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Alberico Giostra 12 Febbraio 2012
PER CHI SUONA LA CAMPANA DI MARIO MONTI.

Il bicchiere del governo Monti è sicuramente mezzo pieno, ma per il centrodestra e Berlusconi. Per il centrosinistra, viceversa, e in particolare per la sinistra, abbondano gli imbarazzi e i sospetti. 

Si obietterà che il Pdl è in crisi con il suo alleato storico, la Lega, ma Bossi è da tempo cane che abbaia molto e morde molto poco e di fatto i due partiti continuano a governare, malissimo, Lombardia, Veneto e Piemonte. E’ vero anche che in parlamento i maldipancisti pidiellini sono molti, soprattutto tra le file degli ex An, ma alla fine la disciplina di partito ha la meglio e anche nel caso della valanga degli emendamenti al decreto sulle liberalizzazioni, il partito farà marcia indietro. 

La disciplina di partito significa una sola cosa, il volere di Berlusconi, il quale ha capito che l’esecutivo dei professori gli può fare molto comodo, soprattutto se continua così. Non a caso, Il Giornale, l’organo di famiglia, dopo aver chiesto, all'indomani della caduta del governo Berlusconi, di andare alle elezioni anticipate, ha cambiato idea e adesso ha capito che conviene andare avanti con l’ex rettore della Bocconi. Perché? 

Intanto perché fa il lavoro “sporco” che a Berlusconi non poteva riuscire per la sua tendenza (inevitabile) alla radicalizzazione dello scontro con l’opposizione. Per lavoro sporco s’intende ad esempio la modifica dell’articolo 18 alla quale il professore non intende rinunciare e che produrrà l’emarginazione della Cgil stile Marchionne e un clima di intimidazione e repressione in tutti i luoghi di lavoro a esclusivo beneficio di cricche e caste locali nelle quali prolifera il centrodestra. 

In secondo luogo perchè consente alle destre di coltivare con i loro giornalacci le confuse pulsioni della maggioranza silenziosa che guarda in cagnesco il governo Monti temendo la sua lotta all'evasione fiscale o un certo lassismo sul fronte delle politiche anti immigrati. 

In terzo luogo perché i risultati peraltro modesti del governo, ci riferiamo proprio alle presunte liberalizzazioni, stanno creando un clima di consenso, anche nel centrosinistra, intorno a misure che nulla hanno a che fare con le riforme in grado di rilanciare l’economia del paese e cambiare la stagnazione che lo impantana. Vedi la totale assenza di attenzione verso l’ambiente e la green economy, che se sviluppata potrebbe creare qualche milione di posti di lavoro nei prossimi anni. 

Insomma Berlusconi ha capito che Monti in fondo può lavorare per lui, ricreando quell’egemonia culturale del centrodestra che la scellerata condotta del suo governo aveva dissipato nel giro di due anni. Il cavaliere inoltre, grazie all’appoggio al professore e al via libera alle riforme elettorali ed istituzionali, potrebbe persino recuperare il rapporto con Fini e Casini, la cui dipartita gli ha creato non pochi grattacapi. 

D’altra parte che l’azione di Mario Monti avrebbe messo in imbarazzo più il Pd che il Pdl, il cavaliere l’aveva intuito subito e anche per questo ha avviato un’operazione di logoramento fatta di continue provocazioni, vedi il voto sulla responsabilità civile dei magistrati e le decisioni del cda della Rai e soprattutto ponendo veti invalicabili all’intervento di Palazzo Chigi su temi cruciali della nostra democrazia, vedi la riforma di Viale Mazzini, del mercato pubblicitario e di quello televisivo, temi che rappresentano il cuore del conflitto di interessi. Un esempio clamoroso è quello del beauty contest. C’è qualcuno che sa dire che fine ha fatto il proposito di Passera di mettere all’asta le frequenze digitali? 

La controprova della crisi del centrosinistra è data inoltre dalla legittimazione a sinistra di posizioni populiste come quelle di Di Pietro, che viste le attuali fortune rinverdisce il suo parallelismo con il rimontante cavaliere. Quando si dice che Berlusconi gioca a mettere in difficoltà il Pd si pensa proprio a Di Pietro che sfrutta l'insoddisfazione del popolo di sinistra verso l’azione di un governo paralizzato dal Pdl, per incamerare voti ma senza aiutare la sinistra a cambiare strategia, essendo totalmente sprovvisto di una cultura politica di sinistra. 

Il rais molisano aveva cominciato malino la nuova fase politica, contestato dai suoi stessi simpatizzanti per l’opposizione a Monti, ma poi, proprio l’azione del governo dei professori, gli ha dato una mano per trarsi d’impaccio. Ora l’ex eroe di mani pulite con il consueto opportunismo sta sfruttando le difficoltà politiche di un Pd costretto da Napolitano ad andare avanti così, e nonostante l’evidente strumentalità delle sue posizioni, (fino a qualche mese fa votava il federalismo della Lega e invocava il ritorno della Legge Reale) ha riguadagnato una sua centralità a sinistra, grazie alla miopia di leader come Vendola e Ferrero che con il salvatore di Berlusconi vogliono addirittura allearcisi.

Il successo (nei sondaggi) del rais molisano ha le stesse caratteristiche di quello della Lega: mira al basso ventre della gente, ne sfrutta le paure ed è fatto di umorali declamazioni, strappi mediatici e doppiezze politiche di impressionante evidenza, (vedi l’attacco alla casta e le candidature di figli e parenti) ma grazie al silenzio dei media la truffa “politica” dell’ex pm, resta sconosciuta al grosso dei cittadini, che continua a farsi ingannare dai falsissimi talk show. Mentre si consuma l’agonia dell’unica voce libera rimasta a sinistra, quella de “Il Manifesto”, i media di sinistra si stanno chinando supinamente alla rimontante egemonia delle destre paralizzati dal timore di sentirsi dire che se criticano Monti è perché in fondo rimpiangono i bei tempi dell’antiberlusconismo. Forse anche per questo chi li rimpiange davvero, vedi Di Pietro, veleggia nei cuori della sinistra.     

Alberico Giostra

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