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Alberico Giostra 25 Marzo 2012
ULTIMO TANGO A PALERMO.


“Non mi candido, l’ho detto in lingua aramaica ma anche in lingua fenicia, scelga lei quale preferisce tra i due alfabeti più antichi del mondo”. Così parlava Leoluca Orlando il 12 marzo scorso. Poi undici giorni dopo: “Mi candido a sindaco e a tutti coloro che per ora si occupano della città per giochi e interessi nazionali, dico: giù le mani dalla mia città”. Insomma, quello che avevamo previsto è puntualmente accaduto. L'incontenibile ego di Orlando è esondato e ha travolto anche l'ultimo argine di ragionevolezza dell'ex sindaco palermitano.

Scriviamo da Roma e pur conoscendo un po’ Palermo non abbiamo alcuna velleità di capire che cosa bolle davvero nella pentola della Vucciria e di Ballarò. In Sicilia, ricordava Sonia Alfano, quello che appare non è, e quello che è non appare. Facile sbagliare dunque. Ma per ora quello che sembra certo è che il primo ad essere ingannato dalle ricorrenti fate morgane siciliane è proprio Leoluca Orlando. Mai avremmo potuto pensare che l’eroe della primavera palermitana, il profeta della lotta contro le piovre della politica "mascariata", il più pericoloso “insider” democristiano insieme a Mariotto Segni, spegnesse la sua parabola politica in una piroetta degna del finale di “Ultimo tango a Parigi”. 

Perché c’è davvero qualcosa di disperato e drammatico nel delirio solipsistico in cui si è rinchiuso il portavoce dell’Idv. Il terzo polo, Fli e Mpa presentano un loro candidato, Aricò, e Orlando continua a dire che Fabrizio Ferrandelli è il candidato di Lombardo. Un comitato di garanti dichiara che le primarie eccetto i risultati di un seggio, sono valide, (e del comitato fa parte un magistrato di specchiata rettitudine come Giuseppe Di Lello) e Orlando insiste nel dire che le primarie sono tutte inquinate e da buttare. Nonostante il Testo Unico degli enti locali, parli in senso opposto. Non basta. Sel, dopo aver avversato aspramente Ferrandelli con Claudio Fava, decide di appoggiare l’ex dipietrista proprio per salvare la foto di Vasto e Orlando si erge a solitario interprete autentico della ormai famosa instantanea: “io a Vasto c’ero e in quella foto non era presente un presidente della Regione indagato per mafia sostenuto dal Pd”. 

Ormai Orlando ha divorziato a tal punto dalla realtà che ogni sua parola diventa un autogol: arriva a paragonare le primarie di Palermo a quelle di Napoli senza rendersi conto che se avesse appoggiato Ferrandelli avrebbe dato l'avvio ad un'esaltante stagione di rinnovamento della sua città simile a quella vissuta nel capoluogo campano. Perchè lui a Palermo è Bassolino non certo De Magistris. 

E’ vero, Lombardo va avversato ma Orlando continua a far finta di ignorare che nè Ferrandelli nè il Pd vogliono governare con l'Mpa e che in realtà proprio il suo alleato  Giuseppe Lupo, segretario regionale dei democratici, ha sempre sostenuto convintamente l’appoggio al governatore siciliano. E a Vasto sul palco c’era anche Bersani che ha benedetto il sostegno a Lombardo. 

Se poi aggiungiamo a queste palesi asimmetrie che nell'Idv siciliano Orlando, che accusa Ferrandelli di rapporti con gente losca e impresentabile, ha convissuto senza problemi per anni con Scilipoti, (ignorando tutte le grane giudiziarie del folkloristico “responsabile”) che ha recentemente cooptato in Idv l’ex del Pid, Caracausi (Saverio Romano è indagato per mafia come Lombardo) e che sta candidando a sindaco di Sciacca l’ex manniniano Pippo Turco, emerge chiaramente il ritratto di un uomo politico che oltre a vedere nemici dove non ci sono assomiglia sempre più ai suoi antichi bersagli e che soprattutto, come il leader del suo partito, distrugge in un irrazionale cupio dissolvi tutte le alleanze nelle quali viene incautamente chiamato a far parte. Che la foto di Vasto a Palermo sia finita in mille pezzi per colpa di Orlando è ormai infatti di solare evidenza. Purtroppo non aiuta il fatto che l'ex sindaco militi in un partito come quello di Di Pietro che sembra il luogo ideale per  i voltafaccia e le fughe dalla realtà. 

Che cosa ci insegna la mesta traiettoria di Orlando? Che si è chiusa definitivamente quella stagione politica avviata all'inizio degli anni 90, caratterizzata dal protagonismo di alcuni anche interessanti esponenti della tradizione liberaldemocratica che nella caduta del muro di Berlino e nella fine del sogno palingenetico del comunismo aveva trovato una sorta di reviviscenza e, sembrava, di definitiva consacrazione. Ora quel cemento ideale che sembrava fuoriuscire dalle pagine di Benedetto Croce corrette con quelle di Norberto Bobbio, si sta sgretolando, mentre la devastante crisi economica sta sempre più radicalizzando uno scontro che ha come posta in gioco il destino stesso delle nostre agonizzanti democrazie. 

 

 

 


Alberico Giostra

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Commenti
liborio martorana 2012-03-29 10:56:28

Con il tradimento delle primarie, Orlando e IdV tutta sarà ritenuta responsabile della riconsegna della città di Palermo nelle mani della destra!

 

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