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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

"L'ITALIA DEI VALORI CALANTI: «Non possiamo dire che non si possono più assumere (in Regione) mogli o mariti...» (MURA tesoriera Idv)

dagospia.com

16-06-2011

2- ITALIA DEI VALORI CALANTI
Riccardo Bocca per "espresso.repubblica.it"

ANTONIO-PIETRO-LUIGI DEMAGISTRISITV05 NELLO FORMISANO

L'entusiasmo di Antonio Di Pietro rimbalza da un'intervista all'altra, pacato e inarrestabile allo stesso tempo. Il presidente dell'Italia dei Valori si è speso con generosità, per il successo dei referendum, e ora che il quorum è stato conquistato non gli resta che brindare. Un'ubriacatura di ottimismo quantomai preziosa, in questa fase.

Perché dietro ai bagliori referendari, e al sacrosanto carico di soddisfazioni a traino, si nasconde nell'Idv un altro capitolo. Molto meno frizzante. Anzi: deprimente proprio. Un disagio testimoniato dalla stampa nazionale, che per descrivere la performance dell'Idv alle ultime amministrative ha usato parole secche: da "crollo" a "stangata", da "caduta" a "legnata". Fino ai più tenui, ma comunque inequivocabili, "flop" e "battuta d'arresto".

MICHELE CAGNAZZO

Alla vigilia del voto, Antonio Di Pietro aveva lanciato al popolo elettorale un borrelliano «Resistere! Resistere! Resistere!». È finita, invece, con un passo falso del suo partito. Una sconfitta che l'istituto di ricerca Cattaneo traduce nel 40,7 per cento in meno di consensi rispetto alle regionali 2010. E che, al di là del botto napoletano di Luigi De Magistris, candidato forte a prescindere, e dell'8,12 che l'Idv festeggia sotto al Vesuvio, alimenta tensioni dal Nord al Sud del Paese.

Oltre agli osanna per Giuliano Pisapia, a Milano, c'è il modesto 2,54 per cento dell'Idv (contro il 7,60 delle regionali). Scendendo in Calabria, fino a Catanzaro, un impalpabile 0,79 cancella il precedente 5,03. Per non parlare di Savona (5,01 contro 10,18), Varese (2,69 contro 6,78), Latina (2,08 contro 5,29) o Rimini (2,96 contro 6,74): tutte piazze dove l'Italia dei Valori ha puntato alto e volato basso.

«Niente di più logico», commenta Tommaso Morlando, fino all'autunno 2010 responsabile Idv in Campania per la lotta alla criminalità organizzata: «Il partito, negli anni, ha tradito ciò che doveva renderlo unico: l'attenzione alla legalità, l'assenza di appetiti carrieristici, la distanza dai poteri forti, il blocco dei politicanti». Con grande entusiasmo, insomma, «la società civile ha scommesso su Di Pietro e i suoi uomini. E quando s'è sentita ingannata, abbandonata, gli ha voltato le spalle».

GRILLO DEMAGISTRIS

Una sensazione che Morlando conosce bene. «Infinite volte, dalla sede di Castel Volturno, ho invocato il sostegno dei dirigenti locali per contrastare la camorra, per imporre assieme la trasparenza nella pubblica amministrazione. Ma era difficile persino farsi rispondere, figurarsi risolvere questi problemi enormi...».

AMERICO PORFIDIA

Di sicuro, lamenta Morlando, «ho pagato tutto di tasca mia: telefono, affitto, anche il sito Internet». E in questo deserto di solidarietà, «oltre all'appoggio formale di Di Pietro e l'affetto sincero di De Magistris», sono arrivate le intimidazioni, l'Attak nei lucchetti, i manifesti funebri dentro la buca delle lettere: «Chiari messaggi della malavita, ma anche segnali del nostro isolamento».

Adesso, per la cronaca, non c'è più un ufficio Idv contro la criminalità campana. Continua invece a gestire il partito, in Regione, il deputato Nello Formisano: uomo ex Pci, ex Alleanza Democratica, ex Margherita. «Strepitoso esemplare del vecchio che avanza», lo definisce un suo collaboratore. Colui che, quando l'onorevole Americo Porfidia (sempre dell'Idv) è stato indagato per associazione a delinquere, lo ha difeso con generosità: «Dovreste andare a casa sua, a vedere come ha educato i figli...».

Poi Porfidia è uscito dal partito, i magistrati hanno continuato a lavorare in silenzio (la Procura di Napoli ha chiesto, ad aprile 2011, il rinvio a giudizio di Porfidia per tentata estorsione, aggravata dal favoreggiamento di un clan camorristico) e le tensioni pubbliche sono diminuite.

ANTONIO RAZZI

Ma il clima è rimasto rovente. Tant'è che anche Michele Raviotta, già vicesegretario campano dell'Idv, in autunno ha sbattuto la porta: «Non è facile identificarmi in un partito che appare e basta», ha scritto ai compagni di partito. Quanto a Di Pietro, gli ha rinfacciato la «mortificazione del merito politico»: alimentata non solo «dalle sedi di decisione e comando a livello regionale», ma anche «dal Tuo totale disinteresse per il mio impegno».

È il volto sconosciuto dell'Italia dei Valori; o Italia degli Svalori, come l'hanno ribattezzata i militanti delusi. Un partito che ogni giorno censura i vizi del potere, le camarille dei faccendieri, i chiaroscuri piduisti del governo Berlusconi. Ma poi, a riflettori spenti, deve barcamenarsi tra mille contraddizioni e personaggi a tratti ingestibili.DIPIETRO 0001

«L'esempio più celebre è quello di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti», ricorda Alberico Giostra, autore per Castelvecchi del saggio "Il tribuno, storia politica di Antonio Di Pietro", «prima hanno votato senza vergogna la fiducia al governo di centrodestra (14 dicembre 2010), poi sono migrati nel gruppetto dei Responsabili».

E c'è parecchio altro, da raccontare, dietro all'icona morale dell'Idv. Altrimenti non si potrebbe capire l'addio al partito di Nicola Tranfaglia, professore emerito di Storia dell'Europa a Torino, isolato da una gestione del potere «personale e familiare». E neppure si giustificherebbe il documento in cui Luigi De Magistris, Giulio Cavalli e Sonia Alfano hanno denunciato la «spinosa e scottante questione morale» che attraversa l'Idv: un allarme da fronteggiare al più presto, dicono, «prima che travolga il partito e tutti i suoi rappresentati e rappresentati».

Parole che sono rimbombate per la nazione, dopo l'inciampo alle amministrative. Soprattutto in Liguria, dove l'Italia dei Valori assicura continue sorprese. Non tutti, per dire, conoscono le frequentazioni di Cinzia Damonte, candidata dall'Idv alle scorse regionali: una signora che, oltre a essere in quella fase la compagna di Pasquale Esposito, condannato per vicende di armi, ha partecipato a una cena elettorale con il pregiudicato calabrese Onofrio Garcea, ritenuto dai finanzieri «bene inserito negli ambienti della criminalità organizzata a Genova».

SCILIPOTI BIG

Sempre accolta da perplessità, alle ultime elezioni, è stata la candidatura savonese di Rosario Tuvè (primo dei non eletti), già Rinnovamento italiano e Margherita. Non solo ricordato per il patteggiamento di una condanna dovuta a firme elettorali false, ma anche per l'alloggio nel palazzo dell'architetto Ricardo Bofill, mega speculazione contestata sul porto, quand'era assessore all'Urbanistica.

«Dopodiché», riconoscono anche fonti dell'Idv, «non stupisce che prima delle amministrative il vicepresidente della Regione Marylin Fusco, assessore all'Urbanistica in quota Italia dei Valori, oltre che futura sposa del coordinatore dell'Idv ligure Giovanni Paladini, abbia lottato per un piano casa che spalancherà le porte a 45 milioni di metri cubi di nuove costruzioni». Una «concretezza», ironizzano da centrodestra, «per cui a dicembre è stata ringraziata al convegno degli immobiliaristi di Confindustria...».

Il risultato più logico, viste le premesse, è la rissa continua: nel senso esatto del termine. L'11 gennaio scorso, "La Nazione" titolava: "Idv, far-west politico". A seguire, la cronaca spezzina del ceffone rifilato, durante una riunione di partito, dal dirigente provinciale Giuseppe Contino al collega Maurizio Ferraioli. Passano cinque mesi, e ad Alessandria volano pugni e schiaffi tra il consigliere comunale Idv Paolo Bellotti e il segretario provinciale del partito Vincenzo Demarte.

SONIA ALFANODIPIETRO NV2000

Lo stesso stile, d'altronde, che a parte la violenza fisica si ritrova nell'Italia dei Valori in Veneto. «Più che alla rissa, qui siamo allo scontro totale», spiega il militante Dante Faraoni. E della stessa idea è Sergio Balliana, primo firmatario Idv di una drastica lettera a Di Pietro: «Nella provincia di Treviso e in Regione», si legge, «un manipolo di carrieristi ha monopolizzato il partito locale e gestisce il potere con protervia e arroganza». Da qui l'avvento di una «gestione dissennata», un giogo che «demotiva e allontana le persone» stroncando qualunque «progetto politico innovativo».

A poco è servito, in maggio, che il numero due dell'Idv Massimo Donadi abbia annunciato la richiesta di sospensione dei contestatori trevigiani. L'ambiente, a quanto pare, non è migliorato, attorno al coordinatore provinciale Gianluca Maschera. Anzi: «Dichiarandosi favorevole all'ampliamento dell'aeroporto di Treviso», testimonia Faraoni, «malgrado molti iscritti fossero contrari, ha segnato un autogol».

PIERFELICE ZAZZERA

In città, infatti, si è sparsa la voce che «Maschera abbia qualche interesse in questa storia. E andando a verificare, abbiamo scoperto che il nostro coordinatore è socio al 40 per cento della Marca car services srl: società che noleggia automobili in aeroporto. Non è conflitto d'interessi, questo? Non è il contrario, di come dovrebbe essere l'Italia dei Valori?».

SILVANA MURA E LUIGI DE MAGISTRIS

Sì, rispondono in blocco gli ammutinati. E sulla stessa linea, come naturale, si trovano anche coloro che hanno lasciato Di Pietro per fondare un nuovo partito: L'Italia dei valori veri. Un gruppo di indignados, già presentatosi alle amministrative, che dipinge l'ex magistrato come uno «sfruttatore della buona fede», una sorta di manipolatore che guiderebbe l'Idv a colpi di promesse mancate.

«Ci scusiamo», scrivono nella Rete, «con chi è stato da noi inconsapevolmente tratto in errore», ovvero «stimolato a votare per l'Italia dei valori». E se chiedi le cause esatte di tanta amarezza, la risposta fissa è: «L'incoerenza dell'Idv». Basti pensare, dicono, «alla questione del biotestamento: «Il 29 luglio 2008, una parte di senatori dipietristi, da Luigi Li Gotti a Giuliana Carlino, da Gianpiero De Toni ad Alfonso Mascitelli, ha presentato un disegno di legge che negava la possibilità di staccare la spina ai malati in stato vegetativo irreversibile.

ANTONIO DI PIETRO

Otto mesi dopo, però, il capogruppo Felice Belisario e altri colleghi (tra i quali la stessa Carlino), hanno contestato a Palazzo Madama la legge liberticida del Pdl, che a grandi linee riprendeva la loro posizione». La stessa disinvoltura, dice un dirigente marchigiano Idv, con cui a Falconara si sta affrontando l'ipotesi di costruire un rigassificatore: «Il gruppo comunale è contrario, eppure il 20 aprile l'assessore regionale all'Ambiente Sandro Donati, sempre Idv, ha spiazzato tutti dichiarando: "Non me la sento, di dire un no a priori..."».

SCILIPOTI BIG

I soliti pasticci, censurano gli antidipetristi. Niente di male, ribattono invece i fedelissimi dell'ex magistrato. Anzi: sane dinamiche di un partito dove «si esprimono in libertà le proprie convinzioni». Comunque sia, episodi che hanno lasciato tracce acide nell'Idv. E non sono gli unici. Alla Regione Lazio, per esempio, ristagna da marzo 2010 un'interrogazione urgente di Donato Robilotta, ex consigliere del Pdl.

«Il problema», informa Robilotta, «è che Vincenzo Maruccio, attuale capogruppo dell'Italia dei Valori e in quei giorni assessore ai Lavori pubblici, ha indicato Sergio Scicchitano come arbitro della Regione in un contenzioso da 185 milioni di euro con il consorzio Arcea». Il dettaglio scivoloso è che l'avvocato Scicchitano (anche presidente della società pubblica Lazio Service) «ha per cliente Di Pietro, e che Maruccio collaborava con il suo studio». Non meno spiacevole, specifica Robilotta, «è che alla mia interrogazione non sia seguito alcun chiarimento...».

Va detto, per completezza, che nel marzo 2011 la giunta Polverini ha presentato sul caso un esposto alla Corte dei conti. E che il capogruppo Maruccio ha replicato ribadendo la «specchiata preparazione» di Scicchitano, e mettendosi a disposizione della Procura della Corte dei conti. Il che è ammirevole, oltre che doveroso, ma non modifica il punto generale: cioè la distanza che, a volte, nell'Italia dei Valori passa tra parole e fatti.

LA GRAN GNOCCA DI SILVANA MURA

«Nel gennaio 2010», racconta un dirigente periferico, «Di Pietro diceva di non volersi "nascondere dietro un dito", e che era conscio di come "qua e là nel territorio, non sempre le persone selezionate si fossero dimostrate all'altezza". Ma poi queste riflessioni sono state archiviate, ha trionfato il pragmatismo politico, e i vertici Idv hanno ingigantito i malumori interni con decisioni discutibili».

DI PIETRO

Tra le ultime, si legge sul sito www.iltribuno.com, ci sarebbe che a Torino il membro dell'esecutivo provinciale Giacomo Cardile «è riuscito a far eleggere alla III circoscrizione il figlio Giancarlo», e che «il vice presidente della Provincia Gianfranco Porqueddu ha candidato, in un'altra circoscrizione, la figlia Maria Elena (non eletta)».

D'altronde, in passato, la tesoriera del partito Silvana Mura ha teorizzato l'elasticità nella gestione della res publica: «Non possiamo dire», dichiarava il 25 febbraio 2010 al "Resto del Carlino", «che non si possono più assumere (in Regione) mogli o mariti...». Quanto al settore uffici stampa, i parametri dell'Idv sembrano ancora più elastici. Perlomeno a giudicare dal ricorso che ha presentato al giudice del lavoro Igina Campus, per quattro anni addetto stampa (in nero, giura lei) dell'Italia dei Valori a Cagliari. «Il compenso richiesto dalla mia cliente», racconta l'avvocato Maurizio Barrella, «è di circa 62 mila euro». Ma non si tratta solo di una questione economica: «Su tutto prevale l'amarezza per un partito che inneggia ai valori e poi calpesta il merito».


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