventò nelle chiacchiere maligne, “concorso esterno”. Eppure anche Pierferdy ha conosciuto una sorta di trasfigurazione e il suo Udc sembra uno dei leopardi smacchiati di Bersani. 

Oggi lotta contro gli evasori fiscali quando fino a qualche anno fa Rocco Buttiglione andava dai commercianti a dire che “l’alternativa non era tra pagare le tasse o non pagarle, ma tra pagarle e chiudere bottega”. Un vero e proprio peana dell’evasione. Neanche Silvio aveva osato tanto. Ma chi l’avrebbe mai detto che Buttiglione e Pierferdy cambiassero così radicalmente idea? Non c’è dubbio è tutto merito di Berlusconi. 

Sua emittenza ha risvegliato la sinistra da un torpore decennale, con lui al governo quella radicale è tornata al 12% circa, e la parola comunismo ha ripreso ad esercitare un fascino da anni Trenta. Ciò che Veltroni ha distrutto lui ha pazientemente ricostruito. Grazie al suo disinibito uso del corpo femminile e alle Olgiettine di Arcore, le femministe hanno conosciuto una seconda giovinezza mentre le piazze si sono riempite come negli anni sessanta e settanta. 

I suoi famosi sdoganamenti si sono spinti così avanti che un giornalista di destra come Marco Travaglio, anticomunista e filosionista, è diventato l’idolo del popolo di sinistra, e lui che ha cominciato la carriera in un settimanale della diocesi torinese, adesso va a braccetto con un ex di “Servire il popolo” come Michele Santoro. Possono Craxi, Forlani, o De Mita vantare simili transustanziazioni ideologiche? Bettino al massimo ha risvegliato il trotzkismo di Flores d’Arcais che negli anni ottanta scriveva con Giampiero Mughini libri contro il sinistrese del movimento. E Ciriaco, al di là di una passioncella senile per lui di Eugenio Scalfari, non è riuscito ad andare. 

La nausea, il voltastomaco, i rigurgiti gastrici provocati da Berlusconi in questi 17 anni hanno raggiunto livelli così intollerabili che il Caimano è riuscito a rendere digeribile al popolo di sinistra persino un governo di centrodestra. Perché il ceto medio riflessivo, quello che vota Vendola e il Pd e che legge anche L’Espresso e Il Manifesto, penserà pure che il governo Monti è il governo della Bce e di Goldman Sachs, che ce lo metterà a tutti nel didietro con la vaselina, ma però che sollievo che prova  nel vedere finalmente ministri dalla faccia perbene, come gode nel sapere che invece di un’ex soubrette come Mara Carfagna tra i banchi del governo siede una docente universitaria come Elsa Fornero, che Saverio Romano, inquisito per mafia, è stato sostituito da un onesto dirigente ministeriale come Mario Catania, e che, udite, udite, non ha mai avuto problemi con la giustizia. 

Tutto questo amici dobbiamo ammetterlo: è merito di Silvio. Una sola cosa non è riuscita al cavaliere. Portare a termine la trasfigurazione di Antonio Di Pietro. E’ vero, molto dall’ex pm ha già ottenuto. Se solo pensate al Di Pietro di oggi e a quello che nel 1994 votava Forza Italia e nel 1995 confessava ad Elio Veltri di considerare Berlusconi un perseguitato della magistratura, al punto di andare ad Arcore a dirgli che lui non era d’accordo con l’invio del famoso avviso di comparizione al G7 di Napoli, ebbene, dobbiamo ammettere che Tonino a Silvio qualche soddisfazione gliel’ha data. 

Ma purtroppo con queste dimissioni l’ex premier ha lasciato il lavoro a metà. Gli è bastato mollare la presa ed ecco che l’antico amore del rais molisano per il fondatore di Milano 2 e con il quale aveva condiviso la passione per Bettino Craxi, è tornata a galla, al punto che sul governo Monti l’Idv ha assunto la stessa identica posizione del Pdl: appoggio condizionato, votiamo la fiducia sì ma ci teniamo le mani libere, pronti se serve a scendere in piazza. Due gocce d’acqua. Per Silvio è stato un vero peccato: ancora un paio d’anni e chissà quanti altri deputati avrebbe sfilato a Tonino. E a quel punto il popolo di sinistra al cavaliere avrebbe davvero dovuto fare un monumento equestre. Ma chissà che quello che non è riuscito a Berlusconi riesca a Mario Monti. 

 

  

Alberico Giostra

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Commenti
Roberta Leonetti 2011-11-20 14:08:31

Lasciate in pace Di Pietro, per ora, fosse anche solo perchè ha rotto un silenzio stagnante

 

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