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Alberico Giostra 15 Gennaio 2012
L'ANTIPOLITICA CI SPINGE VERSO WEIMAR.

Tre i fatti politici che ci hanno colpito. Il voto pro-Cosentino della camera, la sentenza della Consulta sui referendum e un’intervista di Vendola a l’Unità nella quale il governatore pugliese avverte il Pd che se svolta a destra lui si allea con Di Pietro. In tutti e tre i casi quello che ci colpisce in realtà è il ruolo di protagonista negativo del leader Idv. 

Nel primo, intanto ha votato giustamente per l'arresto, poi però ha sparato a zero contro la casta che ha salvato il deputato campano del Pdl. Nel secondo ha attaccato la Consulta come organo “politico” manovrato da Napolitano. Nel terzo viene addirittura eletto da Vendola a unico possibile alleato per imprimere una svolta non moderata ed egualitaria al centrosinistra. Da tempo sosteniamo del tutto inascoltati la “pericolosità” politica di Di Pietro. Oggi questa emerge in modo palese nel caso degli attacchi alla Corte costituzionale. 

I referendari erano stati ampiamente avvertiti: vista la giurisprudenza della Corte sulla reviviscenza i due quesiti erano a rischio. Eppure, vuoi per la fretta, vuoi per la smania di protagonismo, vuoi per la malizia di mettere in difficoltà il Pd, diviso tra maggioritaristi e proporzionalisti, Di Pietro, Parisi e il redivivo Segni hanno scelto la strada di cestinare i quesiti proposti da Stefano Passigli, giudicati troppo proporzionalisti, e hanno aperto la strada a un fallimento del quale nessuno può compiacersi. 

Ebbene, Di Pietro, anziché fare autocritica, a differenza di Parisi e Segni, ha reagito attingendo a piene mani al suo fosco armamentario poujadista e populista, pronunciando parole inquietanti e accusando i giudici di attentare alla democrazia, ovvero esattamente ciò che lui stesso stava facendo nel momento in cui delegittimava quello stato di diritto che faticosamente stiamo da anni difendendo, sia da apparati e consorterie corrotte e criminali, sia da spinte demagogiche e irresponsabili. A queste appartengono anche gli sgangherati e pericolosi giudizi che attribuiscono alla casta il salvataggio di Cosentino. 

Di quale casta si parla? 298 deputati hanno votato per l’arresto dell’ex sottosegretario. Non sono stati sufficienti anche per lo sconcertante e altrettanto irresponsabile comportamento dei sei radicali. Esprimere giudizi così qualunquistici e sommari non può che contribuire a dilatare le crepe di questa democrazia e ricorda quella ricerca del capro espiatorio che è un elemento essenziale dell’ideologia fascista. Oggi questo capro espiatorio è proprio lo stato di diritto, la nostra democrazia rappresentativa. 

Da tempo sosteniamo che Di Pietro non è che un alter ego di Berlusconi infiltrato nel centrosinistra. Ora le deliranti parole dell’ex pm contro i giudici  costituzionali e i continui attacchi al capo dello stato lo dimostrano in modo inoppugnabile, al punto che persino tanti suoi militanti, spesso accecati da un penoso fideismo, lo hanno criticato. Di Pietro è allergico alla democrazia. Per lui è sinonimo di parlamentarismo, ovvero di lungaggini, confusioni, caos. Per questo appena può invoca la "piazza". Anche la vita interna del suo partito dove non esiste il diritto al dissenso e dove decide tutto da solo dimostra il suo fastidio per quella seccatura del pluralismo. Esattamente lo stesso fenomeno si verifica nel Pdl, da sempre proprietà privata di Berlusconi e la cui gestione, l’ex premier, al massimo delega ad alcuni suoi manager come Verdini e Alfano. 

Il rais molisano e il caimano amano solo il dialogo con folle adoranti, l’investitura popolare diretta, i plebisciti decisi con l’applausometro come in uno show televisivo. Sono con Bossi i campioni della seconda repubblica, nata per combattere la corruzione della prima e risoltasi in un’ambigua delegittimazione della democrazia. Oggi per effetto della devastante crisi economica siamo giunti ad una congiuntura da cui emergono chiari sintomi weimariani. Non si può più scherzare con il fuoco dell’antipolitica come fa Di Pietro in compagnia dei loschi e truffaldini giornali della destra. Per questo colpisce in modo particolare il Vendola che vuole stringere un’intesa con l’Idv. 

Il leader di Sel dice una cosa giusta, ci vuole più sinistra per risolvere i problemi del paese, ma sceglie una soluzione sbagliata. Allearsi con il populista Di Pietro vuol dire spingere ancor di più il Pd in braccio al Terzo polo dal quale resta diviso in realtà da molte cose, vedi l’articolo 18. L’ex pm è il più inaffidabile degli alleati, oltre che allergico alla democrazia lo è anche alla condivisione di responsabilità, compiti e meriti, momento naturale di ogni collaborazione. E’ un irsuto e intrattabile accentratore che rifugge da ogni scambio che non sia appropriazione, che scambia il dialogo per cedimento, che sente la mediazione come un’irrimediabile perdita. E’ insofferente ad ogni patto perché vuole essere libero di tradire a suo piacimento, schiavo com’è degli umori suoi. Associarsi con Di Pietro vuol dire avviarsi ad un sicuro fallimento politico. Così come puntualmente avvenuto in ogni intrapresa collettiva nella quale egli non sia stato padrone in casa sua. 

Chi si allea con Tonino è atteso dalla stessa sorte della rana che nella favola si carica sulla schiena lo scorpione e che, incredula, in mezzo al guado si sente pungere. Di Pietro sa perfettamente che continuando a comportarsi come ora danneggia il centrosinistra e sé stesso, ma come lo scorpione non ci può fare niente, e deve pungere, perchè quella è la sua natura. 

Alberico Giostra

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Commenti
Gabriele 2012-01-18 21:53:42

Di Pietro va con chi gli da' piu' poltrone.

Uno che critica i rimborsi elettorali con i quali si e' comprato fior fior di palazzi... a che mi risulti l'istituto del referendum e' ESCLUSO in materia di legge elettorale. E' proprio una cosa di DOTTRINA giuridica scritta sui libri e non vedo come dissentire, specialmente se uno (si dice) e' laureato in giurisprudenza (si dice!) come Di Pietro.

Poi vieni a sapere che anche Annalisa Minetti ha la laurea e capisci tutto... d'altronde Schettino era comandante di una nave da crociera alta 52 metri... ;-)

enrico della gatta 2012-01-15 20:56:07

Consideravo Vendola non molto intelligente, ma con la sua uscita, devo dire che rappresenta un sé di cui l'Italia, credo, non abbia bisogno assolutamente, né come alleato in una coalizione e né come politico. Le sue modalità strategiche utilizzate, come in questo caso, secondo me, sono l'ennesima rappresentazione di un dosperado che non può che pensare che, in due disperados, con Di Pietro, possano indebolire, ricattare la possibile coalizione di opposizione. Consegnando l'Italia nel caos e potersi, forse, ancora guadagnare un'alleanza "per forza" e qualche posto in un futuro Governo, se possibile.
Credo che ci si debba veramente liberare di questi "personaggi" alla ricerca di autore che non fanno neanche antipolitica, perchè politica non la conoscono, ma cercano continuamente solo l'affermazione del proprio sé egocentrico dittatoriale, convinti come sono di essere "i meglio" ..... sul mercatino degli ... esibizionisti!!!

 

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