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Alberico Giostra 23 Marzo 2012
L'ARTE DELLA MENZOGNA DA BERLUSCONI A MONTI.

Il paese deve essere grato a Mario Monti. Non perché ha salvato l’Italia, perché in realtà ha solo messo fine alle imbarazzanti vergogne di Berlusconi, ma perché ha restituito vitalità a concetti politici che sembravano ferrivecchi degli anni trenta (Sacconi, che si sente giovane, direbbe degli anni settanta). Ci riferiamo a nozioni fondamentali come, “destra”, “ideologia”, “capitalismo”. In questo modo l’autorevole professore ha di colpo cancellato gli insabbiamenti del pagliaccesco ventennio della seconda repubblica, quello che ci ha regalato la troika populista, Berlusconi-Bossi-Di Pietro. 

Questi tre eccelsi statisti ci hanno propinato per anni una disgustosa brodaglia fatta di partiti “del fare”, di presunta fine delle ideologie e di cancellazione della differenza tra destra e sinistra. E sono stati talmente convincenti che anche la sinistra, rintronata dalla caduta del muro di Berlino, ha mostrato gratitudine a quel carro di Viareggio della politica tanto che ha salvato Berlusconi dai suoi guai giudiziari (Veltroni voleva liberare persino i “puffi” oscurati dai Pretori!) gratificato un partito razzista e xenofobo con l’appellativo di “costola della sinistra” e nel caso di Di Pietro, addirittura accettato un poliziotto di destra tra le proprie fila nonostante i devastanti danni inferti. Questo deprimente teatrino è stato cancellato dall’allure nordeuropea di Monti. Come una gelida tramontana l’ex rettore della Bocconi ha spazzato via i miasmi sciroccosi di un teatro degli equivoci le cui maschere in scena nascondevano un truffaldino vuoto. 

Ma in verità è per un altro motivo, ancora più profondo, che dobbiamo ringraziare Monti. Prendiamo ad esempio la parola “ideologia”: l’algido economista ha restituito di colpo a questo svalutato termine tutta la sua dignità storica. Per i poveri guitti dell’era berlusconiana, ideologia era sinonimo di “comunismo” e quando si bollava qualcuno con l’appellativo di “ideologico” si voleva dire solo una cosa, "sei un trinariciuto comunista". In realtà “ideologia” vuol dire anche una cosa diversa, ovvero “mistificazione”. Anche Marx ed Engels la usavano in questo senso. Ma  i carnascialeschi stordimenti della seconda repubblica hanno invece giocato su questo sillogismo: il comunismo è un’ideologia, l’ideologia è una mistificazione della realtà dunque il comunismo è una menzogna. 

A questo punto è arrivata una devastante crisi e con essa Mario Monti ed Elsa Fornero. I due da bravi ragazzi quali sono hanno rimesso le cose a posto. Grazie a loro è apparso chiaramente quello che i venditori di tappeti della seconda repubblica erano riusciti a travisare, e cioè che il liberalismo-liberismo, ovvero l’ideologia che non sembrava ideologia ma verità storica rivelata, la panacea di tutti i mali del mondo, l’unica realtà possibile, era invece un’ideologia bella e buona, esattamente come il tanto deprecato comunismo. 

Per la verità un sospetto già da qualche anno stava facendo breccia su molti, visto che dopo il trentennio liberista ci siamo ritrovati con i ricchi diventati sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri e proprio il ceto che più di ogni altro guardava con interesse al liberalismo, inteso come aumentata possibilità di promozione sociale, stava invece scendendo verso il basso della scala sociale. Ma ora che la riforma del lavoro del governo Monti-Fornero è stata varata il sospetto che anche il liberismo-liberalismo sia un’ideologia e dunque un cumulo di menzogne, è tornata ad essere una certezza. In questo senso dobbiamo essere loro grati anche se, è ovvio, non raccoglieranno i nostri ringraziamenti. 

Mai avevamo assistito all'improvviso rinsavimento di un paese come il nostro così tradizionalmente passivo al punto di essere la vittima prediletta di buffoneschi imbonitori come Berlusconi e ancor prima Mussolini. Pensate, il 60% degli italiani è contrario a quella colossale bufala che è la riforma del mercato del lavoro del governo dei professori. Non è questo un miracolo? Quanto tempo abbiamo impiegato a far capire al 60% dei nostri connazionali che Berlusconi era un buffone? Vent’anni! E invece ora in pochi giorni 20 milioni di cittadini hanno capito che l’80% dei precari resterà tale e il 20% dei cinquantenni che ancora lavorano sarà licenziato e vedrà le proprie famiglie rovinate. E l’hanno capito anche i precari cui è stato cercato di far credere che questa riforma era per loro. 

Perché questo miracolo? Perché le menzogne di Monti sul mercato del lavoro sono del tutto depurate da effetti scenografici e propagandistici. Il professore non è ricorso alla censura, non ha messo in agitazione scagnozzi prezzolati nelle redazioni, il consenso che aveva raccolto fin qui era persino spontaneo, vedi Eugenio Scalfari e una parte di Repubblica. Bastava guardarlo con la sua ieratica fissità, con i suoi eleganti capelli bianchi, con i suoi stazzonati loden per toccare con mano la chilometrica distanza dal mascherone imbellettato e tumefatto dai bagordi notturni che era il volto del cavaliere.  

Insomma senza trucchi mediatici la pubblica opinione non è quel bambino di 11 anni neanche troppo intelligente che Berlusconi amava fosse. La differenza non è da poco: quando Monti e Fornero mentono credono alle loro menzogne, è la loro fede ideologica che li spinge a questa impostura. Berlusconi no, Berlusconi quando mentiva, cioè sempre, sapeva di mentire. Lui non era mosso da alcuna fede, da alcuna ideologia che non fosse l’affermazione del proprio Ego. Monti e Fornero quando dicono che vogliono un mercato del lavoro più “dinamico” nascondono dietro questa parola apparentemente benigna un micidiale combinato disposto fatto di indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori e dei sindacati, aumento di quello imprenditoriale e abbassamento traumatico del costo del lavoro. Vogliono aumentare la disciplina nelle fabbriche, la soggezione nei confronti dei capi e delle gerarchie. Non lo diranno mai, ma è quello il loro progetto. 

Questa è la loro “menzogna”. Ma se mentono non è perché sono bugiardi, i bugiardi erano Berlusconi e Bossi. E' perché la loro fede tutta “ideologica” nel capitalismo li spinge a pensare che questo “sacrificio” rimetterà in moto quello sviluppo capitalistico che in Italia si è inceppato. E se il capitalismo va bene, recita la loro fede, stiamo tutti meglio. La fede fa questo effetto, ti fa sognare ad occhi aperti: il pianeta non ce la fa a sopportare "questo" capitalismo, il vero default che ci aspetta è quello ambientale ma per Monti&Fornero l'unica cosa che serve è far ripartire la crescita e lo sviluppo. 

Non appaia paradossale però se proprio il governo de professori così palesemente accecato dalla loro fede al punto di mentire spudoratamente, ha svegliato il paese. Questo è dovuto alla loro intrinseca serietà. Monti&Fornero sono subito apparsi come più credibili di un Berlusconi cui non credeva più nemmeno il barista che gli portava gli espressi con il vassoio. E' grazie al fatto che assomigliano a dei veri statisti anzichè a dei piazzisti di spazi pubblicitari se hanno fatto apparire all'improvviso come insopportabile, durante questa crisi chiaramente strutturale, ciò cui tengono maggiormente, ovvero la libertà di sfruttamento dell'uomo sull'uomo che si chiama capitalismo. 

Se la sinistra è rimasta per anni imbambolata dalle magiche arti dilatorie del cavaliere, speriamo che con Monti sappia approfittare di questa fase di risveglio dal ventennale coma farmacologico del paese. Perché finalmente pare che un bel numero di italiani, addirittura senza che glielo dicesse la Tv, abbia capito che cosa significa essere di destra: dire sempre un sacco di bugie. 

Alberico Giostra

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