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Alberico Giostra 08 Maggio 2012
E ADESSO POVER'UOMO?

Come volevasi dimostrare. Il centrosinistra ribalta il risultato di cinque anni fa, si aggiudica questa tornata elettorale e l’Idv riporta un deludente risultato: nei 137 comuni superiori ai 15.000 abitanti dove era presente con il suo simbolo, Di Pietro raccatta il 3,78%. Peggio di un anno fa. Accade immancabilmente così: se il centrosinistra vince, Di Pietro perde. Questa ennesima figuraccia per Tonino vuol dire parecchie cose, se solo fosse in grado di capirle. Dopo 4 anni passati a sbraitare contro tutti e contro tutto e al grido di "io sono l'unica opposizione", il rais molisano si ritrova al di sotto del punto dal quale era partito, il 4,4%. Negli ultimi tre anni ha pensato a intercettare solo la protesta, soprattutto in funzione anti Pd, ed ha fallito.   

Tanto per cominciare bisogna ricordare che la maggior parte dei voti l’Idv anche stavolta li prende al Sud dove non c’era Grillo e dove conta il voto di interesse e non quello di opinione. Al Nord spiccano risultati negativi come quello di Verona, 1,77%; Como, 1%; Parma, 2,9%; Alessandria, 2,9%; Belluno, 2,3%; Lucca, 2,4%; Carrara, 2,7%. A Genova dal 10% del 2010 è passato al 5,9%. Insomma l'Idv è andato male nelle città più grandi, dove il voto di opinione conta di più. Al Sud, peraltro, il partito di Di Pietro è andato malino in Puglia, dove a Lecce rimedia l’1,9%, e a Taranto il 2,5%, mentre è andato discretamente in Campania, o meglio in provincia di Napoli e soprattutto in Abruzzo. 

Questo dato aiuta a capire due cose: la prima è che l’Idv come partito praticamente non esiste più, soprattutto al Nord e che laddove esiste, al Sud, esiste grazie ad alcuni marpioni del voto di clientela che nulla hanno a che vedere con l’immagine nazionale del partito di duri e puri alla mani pulite. Ormai l’icona Di Pietro funziona solo nei salotti tv grazie all’accondiscendenza dei conduttori che non gli fanno neanche una mezza domanda per tenerselo buono visto che con le sue sparate fa ascolto. 

L’Idv non solo non esiste più, ma forse non è mai esistito perché Di Pietro oltre ad essere incompatibile con qualsiasi alleanza, è refrattario a qualsivoglia forma di collaborazione e interazione con gli altri. E uno così non può certo guidare un partito. Se ci riesce è solo perché trova un gruppetto di camerieri pronti ad assecondare ogni suo desiderio e ai quali non importa nulla se non possono mettere becco su programmi, candidature, e alleanze. 

Per ottenere buoni risultati alle elezioni amministrative bisognerebbe dotarsi di una classe dirigente, e questa per l’ex eroe di mani pulite è un’impresa impossibile: lui, come ha detto Elio Veltri, è allergico alle persone per bene. E, aggiungiamo noi, è allergico alle discussioni, alle contraddizioni, in sostanza al pluralismo e alla democrazia, l’unica strada per selezionare una classe dirigente e farla crescere. I militanti e i circoli di base a Di Pietro servono a due cose: a versare quote e raccogliere firme. A tutto il resto pensa lui. E chi protesta viene immediatamente commissariato o espulso. 

L’altra indicazione è che la scelta dipietrista della protesta contro il governo Monti esce da questo voto a pezzi. Soprattutto se guardiamo al successo del Pd. L’elettorato dell’Idv a differenza di quello democratico non ha capito la scelta di Di Pietro. Evidentemente è molto simile a quello del partito di Bersani ed è invece diverso da quello del Pdl, che ha abbandonato il partito di Berlusconi a gambe levate perché vorrebbe stare all’opposizione di un governo che finalmente fa pagare le tasse. Ma il rais molisano anziché assecondare la richiesta di senso di responsabilità che arriva dalle sue fila ampiamente moderate, ha preferito fare la concorrenza a Grillo e ne è uscito con le ossa rotte. 

Il comico genovese infatti buca il video molto più di Tonino e in quanto a radicalità di contenuti è inarrivabile. Inoltre Grillo è l’esatto contrario di Di Pietro: se l’ex pm ha una classe dirigente che è sicuramente peggio di lui, i militanti del M5S sono invece sicuramente meglio di Grillo. Sembrano molto più concreti, volenterosi, e privi della weltanschaung iper-nichilista del loro leader, che comunque visto che sa scegliere i suoi seguaci, in questo è più intelligente di Tonino. Di Pietro dunque dopo aver portato l’Idv sul terreno della protesta si ritrova senza più un partito che lo asseconda e con la strada sbarrata da Grillo. Un ottimo risultato non c’è che dire. In qualunque partito normale un leader di fronte ad un risultato così disastroso darebbe le dimissioni, ma perché ciò accadesse ci vorrebbe un partito che non fosse un califfato a conduzione familiare. E non è il caso dell’Idv. 

Last but not least, Leoluca Orlando. Naturalmente Di Pietro quando va in tv parla solo di Palermo, visto che è l’unico buon risultato che ha ottenuto. Un po’ come nel 2011, quando a tenerlo in vita era stato il successo di Luigi De Magistris a Napoli. Insomma per salvare la faccia il grande condottiero dell'Idv ha bisogno dei due pezzi da novanta del partito, quelli la cui influenza ha sempre cercato di tenere a bada. Sulla sorprendente performances di Orlando bisogna dire che avviene in una sorta di deserto, che per il partito di Di Pietro è diventata la Sicilia. Accade infatti che nell’isola l’Idv non si sia presentato con il suo simbolo in ben 12 comuni sopra i 15.000 abitanti. E non sono comuni minori: parliamo di Agrigento, Cefalù, Paternò, Niscemi, Barcellona Pozzo di Gotto. 

Per quanto riguarda invece Orlando colpisce un dato: se Ferrandelli che era sostenuto dal Pd prende gli stessi voti che 5 anni fa hanno preso Ds e Margherita, il 17% circa, Orlando dove è andato a prendere il suo straordinario 48,3%, visto che il centrodestra ha messo insieme il 21%? Giuseppe Lumia sostiene che lo ha preso grazie ad una parte dell’elettorato dell’ex sindaco del Pdl, Cammarata. Per uno che ha insultato il suo avversario dandogli del prestanome di Lombardo, non c’è male.     

Alberico Giostra

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Commenti
stefano calamassi 2012-05-08 18:37:05

Hai centrato in pieno l' argomento. Come già avevo scritto a commento del tuo ultimo articolo da grande amico di Grillo, vedi le offese a Napolitano durante una manifestazione politica, quando quest' ultimo rappresentava una fonte di pericolo il nostro non ha esitato ad attaccarlo. Santoro, Grillo, Travaglio e Di Pietro sono personaggi con i quali è bene non avere niente a che farci. Ciao S

giancarlo busso 2012-05-08 16:21:09

Esattamente come è avvenuito a me e mia moglie , dopo 12 anni di apparteneza dasndo tutti noi stessi, senza chiedere mai nulla, il Sen. Pedica nominato da Di Pietro mortificando tutti i quadri che da anni sostenevano il partito, ha permesso di cacciarci a tutti preferendo personaggi professionisti della politica provenienti dai più dispartati partiti, ci hanno massacrato con il beneplacido di Di Pietro, ha dato fastidio a Pedica la nostra serietà e onestà, per qusto siamo stati massacrati senza scrupoli.

 

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