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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

DI PIETRO "L'OPERAIO", IN PENSIONE A 44 ANNI.

2.4.2011

Di Pietro tuona contro i privilegi
Ma è andato in pensione a 44 anni

Altra anticipazione di "Sanguisughe", il nuovo libro di Mario Giordano

Mario Giordano

Il 5 aprile prossimo arriverà in libreria il nuovo libro di Mario Giordano, "Sanguisughe", edito da Mondadori. Il volume si presenta come una guida per esplorare la giungla degli scandali della previdenza italiana, scoprendo vitalizi da record alla faccia di chi è costretto a fare sacrifici. Pensioni d'oro, ovvero sanguisughe che ci prosciugano le tasche.
 
Sanguisughe è anche un gruppo su Facebook


Di seguito un brano pubblicato da il Giornale.

Qualche anno fa scrisse su “Oggi”, che bisogna “disboscare il sistema previdenziale di tutte le rendite parassitarie e esagerate”. E chissà se fra le rendite parassitarie ed esagerate considerava anche quella di chi va in pensione a soli 44 anni, prende circa 2mila euro al mese e poi cumula quell’assegno con uno stipendio da parlamentare. Perché se fosse così Antonio Di Pietro, l’eroe di Mani Pulite, il moralizzatore d’Italia, l’uomo che tuona contro ogni privilegio, dovrebbe cominciare a disboscare la sua, di rendita. In effetti: che c’azzecca, per dirla in diepietrese, un 44enne con la pensione?

Eppure eccolo lì: 1 settembre 1995, decorrenza originaria, numero iscrizione 03167…, codice fiscale DPTNTN50etc, il cedolino “in carico alla provincia di Bergamo” che ogni mese fa transitare sul conto corrente dell’onorevole Di Pietro la pensione da magistrato: 2644,57 euro lordi al mese, 1956 euro netti.  Che forse non saranno molti, ma sono sempre quasi cinque volte più della minima. E che si vanno a cumulare senza alcuna decurtazione al ricco stipendio da parlamentare. Non male  per chi passa le sue giornate a tuonare contro i privilegi altrui, non è vero?

La coerenza per l’uomo venuto da Montenero di Bisaccia è sempre stato un optional, un po’ come la grammatica. E così succede che l’uomo che tuona contro le rendite della casta, il moralizzatore d’Italia, il censore di ogni malcostume, ebbene, proprio lui, è andato in pensione a  44 anni. E  oggi, che è appena sessantenne, può vantarsi (ah, la moralizzazione!) di ricevere un vitalizio previdenziale dal 1995, cioè da 15 anni, cioè da quando c’era ancora la Jugoslavia e Toto Cotugno a Sanremo cantava “Voglio andare a vivere in campagna”.
 
Se la sua esistenza dovesse durare quanto quella media di un italiano (lunga vita!), finirà per incassare il vitalizio almeno per altri 20 anni. E dunque è evidente che il magistrato Di Pietro ha versato all’ente previdenziale solo una minima parte di quello che il pensionato Di Pietro dall’ente previdenziale ha preso e prenderà. E’ così che nascono i buchi nei conti, ma che importa? “Tanto  alla fine è sempre il cittadino che paga”. Lo  sapete di chi sono queste parole? Di Tonino, naturalmente. Un moralizzatore baby pensionato. Un uomo sempre molto attento ai valori. Così attento che ha cominciato a incassarli già a 44 anni…
 
La moglie di Bossi? In pensione a 39 anni. Del resto quello dei baby pensionati in Italia è un vero esercito, all’interno del quale si nascondono molte sorprese. Per esempio Manuela Marrone, la moglie di Bossi, che oggi ha 57 anni, prende la pensione dal 1 settembre 1992, cioè da quando ne aveva 39. L’assegno non è molto sostanzioso (766,37 euro), ma lo riceve regolarmente da 18 anni e mezzo: non male per la compagna di vita dell’uomo che ha dichiarato guerra a tutti gli sprechi, no?
 
Il banchiere d’oro: in pensione a 44 anni (prende 22mila euro). Assai più ricco l’assegno del professor Rainer Stefano Masera, oggi preside della facoltà di economia dell’Università Marconi di Roma. Nel ’95 come ministro del Bilancio nel governo Dini, quello del ribaltone, partecipò alla riforma che ha reso più severe le norme per i pensionati: severità di cui, per altro, non si trova traccia nell’assegno che l’Inps versa ogni mese al super baby pensionato Masera: 18.413 euro lordi al mese. Ma il fatto singolare è che il professor Masera, che oggi ha 66 anni, prende il vitalizio da quando ne aveva 44, cioè da 22 anni: correva l’anno 1988, il Muro di Berlino era ancora in piedi, Massimo Ranieri vinceva il festival di Sanremo. E Masera, dal canto suo, lasciava la Banca d’Italia per assumere una serie infinita di altri incarichi privati e pubblici (ministero compreso). Del resto uno che ha 44 anni può mica fare il pensionato anche se ha una pensione che arriva a 18mila euro al mese? 
 
Marrazzo in pensione a 52 anni.  Deve accontentarsi di una cifra inferiore, invece Piero Marrazzo: solo 2000 euro al mese. Che ci volete fare? Troppo breve la sua permanenza in Regione, causa transessuali e cocaina. Ricordate? Dopo le dimissioni da governatore, Marrazzo è tornato a fare quello che faceva prima di diventare governatore del Lazio: il giornalista in Rai. Ma appena timbrato il cartellino di viale Mazzini, come altri trenta ex consiglieri laziali, ha presentato apposita domanda per ottenere il vitalizio che gli spetta per legge. Si badi bene: Marrazzo ha appena 52 anni.
 
I baby pensionati Fabio Granata e Leoluca Orlando. Ancor meglio è riuscito a fare la nuova stella del moralismo un tanto al chilo, il pasdaran dei finiani Fabio Granata, l’uomo che sventola la bandiera del futuro ma nel frattempo si crogiola nei privilegi del passato: infatti è stato uno degli ultimi politici viventi a poter andare in pensione a 50 anni. E che ha subito unito il baby vitalizio (8000 euro) al maxistipendio da onorevole, oltre che a qualche altro gettone, come quello di vicepresidente di un ente regionale (Cinesicilia srl). 
Fabio Granata, come l’ex sindaco di Palermo, esponente di spicco dell’Idv, Leoluca Orlando, figura nell’elenco di 13 fortunati, ex consiglieri regionali che sommano la pensione da ex consiglieri regionali all’indennità  parlamentare, un privilegio che non è previsto in nessun altro posto del mondo e che ha suscitato l’indignazione anche del medesimo presidente dell’Assemblea siciliana, Francesco Cascio: “Come possiamo chiedere sacrifici ai cittadini se poi lasciamo passare simili sciali?”, si è chiesto. Nessuna risposta, naturalmente.
 
Frisullo e i baby pensionati pugliesi. Vi ricordate Sandro Frisullo, l’ex vicepresidente della Regione Puglia indagato e arrestato nello scandalo della sanità? Ebbene: riceve regolarmente la baby pensione. A 55 anni prende 10071 euro lordi al mese (circa 7mila netti) e li prenderà per il resto della sua vita in virtù di 15 anni passati in Regione. Quindici anni di contributi, 10mila euro al mese: non male no? Sono 19 i consiglieri pugliesi che dopo le elezioni regionali della primavera 2010 hanno usufruito della via agevolata alla previdenza: ebbene solo 3 di loro hanno 65 anni, 9 ne hanno meno di 59, uno addirittura ne ha 52. Gli assegni vanno dai 4mila ai 10mila euro al mese. Nel luglio 2010 la Regione Puglia, fra l’altro, ha aumentato i vitalizi a tutti gli ex consiglieri a riposo (152): la spesa è stata piuttosto rilevante, 2 milioni e 600mila euro.  Ed è stata finanziata tagliando i soldi destinati agli studenti.
 
A 47 anni con 10980 euro al mese. A volte si pensa che le baby pensioni d’oro siano un retaggio del passato. O che riguardino solo gli onorevoli. Macché: nel luglio 2009  il funzionario della Regione Sicilia, Pier Carmelo Russo, è andato in pensione con un assegno mensile pari a 10980 euro lordi, pari a 6462 netti. Questo accade in virtù di una legge siciliana per cui con appena 25 anni di contributi (uomini) o 20 (donne) si può avere diritto al vitalizio, se si ha un malato da accudire. E chi non ha un padre che dev’essere accompagnato in ospedale? Chi non ha una zia che necessita assistenza? In effetti: fra il 2003 e il 2010 le baby pensioni concesse grazie a questa leggina sono state oltre mille. Età media delle persone a riposo: 53 anni. Chi non aveva un malato a disposizione, se l’è inventato come una donna geniale che si è fatta adottare da un’anziana non autosufficiente. E così zac, appena adottata, ha presentato richiesta per andare in pensione. Esattamente come ha fatto il 47enne funzionario Pier Carmelo Russo: “Devo accudire mio padre”, ha dichiarato con una lettera strappalacrime. Subito dopo s’è fatta nominare assessore, aggiungendo così alla baby pensione (10980 euro al mese) un’indennità da 300mila euro. E lasciando tutti con un dubbio: ora che lui fa l’assessore, il povero babbo chi lo cura? 
 


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