Il Tribuno
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Alberico Giostra 07 Dicembre 2011
ARRUFFA POPOLO ALLA RISCOSSA

Sembra che Bersani sia arrivato al punto di voler rompere con Antonio Di Pietro. L’ex pm ha attaccato il Pd perché si è permesso di fare qualcosa di diverso dall’Idv, come appoggiare il governo Monti, e lo ha accusato, tanto per cambiare, di inciuci con il Pdl, rinfacciandogli come fa da quando il Pd esiste, che è lui il vero beniamino dalla base piddina, quella base genuinamente popolare e di sinistra che non ne può più dei tradimenti dei suoi dirigenti maneggioni. 

Speriamo che il leader del Pd non cambi idea e stavolta lasci andare davvero per la sua strada il rais molisano. Purtroppo c'è da temere seriamente che Bersani perdonerà ancora una volta Di Pietro e finirà per rimettere insieme i pezzi della disgraziata foto di Vasto. Con la caduta di Berlusconi e la nascita del governo Monti i vertici del Pd hanno tutti gli strumenti per capire chi sia davvero l’ex pm, insieme al cavaliere e Bossi, uno dei tre alfieri del populismo autoritario della seconda repubblica. L'unico disegno di questi tre demagoghi di fronte ad una crisi devastante è giocare allo sfascio puntando tutto sul fallimento del professore per miserabili tornaconti elettorali. Mai come in questa fase, infatti, Pdl-Lega e Idv si assomigliano come gocce d’acqua. 

Berlusconi appoggia il governo Monti ma con i suoi 300 deputati lo serra in una stretta mortale impedendo provvedimenti severi nei confronti delle fasce di popolazione benestanti e dando il via libera a quelli che colpiscono i ceti medio-bassi. Il suo disegno è lo stesso dei repubblicani americani che sfruttano la maggioranza in un ramo del Congresso per impedire l’approvazione di azioni di risanamento, e poi addossare in campagna elettorale la colpa della crisi ad Obama. Allo stesso modo il cavaliere punta a far ricadere il peso delle misure draconiane del professore sulle spalle del Pd e del terzo polo. 

L’elettorato democratico è ovviamente in agitazione e mal sopporta di doversi incaricare ancora una volta di riparare le scelleratezze dei governi di destra, in Italia e in Europa, ma il Pd sa di non poter fare marcia indietro e l’unica via d’uscita che ha è la trattativa con Monti per cambiare il cambiabile. Ovvero molto poco. Che Berlusconi stia giocando ancora una volta in modo sporco lo prova la stampa di centrodestra, che, mentre lui fa finta di fare lo statista, con Il Giornale e Libero, ha preso ad attaccare a testa bassa l’ex rettore della Bocconi prima ancora che si insediasse. Ovviamente se a prendere gli stessi provvedimenti di Monti fosse stato un governo guidato da Berlusconi, quelle testate avrebbero detto che erano amari ma necessari, che senza saremmo falliti, che era l’Europa a chiedercelo, etc. Anche nel Pdl d’altronde il trasformismo è di smaccata evidenza: basti pensare che Angelino Alfano ha criticato la manovra perché a pagare, ha avuto l’ardire di dichiarare, “sono sempre gli stessi”. Un'affermazione compatibile solo con una faccia di bronzo visto che il centrodestra da anni scarica sul lavoro dipendente il peso di ogni manovra, evitando di toccare evasori e beneficiando solo i lavoratori autonomi. 

A intorbidire le acque sono poi anche Bossi e Di Pietro. La loro natura egoistica, demagogica e autoritaria li rende del tutto simili e non a caso sono entrambi all’opposizione di Monti. Il senatur attacca il bocconiano solo perché non vedeva l’ora di potersi scrollare di dosso il letame che lo insozzava da quando governava con il grande puttaniere e tornare così ad arruffare il suo popolo con le solite scemenze sulla Padania e la secessione. Ciarpame al quale non crede più nessuno, lui per primo, visto che si è dovuto inventare la secessione “condivisa” come in Cecoslovacchia. 

Che Bossi sia autore di una macroscopica truffa politica è evidente quando lo sentiamo attaccare i poteri forti dei banchieri o i conflitti di interessi di Passera, lui che ha, non solo cercato  di fondare banche poi miseramente fallite, ma che ha cercato di entrare in tutti i cda di banche e fondazioni del Nord. D’altra parte come credere ad un uomo che dice di combattere la casta e Roma ladrona e poi fa eleggere in consiglio regionale suo figlio, incapace di superare dignitosamente un esame di maturità? E’ questo il tratto comune dei tre leader della seconda repubblica ora giunta al capolinea: essere portatori degli stessi identici difettacci della prima ma con in più quell’euforia paesana dei venditori di fumo, degli spacconi da bar di periferia, piccolo borghesi resi smargiassi da facili arricchimenti. 

Anche Di Pietro, che non a caso, dopo aver votato Forza Italia e detto di ammirare Berlusconi come imprenditore, ha speso parole di elogio per Bossi e la Lega, non ha perso occasione per confermare la sua natura di opportunista della politica. La sua tattica è da sempre una e solo una: speculare sulle difficoltà prima del Pds, poi dei Ds e ora del Pd al fine di sgraffignare qualche voto da sinistra. Al di là di questo il rais molisano non riesce ad andare. La sua origine politica è del tutto estranea alla tradizione della sinistra italiana, sia di quella comunista che di quella riformista, dal fascismo in poi, spine dorsali del paese nella supplenza delle ricorrenti latitanze della borghesia. 

L’ex eroe di mani pulite attinge ad altre fonti, quelle di una piccola borghesia prossima alla “jacquerie” sottoproletaria, un ceto instabile e senza ideologie, disponibile a ogni avventura e che ha riservato al paese pessime performances, dal fascismo al clientelismo democristiano, dal craxismo fino al berlusconismo e al leghismo. Per evitare che il suo gioco diventi troppo scoperto, Di Pietro ogni tanto lancia l’esca della svolta responsabile. E normalmente abboccano tutti, media e alleati. Tonino finge cioè di diventare forza di governo, di passare dalla protesta alla proposta, abbandonando la "sterilità della piazza e dei movimenti". Poi puntualmente torna ad abbracciare tutto quello che aveva fatto finta di cestinare. Vedi la sceneggiata con il governo Monti. 

All'ex rettore della Bocconi prima ha detto no ed è stato subissato di insulti dalla sua base che, evidentemente non è la stessa di Vendola e sembra più a destra di quella del Pd. Quindi ha mostrato di cambiare idea votando la fiducia ma sottolineando che si sarebbe tenuto le mani libere. Che e' la sua condizione ideale.  Di Pietro infatti sapeva benissimo che presto, approfittando della durezza della manovra, sarebbe potuto tornare a concionare le piazze e a bisbocciare con il suo compagno di strada Bossi, lasciando il Pd da solo con il Terzo polo a sobbarcarsi il peso dei tagli del professore. Il tutto in barba a quella forza politica finalmente responsabile che ha detto almeno dieci volte di essere diventato. La cosa che poi rende sospetto l’atteggiamento del rais molisano è che le critiche anche legittime riservate alla manovra di Monti sono pressochè le stesse di quelle del Pd o di Vendola, ovvero la mancanza di equità, il troppo lieve prelievo sui capitali scudati e la necessità di mettere a gara le concessioni televisive regalate a Rai e Mediaset. 

E allora perché tanto clamore? Perché Di Pietro è un alleato sleale e inaffidabile che punta a trarre vantaggio dalle difficoltà della coalizione cui appartiene sottraendosi alle inevitabili impopolarità dell'esercizio del potere. Questo è quanto ha fatto nei due governi Prodi di cui è stato ministro. La sua vera natura non e' quella di un politico responsabile che si assume con i suoi compagni di strada il peso di scelte di governo, ma quella di uno scalmanato tribuno sempre pronto a ricorrere alla piazza pur di mantenere intatta la sua icona di presunto giustiziere antipalazzo e di sedicente fustigatore dei compromessi e degli inciuci che svierebbero la purezza della volontà popolare. 

Questa è la paccottiglia disgustosa, schiettamente berlusconiana e bossiana di cui si è sempre cibato l’ex eroe di mani pulite. La differenza di questo scorcio della fase politica iniziata nel 2008, è che Di Pietro per motivare il suo scalciare di sempre, deve ricorrere ad argomenti da estrema sinistra, vedi il taglio delle spese militari, ovvero tesi cui, nemmeno tre anni, fa avrebbe riservato una gragnuola di insulti, come ha sempre fatto nei confronti dei comunisti o dei verdi con cui ha governato insieme a Prodi. Le dichiarazioni dell’allora ministro contro la presenza nell’Unione di Rifondazione Comunista e degli ambientalisti, accusati di porre paralizzanti veti, non si contano e solo  grazie a molta malafede o alla sconcertante faccia tosta di Di Pietro, è possibile far finta di nulla. 

Basterà tutto ciò per far sì che Antonio Di Pietro venga escluso dallo schieramento progressista? No, statene certi, non basterà. Anche perché il furbo Tonino in questo momento  ha un'unica preoccupazione, quella di andare il prima possibile al voto per evitare di scomparire dalle urne nel 2013, e allora con un pretesto qualsiasi farà marcia indietro e tornerà da Bersani con il capo cosparso di cenere, pronto alla prima occasione a colpirlo di nuovo alle spalle.       

Alberico Giostra

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Commenti
Gabriele 2011-12-09 22:01:30

Di Pietro fiuta i voti e si schiera SEMPRE dalla parte del vincitore.
L'opportunismo lo si vede nei voti, non nei discorsi ma Di Pietro e' ancora piu' bravo... perche' quando vuole che un provvedimento passi, grida NO, ben sapendo di non avere i numeri per fermarlo. Se i numeri li avesse cosa farebbe?

Non ci si puo' fidare di Tonino... lui non sapeva che Razzi e Scilipoti erano due venduti... non sapeva manco che Alessi e De Jorio erano 2 piduisti e li ha mandati lui in Parlamento.

... Scajola non sapeva chi gli aveva pagato la casa.

Berlusconi non sapeva che Ruby NON era la nipote di Mubarak.

... io non so ... come fanno a votare Di Pietro. Si deve essere proprio ritardati. Ma i ritardati hanno diritto di voto!? Cose da pazzi.

Anna R.G. Rivelli 2011-12-08 10:58:10

Per chi non l'avesse visto, ecco un filmato illuminante -realizzato con telecamera nascosta- andato in onda ieri sera su La7; da questo si desume che gli italiani dovrebbero essere risarciti e che a deputati e senatori dovrebbero essere tolti sin da subito i vitalizi e ogni altro beneficio, perché hanno venduto l'Italia in nome dei cazzi loro ( l'espressione è presa in prestito direttamente dall'onorevole (?) Razzi che afferma che il Parlamento è una banda di malviventi dove ognuno -appunto- pensa ai cazzi suoi). Il bello è che a commentare il filmato su La7 c'era proprio Di Pietro il quale continuava a dire che lui non sa, che lui crede, che lui non può conoscere tutti e blabla blabla blabla... E' evidente, invece, che proprio da questo sito è stata messa in luce una cosa fondamentale, cioè che Di Pietro, al pari e forse più degli altri leader di partito, sa benissimo tutto e gli conviene così... a lui convengono i voti a qualsiasi costo, i rimborsi elettorali a qualsiasi costo e i nominati a qualsiasi costo. Nel programma di ieri sera ( gli Intoccabili) ha avuto il coraggio di dire che lui non vuole nominati, ma eletti dal popolo, perché questi sono costretti a rispondere al popolo. Proprio come è avvenuto al Consiglio Regionale di Basilicata dove agli eletti è stato negato l'assessorato ed è stata imposta (con telefonata di Di Pietro direttamente al Governatore Lucano) l'attuale assessore ( sig.ra Rosa Mastrosimone) che, pur candidata, non era stata scelta dagli elettori. Oggi, se la Mastrosimone ( di cui Di Pietro conosce vita, morte e miracoli, perché ben reso edotto dai dissidenti che si opponevano all'ennesima udeurizzazione dell'IdV) risponde ai diktat del Governatore e non ai cittadini, schierandosi addirittura contro il consigliere Mazzeo e il consigliere Benedetto ( entrambi del suo partito) pur di non perdere il suo posto in giunta, Di Pietro ancora può dire che non ne sa nulla? On.Di Pietro - che così assiduamente legge questo sito- può rispondere a me invece di glissare? O devo aspettarmi altri sconnessi insulti tra questi commenti, perché non oltre gli insulti non ci sono argomenti per rispondere? Razzi lei lo conosceva bene, almeno quanto conosce la Mastrosimone che, probabilmente, sarà prossimamente eletta in Senato o in Parlamento perché la legge elettorale l'IdV la vuole cambiare solo a parole, altrimenti lei, on.Di Pietro, non avrebbe fatto eleggere in Sicilia il suo fido scudiero Belisario, né l'avrebbe garantito in due regioni nell'ultima tornata elettorale, fregando quelli che si sono spesi per raccogliere voti. Il filmato lei lo ha già visto, Di Pietro.... lasciamo che se lo godano tutti gli altri... eccolo....
http://www.youtube.com/watch?v=HAo3LC2rI3s
e con ciò io chiedo di organizzarci per chiedere che a deputati e senatori della presente legislatura siano tolti tutti i benefici allo stesso modo di come si toglie l'eredità a quei figli che ammazzano i genitori per impossessarsene prima. Ques

enrico della gatta 2011-12-08 09:21:58

Bella lettura del reale volto del Di Pietro che, io dico fortunatamente, mostra sempre il "tradimento" di chi gli si allea legandolo ad un motivo occasionale che lo può far sentire libero.
Lo straordinario è che pur dando quasto messaggio agli scaltri della politica, questi non "riescano" ad isolarlo e farlo correre da solo col suo 5% circa smentendolo, però, ogni volta che fa dichiarazioni del genere da cui prende spunto l'articolo.
Finalmente! Bersani è riuscito a mandargli un pubblico avvertimento, ma, a VASTO, gli avrebbe dovuto già dire qualcosa sui temi tarttati ieri nella trasmissione de La7 gli intoccabili!!
Un'altra magra figura!!

 

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