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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

IL GIUDICE CARNEVALE IN CASSAZIONE FINO A 85 ANNI. GIA' PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE D'ESAME PER L'AMMISSIONE DI DI PIETRO IN MAGISTRATURA.

Repubblica Palermo
13 luglio 2011

Carnevale in Cassazione
fino all'età di 85 anni


La decisione del plenum del Csm sulla base di una sentenza del Consiglio di stato favorevole al magistrato che la stampa definì "ammazzasentenze"



Corrado Carnevale resterà presidente di sezione della Cassazione fino al 2015, quando avrà 85 anni.
La decisione è stata presa all'unanimità dal plenum del Csm che, in base a quanto stabilito da una recente sentenza del Consiglio di Stato, ha dovuto ricalcolare i tempi di permanenza nell'ufficio diretto nella Suprema Corte dal magistrato, a suo tempo accusato e poi assolto di concorso esterno in associazione mafiosa.

Finito sotto processo, Carnevale venne sospeso nell'aprile del 1993 dalle funzioni e dallo stipendio di magistrato. Assolto in via definitiva dalla Cassazione nel 2002, fu riammesso in magistratura e, grazie a una misura prevista dalla finanziaria nel 2003  dal governo Berlusconi, ha potuto recuperare gli anni persi, nonostante nel 2001 avesse già maturato l'età per la pensione. Nel novembre del 2008, con un'altra norma inserita nel decreto sulle sedi disagiate, è stato consentito ai magistrati ingiustamente sospesi per procedimenti penali conclusi con l'assoluzione di concorrere per gli uffici di vertice della magistratura anche se hanno più di 75 anni, età massima per il pensionamento delle toghe.

Ribattezzata 'Lodo Carnevale', la legge ha innescato una serie di ricorsi amministrativi. Il Consiglio di Stato, con una recente sentenza, ha dato definitivamente ragione al giudice. E il Csm oggi non ha potuto fare altro che prenderne atto e stabilire che otto anni durante i quali Carnevale può ricoprire l'incarico di presidente di sezione della Cassazione vanno calcolati a partire dal 30 maggio 2007, quando è stato riammesso in magistratura, e non dal 2001, quando doveva essere collocato a riposo. Il posto di vertice presso la Suprema Corte al giudice che la stampa aveva definito "ammazzasentenze" è dunque garantito. Per almeno altri altri quattro anni.


http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/07/13/news/carnevale_presidente_in_cassazione_fino_all_et_di_85_anni_nel_2015-19092937/?ref=HREC1-8




   

sabato 23 gennaio 2010


Una manina salvò l'ex pm Esami: Di Pietro ripescato grazie a pressioni esterne



Il segretario della commissione d'esame per entrare in magistratura racconta: l'eroe di Mani Pulite non raggiunse la sufficienza, poi ci furono pressioni e il voto fu corretto



«Ma voi del Giornale non sapete una cosa pazzesca su Antonio Di Pietro e il giudice Corrado Carnevale, sì proprio quello a cui gli amici di Tonino danno addosso dicendo che aggiustava i processi per conto di Cosa nostra...». L’incipit della confidenza di Elio Belcastro, parlamentare uscente dell’Mpa di Raffaele Lombardo, ci rimanda a quando nel 1980-81 il cosiddetto giudice «ammazzasentenze», da presidente della commissione d’esami del concorso in magistratura, fece di tutto per promuovere l’allora vice commissario di polizia molisano che ai test aveva fatto una figura a dir poco penosa. («Avevo letto il curriculum di Antonio Di Pietro - ha raccontato Carnevale -: era stato emigrante, si era arrabattato molto, questo mi indusse a essere clemente. Se devo pentirmi di tutto, come pretendono molti, mi pento anche di aver fatto promuovere Di Pietro. Nei concorsi per magistrati non bisognerebbe tenere conto di considerazioni pietistiche. In base all’esame però non avrebbe meritato il voto minimo che gli abbiamo attribuito...»). Belcastro ci fa subito capire, scandendo bene le parole, che Tonino non era nemmeno riuscito a prenderlo quel voto, minimo. «Tempo fa l’ex procuratore capo di Roma, Felice Filocamo, che di quella commissione d’esami era il segretario, mi ha raccontato che quando Carnevale si accorse che i vari componenti avevano bocciato Di Pietro, lo chiamò e si arrabbiò molto. Filocamo fu costretto a tornare in ufficio, a strappare il compito del futuro paladino di Mani pulite e a far sì che, non saprei dire come, ottenesse il passaggio agli orali, seppur con il minimo dei voti». Bocciato e ripescato? Magistrato per un falso? Possibile? Altro che recriminazioni per l’ipergarantista Carnevale che proprio grazie ai giustizialisti alla Di Pietro si ritroverà a lungo nei guai. Non ci resta che chiedere direttamente a lui, all’integerrimo magistrato in pensione Felice Filocamo, che agli esami orali proprio con Di Pietro ebbe un curioso botta e risposta. «Nel grande giorno - scrive Filippo Facci nel suo libro su Di Pietro - gli chiesero un documento perché si identificasse e reagì stizzito: “Ma io sono il commissario Di Pietro”. “Si, certo, ma solo quando me lo avrà dimostrato”...». 

Giudice Filocamo, scusi il disturbo. Sappiamo che lei non ha mai parlato di questa storia degli esami di Antonio Di Pietro per indossare la toga. Ma l’onorevole Belcastro ci ha riferito che... 
«Fermatevi. Parlate con il giudice Carnevale, è lui l’autore di tutto (risatina), di quella raccomandazione. Io ero solo il segretario della commissione, chiedete, chiedete a Carnevale». 

Corrado Carnevale si è già espresso dicendosi pentito d’aver raccomandato Tonino a diventare un pm. L’onorevole Belcastro, riferendo di una vostra confidenza, ci ha raccontato che non si trattò solo di raccomandazione ma di molto di più, e di più grave, a seguito di un esame quantomeno disastroso da parte di Di Pietro. Esame ben al di sotto della sufficienza e a seguito del quale sarebbero stati strappati compiti e verbali. Sarebbe stato commesso un reato... 
«Che ormai sarebbe prescritto (risata). La prego, la fermo. Diciamo che anche se sono passati tanti anni è antipatico rivelare quelli che sono, e restano, i segreti di una camera di consiglio. Non si fa. Non mi faccia scendere nei particolari che vi ha riferito Belcastro, non è mio costume, non insista».

Almeno se lo ricorda quell’esame?

«E come non me lo ricordo? L’esame del vicecommissario Di Pietro è stato...
poco decoroso perché insomma... la commissione era convinta che non dovesse essere promosso. Poi è successo quello che è successo e...». 

E? 
«E... niente. In quell’occasione è stato fortunato (risata). Seguendolo, negli anni, ho potuto notare come sia stato sempre fortunato. Come quando prese soldi e regali da quelle persone lì, a Milano. Si è detto che non era reato, benissimo, ma non fu una cosa molto decorosa per lui e per la magistratura. Così come non ha fatto una bella figura quando venne sospeso dal consiglio nazionale forense per aver tradito il mandato difensivo di un suo assistito accusato d’omicidio, che peraltro, se non ricordo male, era pure il suo migliore amico». 

A proposito di questo «tradimento» la Cassazione ha appena chiuso il caso confermando la «condanna» a Di Pietro. 
«Ecco, appunto, per indegnità, per scorrettezza, più di questo che gli devono dire?». 

Non ce ne voglia, Filocamo. Ma dobbiamo tornare all’esame di Di Pietro perché le cose riferite dall’onorevole Belcastro, anche se il reato è prescritto, sono comunque di una certa rilevanza. Belcastro parla di verbali e compiti strappati... 
«Strappare i verbali... dico... strappare... guardi, in camera di consiglio ognuno esprime la propria opinione, e alla fine, sommando le opinioni, ha prevalso l’opinione generale contraria alla promozione di Di Pietro. Poi, con l’intervento di qualcuno che ha ritenuto che quella decisione non fosse... come dire... beh, ha capito, la commissione poi cambiò idea. Ci furono delle discussioni, la decisione venne rivista. Se chiedete al giudice Carnevale vi può dire lui come andarono veramente le cose. Lui era il capo, lui era il presidente. Io ero solo il segretario della commissione e il segretario, verbalizzavo punto e basta, non avevo poteri decisionali». 

Faccia uno sforzo, presidente. Davvero non si ricorda se ha strappato il compito di Di Pietro e se poi qualcun altro l’ha riscritto?
«Cercate di capire... sono passati trent’anni...».







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