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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

SCILIPIETRO: "DIVORZIO DA GRILLO E RIFONDO LA SINISTRA"... CON 1000 VALOROSI GUERRIERI SCILIPOTI


Di Pietro: «Divorzio da Grillo e rifondo la sinistra, ecco la mia nuova Idv»

Alessandro Antonelli

Meno “grillina” e più “responsabile” (ma Scilipoti non c’azzecca nulla). Antonio Di Pietro tratteggia il profilo della sua Italia dei Valori riveduta e corretta. La chiama “Idv2”, un partito che senza rinunciare all’opposizione radicale al governo abbandona il mantra della “spallata” e si candida a costruire l’alternativa. Programma, alleanze e ricambio generazionale: tutti temi che saranno al centro dei lavori degli “Stati generali” convocati a fine ottobre. Uno sguardo di lungo periodo, oltre gli esiti di una pur concitata e decisiva vigilia referendaria. «Spero che i quesiti passino, ma il dopo-Berlusconi è un’altra cosa…».

Cauto, pacato, dialogante, paziente. Ho un dubbio atroce: è Antonio Di Pietro quello che ho davanti?

Io in persona. Credo che dalle amministrative sia venuta fuori un’indicazione ben precisa: l’elettorato si avvia al superamento dell’esperienza berlusconiana per sopravvenuta delusione, però non vede all’orizzonte un’alternativa a cui dare sufficiente fiducia. Bisogna costruire quest’alternativa prima che un nuovo populismo se ne appropri e magari riproponga un Berlusconi in minore.

Qual è il centrosinistra che ha in mente?

Un centrosinistra rinnovato e affidabile, non la vecchia ammucchiata prodiana. Bisogna ripartire da un programma snello, di pochi punti, che sia sintesi e ragione esistenziale di questa coalizione. L’Idv è parte integrante del progetto. In questi anni abbiamo fatto opposizione dura al governo Berlusconi, oggi dobbiamo fare proposte al paese per un’alternativa di governo su base programmatica.

Insieme a chi?

I nostri Stati generali serviranno a questo: coinvolgeremo strutture di partito e società civile nell’elaborazione di un programma e poi andremo al tavolo della trattativa con le altre forze del centrosinistra. Solo in quella circostanza capiremo chi sono i nostri interlocutori e chi ha diritto di sedersi a capotavola.

Dipende anche dal menu…

Certo, i cardini fondamentali del programma saranno dirimenti per delineare la coalizione, altrimenti correremmo il rischio di replicare l’esperienza degli anni passati in cui convivevano esponenti di culture politiche opposte. È chiaro che il programma deve essere fatto prima di formalizzare la composizione della coalizione.

E allora avvitiamoli, questi cardini fondamentali. E partiamo dal lavoro. Tra i suoi potenziali alleati c’è chi fa un tifo sfacciato per Marchionne e Confindustria.

Non voglio sfuggire alle sfide della modernità né alle regole della concorrenza e della meritocrazia. E non giudico negativa neppure la flessibilità, che dovrebbe essere il modo nuovo per proporsi nel mercato del lavoro. Quel che contesto in modo vigoroso è la flessibilità all’italiana, cioè l’idea, soprattutto delle grandi aziende, basata su un ricatto di tipo medievale: o mangi questa minestra o salti dalla finestra.

Comincio a riconoscerla.

Il rapporto tra impresa e lavoratore è tornato ad essere soggetto a logiche padronali, di caporalato, in cui i diritti vengono compressi in nome del profitto aziendale, perdendo inoltre di vista il piano industriale. Non si vuol lasciare al lavoratore l’ultima parola e così molti sindacati diventano in realtà delle scatole cinesi, strumento di compensazione della volontà del datore di lavoro.

E in politica estera, come la mettiamo?

In questo ambito esigo un chiarimento. È mai possibile che in Parlamento l’unica forza davvero contraria alla guerra, in Libia come in Afghanistan, sia l’Italia dei Valori? Qui non si tratta di essere comunisti, si tratta di rispettare la Costituzione e anche di combattere l’ipocrisia con cui si giustificano dei massacri. “Ti ammazzo, ma lo faccio a fin di bene”. Nei dieci anni precedenti la cattura e la morte di Bin Laden sono stati fatti bombardamenti indiscriminati, si sono distrutte le vite dei civili. La stessa cosa sta succedendo ora con Gheddafi. Questo metodo di risoluzione dei conflitti basato solo sulla forza militare mi pare molto meschino.

Sarà dura trattare col Pd. Specialmente adesso che Bersani si sente forte e mette il cappello su tutto, anche su ciò che gli appartiene solo in parte: vittoria alle amministrative, referendum, programma del centrosinistra…

Alle uscite fuori bordo campo del Pd ha già risposto Vendola. A me interessa rimarcare l’opportunità storica che abbiamo di costruire davvero un’alternativa al governo Berlusconi, di cui Pd, Idv e Sel possono essere la base. Tuttavia non c’è dubbio che oggi vi sia un sistema trasversale dell’informazione che sta cercando una via “Pd-centrica” al dopo Berlusconi; un Pd visto come partito “democristiano”, in grado di calamitare tutte le altre forze. I poteri forti che cercano la normalizzazione del paese individuano nel Pd uno strumento per riportare la bonaccia. Ciò non mi scandalizza e non mi indigna, perché sul piano storico l’Italia dei Valori ha già vinto. Quando si scrosterà la cronaca interessata degli ultimi giorni si scoprirà che noi avevamo ragione da sempre. Oggi anche i giornali blasonati e i commentatori con la puzza sotto al naso, che ci hanno considerato peones e contadini, dicono le stesse cose che diciamo noi da tempo immemore.

Dica la verità: si è sentito scippato della battaglia referendaria?

Vedo che sono in tanti oggi a reclamarne la primogenitura, pur sapendo benissimo che siamo stati noi a muoverci prima, a proporre i quesiti e a raccogliere le firme. E ora non vogliono che scendiamo in piazza.

È stato lei a suggerire di non mettere etichette politiche alla consultazione.

Sul palco nessuna bandiera, ma ciò non vuol dire “fuori la politica”. Vuol dire includere tutti coloro che vogliono partecipare, senza steccati. Non vorrei però che qualcuno volesse buttare fuori me, mi sembrerebbe un paradosso. Va bene metterci il cappello, ma io ci ho messo la testa…

Scommetta, oggi va tanto di moda. Come andrà a finire?

Ci impegneremo al massimo ma qualche preoccupazione ce l’ho. Non perché non mi fidi degli italiani, ma perché è stata fatta un’operazione truffaldina a monte. Il quorum, già difficile da raggiungere, si è innalzato di fatto al 58% perché tra la platea degli aventi diritto bisogna contare i tre milioni e duecentomila italiani residenti all’estero che hanno già votato il primo giugno. Quindi prima che entrasse in vigore la nuova legge sul nucleare. Sono voti andati persi. Questi elettori sono stati scippati di un diritto costituzionale.

Ha detto che in caso di vittoria non userà il referendum come una clava contro Berlusconi. Anche lei è rassegnato alla fine naturale della legislatura?

Il dopo Berlusconi non può dipendere dall’esito del referendum. Prima di tutto perché se vincono i sì bisogna dare agli elettori di centrodestra che vanno a votare la libertà di sentirsi ugualmente vittoriosi. E poi se ce ne appropriassimo a fini politici, finiremmo per condizionare negativamente gli elettori di centrodestra che vogliono l’acqua pubblica, l’aria pulita e la legge uguale per tutti.

Veniamo alla road map dell’alternativa. Crede ancora nelle primarie?

Le primarie al buio possono produrre risultati eccezionali come a Milano ma anche pateracchi umilianti come a Napoli. Dopo aver fissato linee programmatiche comuni, e dopo aver individuato gli interlocutori di questa costituenda coalizione, si può passare a scegliere il primus inter pares. A queste condizioni anche noi dell’Idv ci riserviamo di esprimere, se serve, una nostra candidatura.

E se non ci fosse tempo di allestirle, queste primarie?

Non avremmo difficoltà ad assumere una decisione collegiale. Se per una ragione di numeri si dovesse decidere che il Pd, in quanto partito di maggioranza relativa, ha diritto a proporre la candidatura del suo segretario, non metteremmo i bastoni fra le ruote.

Domanda obbligata: c’è spazio per il Terzo Polo?

Non ho intenzione di porre veti preventivi. D’altronde se il Terzo Polo farà parte della coalizione vuol dire che non c’è più, che si è sciolto. Dico però che ogni giorno è un giorno perso, da parte del Pd, a rincorrere il Terzo Polo, che appunto, in quanto terzo, è esterno ai due schieramenti principali. E poi sono anche Casini, Fini e Rutelli che devono sciogliere la riserva. Tu puoi raccontare agli amici che ti sposi con Ursula Andress, ma se lei non ci sta?

Non ho più dubbi: lei è decisamente Antonio Di Pietro.

Arrivederci.

http://www.glialtrionline.it/home/2011/06/10/di-pietro-%C2%ABdivorzio-da-grillo-e-rifondo-la-sinistra-ecco-la-mia-nuova-idv%C2%BB/

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