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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

DI PIETRO, "I REFERENDUM NON ERANO CONTRO BERLUSCONI". APPLAUSI DI CICCHITTO E STORACE.

      
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15 giugno 2011


Da pasdaran anti-Cavaliere a campione dei buonisti la metamorfosi di Di Pietro.

E il "nemico" incassa i complimenti del PDL.


di Filippo Ceccarelli

E' sempre stimolante, ma anche un po' faticoso osservare come cambiano i politici.
E seppure la scena pubblica italiana assomiglia sempre più al programma televisivo "Gli sgommati", ci sono certamente, in questa progressiva verosimiglianza, delle ragioni profonde e complicate che hanno a che fare con il dominio degli spettacoli e quindi con la prevalenza dei due generi nazionali, per così dire: la commedia e il melodramma.
Occorre dunque scomodarli anche a proposito dell'On. Tonino Di Pietro, che l'altro ieri ha festeggiato il lieto onomastico, Sant'Antonio, e l'indubbia sua vittoria referendaria. Ma che proprio per celebrare questo successo, di punto in bianco, o meglio con gli stessi ritmi imposti alle gommose maschere del programma di Sky, ha cercato di presentarsi come un altro Di Pietro, appunto;  e così dopo avere gravemente riconosciuto "i miei limiti e i miei errori", è diventato di colpo buono, prudente, mansueto, moderato, ottimista, distaccato -e non si dice qui responsabile perché negli ultimi mesi l'aggettivo, almeno in politica, ha sofferto un qualche logoramento.
Insomma sulla ribalta si visto una specie di inaspettato agnellino dei Valori, e anche qui si perdoni l'irresistibile divagazione, ma nei primi anni duemila sembra di ricordare che in un programma di Licia Calò, per consacrare le caratteristiche  agro-pastorali del personaggio, fu effettivamente deposto in grembo a Di Pietro un candido agnellino, che lasciò anche un indesiderato reperto organico in studio, ma pazienza, questo ed altro riservano gli spettacoli politici. 
Bene. ieri Tonino ha spiegato che i referendum, compreso quello sul legittimo impedimento, non rientravano in una battaglia contro Berlusconi. Né servivano a dargli una spallata, né tanto meno andavano strumentalizzati, "mettergli il cappello in testa", cioè sopra. 
NO. Era necessario anzi riconoscere e ancora di più rispettare le ragioni di chi vi si era opposto e aveva perso.
Proprio in quanto promotore, quasi sempre isolato e talvolta anche beffeggiato, egli si consentiva di far riflettere gli italiani sulla necessità di un'"alternativa credibile£ e comunque da ottenersi non certo "in odio" a Berlusconi.
CAPITO?
Quando si dice della centralità e della ricorrenza dei pupazzi animati in politica, e più in generale delle più giocose parodie che con una certa frequenza entrano a far parte della realtà, quasi mai si sbaglia.
E infatti ieri anche dall'immemore fronte  berlusconiano si è levato un incredibile coro di elogi per il buon Tonino.
E quindi Cicchitto ne lodava la consapevolezza, Lupi l'equilibrio, Lehner l'approccio "quasi da statista", Nucara la "cautela istituzionale", e Storace, un altro che di solito parla chiaro, e anche più che chiaro, è arrivato a sostenere che di Pietro ha impartito "una lezione di stile" a Bersani e agli altri vittoriosi dell'ultimo momento.
Ora, questo è anche possibile. Che nell'ultima settimana, ad esempio,Tonino sia divenuto assennato, comprensivo e persino educato, come pure si è visto in prima serata a Ballarò: "Mi perdoni", "mi permetto di dire", "mi corregga se sbaglio", e perfino un accorato: "rispettiamoci!", offerto con espressione intensa al Ministra Fitto, che in verità l'ha accolto con meravigliata diffidenza.
E si capisce anche questo moto dell'animo, povero Fitto, perché per anni Di Pietro è stato un'autentica belva  da talk-show, un gladiatore come l'omologo "Di Pietracus" degli Sgommati, invitato ad ogni rispettabile crash-show in quanto rotto ad ogni effettaccio e a ogni nequizia del teleduello, attacco e parata, urla e gesticolamenti, di recente c'è da dire che riusciva ad esprimersi come un perfetto mimo aggressivo ed espressionista rovesciando il capo, strabuzzando gli occhi, a volte facendo anche dei risoluti fischi.
indimenticabile, in questo senso è la reazione che una sera egli strappò all'allora Ministro Bondi, che pallido come un cencio gli disse, anche lui un po' teatrale: "Lei è un uiomo che mi fa orrore".
Ecco. Tra le varie e anche interessanti valutazioni che Di Pietro ha posto ieri all'ordine del giorno c'è da segnalare l'urgenza di una politica "non urlata". (...)



 



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