Il Tribuno
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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

IL RAIS DEL PARTITO-FAMIGLIA IDV, IL BABY PENSIONATO DI PIETRO SI RICICLA COME ANTI-CASTA... CON MILIONI DI RIMBORSI ELETTORALI IN CASSA.

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18-07-11

MANOVRA: DI PIETRO, FAVORISCE CASTA E CRICCA. IDV PRESENTA 'CONTROTESTO'

(ASCA) - Roma, 18 lug - ''L'opposizione non poteva fare altro che ribellarsi a questa manovra cosi' iniqua e ingiusta. Per questo, noi dell'Italia dei Valori abbiamo presentato una contromanovra che reperisce i miliardi necessari, tagliando i costi della politica, gli sprechi e i privilegi delle caste e delle cricche''. Lo scrive sul suo blog il presidente dell'Idv, Antonio Di Pietro.

''Prima di tutto- sostiene- bisogna eliminare le province, i consorzi e i tanti consiglieri d'amministrazione: ce ne sono ben venticinquemila nelle societa' a capitale pubblico degli enti locali''. In secondo luogo, ''e' indispensabile ridurre le spese militari. A cosa servono i 135 caccia bombardieri che sono costati allo Stato ben 15 miliardi di euro?''. Questa, conclude Di Pietro, ''e' una manovra che toglie ai poveri e da' agli evasori, alla cricca e alla casta''.



Libero-news.it
14/04/2011

DI PIETRO SI PRENDE I SOLDI E POI FA LA SCENEGGIATA 

di Filippo Facci

(...) E questo ha ripetuto Silvana Mura, ventriloqua di Antonio Di Pietro sulle cose economiche: «Se si deve mettere mano ai costi della politica lo si deve fare per tagliarli, non certo per aumentarli. L’Italia dei Valori si è sempre battuta contro i costi della politica, non potrà mai dirsi favorevole ad una simile legge, anzi». 
Sicuri sicuri? No, perché ogni volta è sempre la stessa storia: Di Pietro, da almeno un decennio,  si batte ufficialmente contro i soldi alla politica - anche quelli regolari - e poi ufficiosamente li incassa: e con quale determinazione. Quando battezzò la prima versione dell’Italia dei Valori, il 20 marzo 1998, il primo cavallo di battaglia lo montò al galoppo: in Senato si stava proprio discutendo una nuova legge sul famigerato finanziamento pubblico ai partiti, materia sua. Prese la parola, e fu drammatico. Disse: «Voglio protestare contro questa legge che è un’ipocrisia contro tutti, contro i cittadini, contro gli elettori e contro l’erario... Il contribuente ha già detto che non vuole aderire al finanziamento pubblico dei partiti... Ve ne siete infischiati... È tutto solo un’ipocrisia, e io non voterò contro questo provvedimento ipocrita». Ipocrita. Una settimana dopo Antonio Di Pietro incassò senza problemi 164 milioni e 348.215 lire per le spese elettorali sostenute nel Mugello, dove era stato eletto in quota Pds per disgraziata idea di Massimo D’Alema. Dopodiché fondò immediatamente il gruppo «Ulivo alleanza per il governo» così da avanzare formale richiesta di quello stesso finanziamento pubblico contro il quale si era svenato in Senato: altri 230 milioni che entravano in saccoccia mentre rilasciava interviste contro l’ipocrisia dei partiti. E questo è solo un esempio. Quello stesso anno, sempre nel 1998, precisamente il 26 maggio, la procura di Brescia gli notificò una richiesta di rinvio a giudizio per concorso in corruzione in atti giudiziari (vicenda Pacini Battaglia: seguirà un non luogo a procedere) e lui rilasciò un’intervista a Giuseppe D’Avanzo che ai tempi scriveva sul Corriere della sera: «Berlusconi ha cercato di avermi dalla sua parte. Quando ho visto da che parte stava lui, ho preferito scegliere la strada opposta... Sa quando l’ho capito? Quando sono intervenuto al Senato contro il finanziamento pubblico dei partiti». Legge che, per inciso, era stata votata da un governo di sinistra.
Un paio d’anni dopo Di Pietro rifondò da capo l’Italia di Valori: e la sua «società personale», come la definì Marco Pannella. fece uno statuto con soli tre soci (quasi come oggi) e la prima battaglia politica fu subito sui soldi: minacciò ingiunzioni al gruppo dei Democratici - dai quali si era distaccato, meglio: fu cacciato - e fece fuoco e fiamme per la parte di finanziamento pubblico che reputava spettargli: dopo un po’ di tira e molla trovarono un accordo. La seconda battaglia, il 25 ottobre, chiedeva formalmente ad Arturo Parisi la restituzione di 20 scrivanie, 16 armadi, 63 ripiani, 9 attaccapanni, 94 sedie, 7 poltrone, un divano, 21 telefoni, 2 computer e una fotocopiatrice. Di lì in poi a gestire l’intero finanziamento pubblico del partito saranno i coniugi Di Pietro più Silvana Mura: rimborsi per 250mila euro nel 2001, 2 milioni nel 2002, e poi 400mila euro ogni anno dal 2001 al 2005, più 10.726.000 euro nel 2006. Eccetera. Tutti soldi che, poveretto, Di Pietro è stato costretto a prendere.


Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani

STIPENDI PARLAMENTARI, STADERINI: LA VERA TRUFFA È IL FINANZIAMENTO DEI PARTITI

Roma, 21 luglio 2010

I tagli alle indennità dei parlamentari sono ben poco cosa rispetto a quanto poteva essere fatto già in questa manovra.
Parlo della truffa dei rimborsi elettorali, grazie alla quale 500 milioni di euro di finanziamento pubblico finiscono ogni legislatura nelle casse dei partiti a fronte di poco più di 100 milioni di spese documentate.
L’emendamento alla manovra presentato dai Radicali, limitando i rimborsi elettorali alle spese effettive, avrebbe comportato una riduzione dell’80% del finanziamento pubblico.
Un proposta che non è stata accolta da alcuno, in continuità con le scelte che da 17 anni vedono i partiti sabotare il risultato referendario con cui nel 1993 il popolo italiano aveva plebiscitato l’abolizione del finanziamento pubblico quale prima riforma per la politica.
Da allora, considerando le diverse competizioni elettorali, il finanziamento pubblico ai partiti è passato da 47 a 300 milioni di euro l'anno, per la felicità dei campioni ufficiali dell'anticasta come la Lega e l'Italia dei Valori.


rimborsi_partiti_2009


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"ORLANDO NON SLOGGIA DALLA CAMERA" LA LETTERA DI PROTESTA DI VATINNO, IL SUO SUCCESSORE, USCITO DALL'IDV.
SONIA ALFANO NON E' PIU' UN'EUROPARLAMENTARE DEL'IDV.
IDV REGGIO. I PADRONI DEL PARTITO RIFIUTANO LE ISCRIZIONI DELLA SOCIETA' CIVILE E CHIEDONO RISARCIMENTI A MATTEO RIVA.
"LA MIA SQUALLIDA, NAUSEANTE, MORTIFICANTE ESPERIENZA IN IDV"

 

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