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Alberico Giostra 24 Aprile 2012
VEDIAMO LE STREGHE.

Siamo in un cul de sac e come nel film, “L’avvocato del diavolo” vediamo le streghe. I tecnici distillano locuzioni come, “credit crunch”, spirale recessiva, cortocircuito rigore-crescita, ma ormai è chiaro a tutti che abbiamo infilato la testa in un nodo scorsoio e che una mano invisibile sta stringendo il cappio. 

A far crescere la nostra angoscia è la consapevolezza che questa mano è il mercato stesso, quell’entità quasi divina, portentosa, numinosa, alla quale siamo stati indotti ad attribuire da un’incessante propaganda che dura da oltre 30 anni, virtù salvifiche e al di fuori della quale, ci hanno fatto credere, non esiste altro che miseria, fame e morte. 

Questa stessa propaganda ci ha infatti imposto di pensare che il capitalismo non solo è il migliore dei mondi possibili, ma è anche l’unico. E forse proprio per questo, ancora succubi di questa pubblicità ingannevole, nessuno di noi ha il coraggio di nominare la parola, “capitalismo”. Ci si ferma al massimo a “liberismo”, come se fosse implicito che il capitalismo in fondo va bene purché non sia troppo spinto, cioè troppo liberista. Eppure dovrebbe essere chiaro che nell'epoca della più capillare distribuzione di informazioni stiamo assistendo alla più formidabile produzione di menzogne planetarie. E la menzogna più grande di tutti si chiama proprio capitalismo. 

Secondo Ha-Joon Chang, docente di economia a Cambridge, sono almeno 23 le frottole sul capitalismo che ci hanno raccontato. Alcuni esempi: non è vero che esiste il libero mercato; la globalizzazione non sta arricchendo il mondo; il liberismo non arricchisce i paesi poveri; le aziende non debbono essere gestite nell'interesse degli azionisti; non è vero che un settore pubblico ampio è dannoso per l'economia anzi un welfare generoso rende la gente più aperta al cambiamento; i paesi più poveri sono più intraprendenti di quelli ricchi; e i manager più pagati non producono i migliori risultati. 

Nessuno però in Italia ricorda che tutto quello che ci raccontano da anni sono balle e anche a sinistra siamo rimasti ipnotizzati per anni solo dalle fregnacce di Berlusconi, che erano una versione pagliaccesca di quelle globalizzate. Solo leggendo Il Manifesto capita di imbattersi in argomenti che ricordano sommessamente che così non c’è speranza, che per il mondo, per il pianeta Terra non c’è futuro: il capitalismo sta strangolando la vita stessa nel default più grande di tutti, finanziario e ambientale.

Invece i profeti della protesta che da noi vanno per la maggiore, i Grillo, i Di Pietro, e in fondo lo stesso Vendola, omettono tranquillamente di indicare chi è il nostro diavolo, quello con cui abbiamo firmato il nostro contratto e che ci ha cacciato in questo girone infernale. E se nessuno ha più il coraggio di nominare la parola “capitalismo” si prova quasi vergogna a pronunciare un’altra parola, “comunismo”, tanto che se ne è dovuta inventare un’altra, più politicamente corretta: “bene-comunismo”. In Italia alla realtà preferiamo le maschere, al peso dell'identità, il travestimento e gli scambi di persona. 

A conferma di questa propensione sono arrivati gli annunci del vernissage dei partiti di centrodestra, dal Pdl a quello della Nazione, e dell’ennesima ventilata discesa in campo di Ldm, l’unico che abbia sciolto il dilemma morettiano, “mi si nota di più ecc”, facendosi notare attraverso il continuo annuncio che forse va.  E’ un altro dei paradigmi della drammaturgia italica, quello della “fata morgana”, un’apparizione che c’è ma che in realtà non c’è e che adempie ad un compito, quello di attirare l’attenzione distogliendola da quello che conta davvero. 

In fondo scomparire qualche volta serve se non altro per evitare quella vergogna che i moderati, i benpensanti, i ceti-medi-responsabili dovrebbero provare presentandosi con la propria faccia dopo le stupidaggini cui hanno creduto in questi anni. Ma in Italia il mercato delle balle è l’unico che non conosce crisi. Quella delle frodi ideologiche è un'offerta che abbonda anche perchè ad abbondare è forse la domanda, con un’opinione pubblica che, cancellata dal fascismo e poi repressa dalla Dc, è stata definitivamente liofilizzata da una seconda repubblica basata su una sistematica falsificazione della realtà. 

E' questo l'habitat naturale di uno come Di Pietro che, dopo aver intascato con una associazione composta da lui, la moglie e un'amica di famiglia decine di milioni di rimborsi elettorali, affittato al partito appartamenti di sua proprietà, votato in Europa quel Six pack Act che introduce il pareggio di bilancio come norma intrasgredibile, in Italia attacca il governo Monti che ha introdotto questa norma in costituzione e carica a testa bassa partiti politici che sono stati più trasparenti di lui nell'uso dei finanziamenti pubblici. Se in un paese è possibile rifarsi una verginità in questo modo, tutto è possibile. Anche vedere le streghe e pensare che sono befane cariche di regali. 

 

Alberico Giostra

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