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Alberico Giostra 22 Novembre 2011
TRAVAGLIO, QUO VADIS?

Molti pensano che scomparso politicamente Berlusconi, i più accaniti antiberlusconiani, quelli che avevano fatto della resistenza al Caimano il loro core business, resteranno disoccupati e la loro stella si offuscherà. Ovviamente il pensiero corre subito a Marco Travaglio e agli amici del Fatto quotidiano, ma anche ad Antonio Di Pietro. Gente che secondo qualcuno avrebbe tutto da perdere se l'Italia diventasse finalmente un paese normale. Finora abbiamo pensato che questa ipotesi fosse una sciocchezza, almeno per quanto riguarda Travaglio e il Fatto, se non altro perchè l'Italia un paese normale non lo è stato mai e non lo diventerà mai e per questo motivo giornalisti coraggiosi come Marco non resteranno mai senza ispirazione. Eppure alcuni episodi di questi giorni avvalorano il sospetto che la prospettiva di una caduta di interesse per Il Fatto e Travaglio possa invece realizzarsi. 

Il primo riguarda un passaggio dell’editoriale “Super Mario Bros” del 12 novembre in cui Marco attacca direttamente gli italiani: “è soprattutto ai liberatori stranieri che il governo Monti piace e deve piacere. Non certo a un popolo che ancora tre anni fa dava il 40% alla Banda B&B e il 34 al Partito Disperati”. Uno scivolone di gusto che da lui non ci saremmo mai aspettati. Prendersela con la gente direttamente trasmette una sensazione d’impotenza e di rabbia che contrasta con l’eleganza del tratto cui Travaglio ci aveva abituato. Insomma l’ha fatta fuori dal vaso. 

Il secondo episodio riguarda il j’accuse contro Corrado Passera a “Servizio Pubblico”. Il vicedirettore del Fatto se l’è presa con l’ex Ad di Intesa San Paolo attribuendogli una caterva di conflitti d’interessi che in realtà non c’erano più perché Passera si era dimesso dal vertice dell’istituto di credito e Travaglio lo sapeva. Che cosa avrebbe dovuto fare Passera oltrechè lasciare Banca Intesa: cancellare il suo passato? Travaglio in sostanza se la prendeva con l’ex braccio destro di De Benedetti perché non aveva rispettato una legge che non c’è e che lui avrebbe voluto che ci fosse, quella che impedisce al controllato di diventare controllore e viceversa per almeno quattro anni. Una legge che vale per le authority ma non per i ministri. Ma questo equivale a contestare un conflitto d’interessi e un’incompatibilità immaginari. Nella sua tirata Marco riusciva solo a provocare un po’ di risentimento nel vedere un signore, Passera, che guadagna cifre mirabolanti e che in assoluta continuità con Berlusconi, adesso è al governo. Che a dirlo sia però il liberaldemocratico e anticomunista allievo di Montanelli stride un pochettino. 

Il terzo episodio è contenuto nell’editoriale “Ehi sveglia”, in cui Travaglio si scaglia contro i suoi lettori criticandoli per non aver capito il pezzo sul governo dei tecnici. Anche questo pare di sognare a leggerlo. Quando mai uno come lui, amato e osannato come una rock star si scaglia contro i suoi fan? 

Il quarto riguarda un’altra reprimenda del vicedirettore de Il Fatto, quella contro il neo presidente dell’antitrust, Giovanni Pitruzzella. A far arrabbiare Marco è che Schifani abbia nominato, sia pur insieme a Fini, il suo avvocato. E in effetti vedere una cosa del genere fa male agli occhi. Il problema però è che in questa denuncia il giornale di Travaglio intanto ha indebitamente coinvolto il governo, (“Cominciamo male”, titolava a tutta pagina Il Fatto, come se anche il neopremier Monti avesse partecipato alla  nomina che, come è noto, spetta ai presidenti di Camera e Senato) e poi è rimasto da solo, abbandonato persino da un amico e compagno di strada come Antonio Ingroia. L’aggiunto palermitano insieme a Guido Lo Forte, si è affrettato a dichiarare che Pitruzzella è un fine costituzionalista e che insomma è l’uomo giusto al posto giusto, giudizio condiviso anche da molti altri autorevoli commentatori tra i quali Valerio Onida. 

Insomma se anche in questo caso concordiamo con Marco sul fatto che Schifani avrebbe potuto evitare di fare il nome del suo avvocato, non si può non notare che Travaglio sembra aver perso il tocco magico che ha sempre avuto. Persino quando ha ragione, e per noi su Pitruzzella ce l’ha, sembra fare cilecca. Allora è vero che senza Berlusconi Travaglio è destinato ad una rapida obsolescenza? 

Marco è un eccellente giornalista. Ha una straordinaria capacità di lavoro e sembra fare quello che fa con irrisoria facilità. E finora ha fatto molto. Noi siamo d’accordo con lui quasi sempre. Ci piace il modo in cui interpreta il mestiere di cronista, la voglia di avventurarsi in zone minate, il coraggio e la franchezza da guastatore, il suo tratto civile e impegnato. Se Berlusconi ha perso credibilità nel mondo è anche grazie a lui e a quelli come lui, perché se avessimo dovuto aspettare certi giornalisti di sinistra alla Sansonetti contrari a parlare degli affari privati del Caimano perché era “moralistico e di destra”, stavamo freschi. 

Con Marco non siamo d’accordo solo su due cose: Di Pietro e l’anticomunismo. Che Travaglio si ostini a voler fiancheggiare l’ex eroe di mani pulite rimuovendone le brutture è un grave vulnus alla sua onestà intellettuale. Per quanto riguarda l’anticomunismo noi non crediamo che Marco lo sia più di tanto. Un pò recita la parte. Forse perché attaccare Berlusconi da destra faceva più effetto ma in realtà Marco con questa destra italiana, con gli intestini magmatici e flatulenti del paese, con l’ipocrisia dei clerico-fascisti, non c’entra molto. 

Tuttavia l’appannamento di Travaglio c’è, è indubbio. Marco come ha scritto una sua lettrice appare “inacidito”. Da che dipende? Intanto dal fatto che il suo pezzo forte, la questione morale e giudiziaria, evaporato Berlusconi, passa in secondo piano, anche perché la preoccupazione per la crisi economica prevale su tutto. Hai voglia a ricordare che la corruzione pesa per 60 miliardi all’anno e che bisogna tagliare subito i costi della politica. Ciascuno di noi capisce che si tratta di questioni secondarie di fronte ad una crisi epocale che nasce dallo strapotere della finanza mondiale, un sistema inafferrabile in grado di decidere la vita e la morte di governi e nazioni con un semplice clic sul computer. Per navigare controcorrente in queste acque tempestose Travaglio non è la persona più indicata, servono altre professionalità, magari gente di formazione marxista, ovvero quanto di più lontano da Marco. Anche perché l’economia e la finanza sono l’antipolitica più efficace, molto di più di quella alla Grillo-Travaglio-Di Pietro. 

Poi c’è il governo Monti. Quello del professore bocconiano è un esecutivo che sta tagliando molta erba sotto i piedi al Fatto. E’ composto da gente di destra e perbene, esattamente quello che uno come Travaglio avrebbe auspicato e per ora gli italiani di centrosinistra lo guardano con rispetto. Troppo vivo è il ricordo delle vergogne berlusconiane per non tenere a bada almeno un po’ lo spirito critico. Ma a Travaglio Monti proprio non va giù e lo tratta come un fastidioso diversivo. Che cosa dice in sostanza Marco? Che questo governo non ha futuro perché dipende dai voti del Pdl e i dipendenti di Berlusconi a Montecitorio e Palazzo Madama gli impediranno di fare le cose buone e giuste. Che per lui sono solo quelle rivolte a contrastare Berlusconi e i suoi lanzichenecchi. 

E’ un argomento che ha una verosimiglianza meramente aritmetica e che però appare viziato da uno sterile infantilismo, ed è la spia di una certa estraneità di Travaglio alla politica, come un retrogusto qualunquista. Marco sembra voler ignorare che non è possibile cambiare la composizione delle camere senza andare a votare e sembra voler ignorare che andare a votare in queste condizioni sarebbe pericolosissimo. Lo spread con i Bund arriverebbe a 700 punti. Il default, ammesso e non concesso che Monti lo possa evitare, sarebbe certo. E’ questo che Travaglio vuole? Il voto subito? Solo per consegnare qualche deputato in più al suo amico Di Pietro? 

Anche al Manifesto ci si divide su Monti. Marco Revelli dice che bisogna baciare il rospo, Giorgio Cremaschi dice che contro questo governo bisogna lottare come contro il governo Berlusconi. Ma può uno come Travaglio arrivare a posizioni come quelle del sindacalista della Fiom? La “crisi” politica de Il Fatto quotidiano e del suo demiurgo è tutta qui: Monti può essere contrastato solo da sinistra, una sinistra vera, no global, antiliberista e antisistema. Attaccarlo in altro modo, avendo tra i piedi, ad esempio, l’ondivago Di Pietro, fino a ieri iperliberista, rischia di farti ritrovare in pessima compagnia, quella di Bossi e Berlusconi. Ma in fondo Marco nel ’92 non ha votato Lega? 

Alberico Giostra

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Commenti
Stefano calamassi 2012-04-10 11:46:39

Caro Alberico, leggo solo ora il tuo bellissimo articolo che leggo solo ora e che condivido quasi in toto. Grillo, Travaglio, Di Pietro, Vauro e chissà quanti altri sono l'espressione più alta del qualunquismo nazionale. Pensa a Di Pietro, uomo dichiaratamente di destra per formazione e cultura che tutti i giorni cinguetta con la Fiom, Vendola, Diliberto e Ferrero solo per poter rosicchiare qualche voto al PD. Tutti i santi giorni partecipa a qualche dibattito in tv e quando non è in tv lo ritrovi alla radio con quel suo parlare da finto contadino inserendo parole dialettali e alla buona solo per affezionarsi qualche voto. Travaglio ora probabilmente non avrà più la possibilità di scrivere i soliti libri su B e allora deve trovare un nemico ad ogni costo. Qualcuno cui possa spulciare negli archivi alla ricerca di qualche frase detta magari venti anni fa.
Hai mai sentito parlare questi personaggi dei problemi che stringono questo paese, oppure della Siria? Io mai. Quando poi scoppierà il caso dei fondi IDV, stai sicuro che verrà fuori come riusciranno a giustificarsi?. Un caro saluto Stefano

P. Surini 2011-12-01 10:56:16

Carissimo Alberigo, rimango stupito dalla sua costanza nel riuscire sempre e comunque ad inserire il nome di Antonio Di Pietro in qualsiasi scritto. E certo fa sorridere imputare a Sansonetti alcune colpe quando su questo sito si invitava a non seguire l'Italia dei Valori nella strada suicida dei referendum, proprio quei refendum che segnarono il declino (definitivo?) di Berlusconi.
Mi complimento, davvero, con la sua abilità nel parlare di Adp. Rifletta sul "fatto" che mentre lei riusciva in un a rticolo a citare 6 volte ADP in una breve lettera a Travaglio, nel giornale di quest'ultimo, alla stessa data veniva citato meno volte.
Faccia la cortesia ai suoi lettori di scrivere qualcosa di caccia, pesca, moda e vediamo se anche il quel caso riuscirà a parlare del "grande satana".
Visto che capita che si facciano piccoli controlli sulle persone, posso anticipatamente dirti che il mio reato più grande è una multa atac non pagata del 1994. Eh già puoi darmi del prescritto e magari farci un post.

alberico giostra 2011-11-26 21:24:01

Marco Travaglio mi ha fatto sapere che ha votato Lega nel 1996 e non nel 1992.

gabriele 2011-11-26 11:32:19

Adesso, finalmente, la gente arrivera' a capire che i problemi del paese non sono causati da Silvio Berlusconi ma da tutti quei Silvio Berlusconi che ci sono nel panorama politico italiano.

Fino a che sei al 6% e non hai incarichi nazionali, e' facile nascondere, con il COMPLICE occhio distratto di Travaglio, tutte le malefatte del partito.

Ma quando entri al Governo in coalizione, hai ministeri da gestire e una classe politica selezionata con il metodo che ha generato Razzi e Scilipoti, e' IMPOSSIBILE che la gente non capisca di che pasta e' fatto Di Pietro.

Ma basta guardare alla sua accusa piu' inflazionata: Berlusconi e' entrato in politica per farsi i fatti suoi.

A voi che leggete il Tribuno, non vi viene di rispondergli: Tu invece sei entrato in politica per farti i fatti tuoi e quelli di tutta la tua famiglia?

A me mi viene eccome e non sapete cosa darei per dirglielo in faccia davanti a milioni di persone, in piazza ad una manifestazione o in televisione quando siede vicino al carissimo amico, un po' miope, Marco Travaglio.

Dovra' quell'uomo voltare lo sguardo altrove ora che il perfetto capro espiatorio Berlusconi si e' offuscato... e allora cadra' anche la sua maschera di paladino della legalita'.

 

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