Il Tribuno
Fondatore: Alberico Giostra RSS Feed
"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

INCHIESTA DI MONZA. ABERTINI: "SPIEGAI TUTTO A DI PIETRO MA NON SUCCESSE NULLA". DI PIETRO: "QUANDO STAVO IN PROCURA..." adesso stiamo nei consigli di amministrazione!!

Giuliana CarlinoIl Tribuno
Alberico Giostra 26 Luglio 2011
DI PIETRO, PENATI, LA MILANO-SERRAVALLE E LE DOMANDE CHE IL FATTO QUOTIDIANO NON FA.

(...)Ora, una volta finito di stropicciarci gli occhi, di esserci pizzicate le guance per sincerarci di essere svegli e di non sognare, realizzato cioè che la domanda c’è, esiste nero su bianco sulle pagine de Il Fatto, ci accorgiamo subito che tra tutte quelle da rivolgere a Di Pietro è stata scelta sicuramente la più innocua. Se avessero voluto chiedere qualcosa di più specifico e sicuramente più imbarazzante per l’ex eroe di mani pulite, avrebbero potuto esigere una spiegazione, ad esempio, sul ruolo dell’allora assessore della Provincia di Milano, Giuliana Carlino e dell’avvocato Riccardo Martucci, un prestigioso e rampante quarantenne legato politicamente alla senatrice dell’Idv. 

La prima infatti non ha battuto ciglio in giunta quando si è trattato di approvare la decisione del presidente Penati di acquistare da Gavio il 15% della Milano Serravalle pagando cash la non indifferente cifra di 238.437.000 euro, e consentendo al già latitante ai tempi di mani pulite (poi prescritto), una plusvalenza di 176 milioni di euro. Eppure la contrarietà di Albertini all’acquisto era nota a tutti visto che era pubblicamente scoppiato l’anno prima un contrasto tra lui e la presidente della provincia, Ombretta Colli. Oltretutto tra Comune di Milano e Provincia c’era un patto di consultazione sulla questione Milano-Serravalle, patto che Penati pur di fare l’affare non esitò a violare. 

Che, inoltre, all’Idv il ruolo da protagonista della politica nella gestione delle autostrade lombarde e della Milano-Serravalle non desse fastidio, lo prova anche il caso dell’avvocato Riccardo Martucci. Il già coordinatore milanese dei dipietristi il 23 dicembre 2004 è stato nominato consigliere d’amministrazione della società Milano-Serravalle-Milano tangenziali spa. Avete capito bene: 2004. Otto mesi prima dell’acquisto delle quote da parte della provincia di Milano. Quindi il 25 ottobre 2005, qualche mese dopo l’elezione di Penati e l’ingresso in giunta dell’Idv, veniva confermato nella carica fino al 30 novembre 2007. Nel frattempo, il 27 aprile 2006, Martucci diventava consigliere di amministrazione della Milano-Serravalle Costruzioni s.r.l. (già Valdata costruzioni) dove restava fino al 20 giugno 2007. Nello stesso anno, il 17 aprile, veniva nominato consigliere d’amministrazione della Milano-Serravalle Servizi s.r.l.. Di questa società il 28 febbraio 2008 Martucci diventava addirittura Presidente e restava in carico fino al 15 dicembre 2009 quando veniva spodestato dalla nuova maggioranza di centrodestra(..) 

“Quando stavo in procura io”, avrebbe detto ad Albertini, “con una cosa così tra le mani ci si apriva un’inchiesta s’incriminava qualcuno e forse lo si arrestava anche…”. Adesso invece, avrebbe dovuto concludere, entriamo nei consigli di amministrazione. Padellaro, Travaglio, Barbacetto dite per cortesia a Di Pietro di smettersela di prendere in giro la gente. Oppure smettetela voi di credere a quest’uomo.

http://www.iltribuno.com/articoli/201107/di-pietro-penati-la-milano-serravalle-e-le-doman.php

Corriere della Sera.it
25 luglio 2011
NEL 2005 L' EX PM: ATTI ANOMALI, BISOGNAVA PERÒ TROVARE LA MAZZETTA. ANCHE D' AMBROSIO SUGGERÌ IL RICORSO AI MAGISTRATI

«Vidi quelle carte, erano da denuncia»

Di Pietro conferma: Albertini mi chiese consigli, gli dissi di andare in Procura I dialoghi L' allora sindaco di Milano parlò anche con Borrelli, ma l' ex procuratore non ricorda

di Marsiglia Biagio

MILANO - «Gabriè, ho letto tutto, le carte l' ho viste, ci ho studiato... Vai e fai denuncia... Ai tempi miei, cioè quando stavo in procura io, con una cosa così tra le mani ci si apriva l' inchiesta, s' incriminava qualcuno e forse lo si arrestava anche. Adesso per i miei colleghi è tutto più difficile, siamo all' ingegnerizzazione della corruzione. I malandrini si son fatti più furbi, arrivare a dimostrare il reato non è facile... Però ' sta cosa è strana... Fa denuncia... Sono con te». Quelle parole tra lui e Gabriele Albertini, nel 2005, quelle carte sull' acquisto da parte della Provincia di Milano targata Penati del 15% delle quote delle azioni della Milano Serravalle, ovviamente targata Marcellino Gavio, nella memoria di Antonio Di Pietro sono limpide, dice, «come il cielo azzurro di oggi». «Ricordo e confermo tutto quanto ha raccontato Albertini - dice l' ex di Mani pulite - e condivido con lui l' amarezza per ciò che non ne è seguito. Io ho fatto il mio dovere, Pd o non Pd, alleati o non alleati, ho detto di andare dal magistrato... C' erano spunti investigativi, mica era chiara la condanna... Mettiamola così, c' erano gli atti anomali e bisognava lavorare per trovare l' eventuale mazzetta». «Ai tempi di Mani pulite, siamo al ' 94 - dice Di Pietro - per me e i colleghi era come affondare il coltello nel burro, noi abbiamo disarticolato il sistema della spartizione tra i partiti, un taglio netto... Ma già nel 2005, come oggi, per chi indaga non è semplice. Noi trovavamo i soldi nel pouf di Poggiolini, li raccoglievamo nel cesso e sotto alla scrivania di Chiesa, oggi invece ci sono le consulenze, gli scambi di favore, le ipervalutazioni, gli incarichi... Sono queste le mazzette moderne». Nel luglio 2005, quando in Serravalle la maggioranza era già pubblica, vincolata dal patto Comune-Provincia, Penati pagò 8,973 ogni quota che a Gavio era costata 2,9 euro, così il costruttore aveva incassato un utile netto di 179 milioni di euro, e, poco dopo, con una quota di 50 milioni era entrato nella cordata che avrebbe acquistato Unipol. Era mettendo in fila tutto questo che Albertini si era insospettito e messo in pista. Aveva parlato con Di Pietro, con Gerardo D' Ambrosio e col loro capo e collega Francesco Saverio Borrelli, tre punte di diamante della Procura di Milano degli anni 90. E fu proprio su loro consiglio che l' ex sindaco s' era presentato al quarto piano del Palazzo di giustizia milanese per affidare tutti i dubbi e le sue carte nella mani dell' aggiunto Corrado Carnevali, ironia della sorte oggi procuratore capo a Monza, l' ufficio che lavora sulle presunte mazzette legate all' ex area Falck e che vede indagato, tra gli altri, proprio Filippo Penati. Da quel dì, però, nulla più seppe. L' unico a vedere le carte fu Di Pietro, ma anche D' Ambrosio ricorda bene telefonate e consigli dati ad Albertini «perché - ha ribadito ieri - l' accertamento andava fatto». Borrelli, invece, non ricorda affatto. Ma era in pensione e nulla avrebbe potuto muovere. «Noi magistrati, a Cernobbio, nel ' 94 lo avevamo detto chiaro. Con poche regolette semplici semplici - punzecchia ancora Di Pietro - la corruzione si può eliminare: via i condannati e gli inquisiti dal Parlamento, e gare pubbliche inibite agli imprenditori sorpresi a ungere. Era la nostra cura per l' epidemia corruzione. Ma dal ' 94 a oggi, qualcuno la cura l' ha fatta ai medici, non alla malattia». Biagio Marsiglia

http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/25/Vidi_quelle_carte_erano_denuncia_co_9_110725005.shtml

Corriere della Sera.it
24 luglio 2011
LE INCHIESTE LE CARTE L' INTERVISTA ALBERTINI: NEL 2005 GLI ILLUSTRAI I FATTI, LUI LA CHIAMÒ INGEGNERIZZAZIONE DELLA CORRUZIONE. AVVERTII ANCHE BORRELLI E D' AMBROSIO

«Spiegai tutto a Di Pietro. Ma non successe nulla»

L' ex pm mi disse che quando era in Procura per molto meno aveva trovato elementi per incriminare e incarcerare

di Soglio Elisabetta
MILANO - «Ingegnerizzazione della corruzione». Il neologismo era stato coniato da Antonio Di Pietro, dopo che il suo (allora) collega all' europarlamento, Gabriele Albertini, gli aveva chiesto un parere sui documenti relativi alla vicenda Serravalle: sulle sorti della società autostradale di proprietà della Provincia, del Comune di Milano e del gruppo Gavio si erano clamorosamente scontrati Albertini e l' allora presidente della Provincia, Filippo Penati a suon di accuse e denunce. Nel luglio 2005 Penati aveva comprato da Marcellino Gavio, il cui braccio destro, Bruno Binasco, è ora indagato per finanziamento illecito allo stesso Penati (come raccontato nell' articolo sopra), il 15 per cento delle azioni della Milano-Serravalle, garantendo alla Provincia il 53 per cento delle quote. Albertini, a quei tempi sindaco, si era rivolto ai giudici, sottolineando l' inutilità di questa operazione (la maggioranza era già pubblica, vincolata dal patto di sindacato Comune-Provincia), per altro molto onerosa: la Provincia aveva pagato 8,973 ogni quota che a Gavio era costata 2,9 euro. Il costruttore aveva così incassato un utile netto di 179 milioni di euro. Poco tempo dopo, era entrato con una quota di 50 milioni nella cordata che avrebbe acquistato Unipol. Inoltre la decisione era stata presa «impropriamente con una delibera di giunta e non di consiglio provinciale». La battaglia di Albertini non è ancora finita: «Ho presentato quattro denunce a quattro magistrature diverse. Quella civile si è già espressa, dandoci ragione e costringendo la Provincia al pagamento simbolico di 400 mila euro al Comune che ha subito un danno erariale, dal momento che la propria partecipazione in Serravalle ha perduto di valore; quella contabile ha chiesto una proroga dell' indagine motivandola con gli stessi argomenti di presunto danno erariale. Quella penale è stranamente la più silenziosa». E l' onorevole Di Pietro? «Avevo avvertito di quanto stava accadendo Francesco Saverio Borrelli, Gerardo D' Ambrosio e Di Pietro perché volevo suggerimenti. Borrelli ha ascoltato ma non ha voluto ricevere documenti, pur apprezzando il mio orientamento legalitario. Così D' Ambrosio, che fu meno parco di consigli perché mi disse che, stando alla mia ricostruzione, si potevano ravvisare gli estremi della truffa aggravata e dell' abuso d' ufficio, suggerendomi di presentare regolare denuncia. Come poi feci». Cosa disse Di Pietro? «Volle ricevere tutto il materiale, lo studiò attentamente e dopo due settimane venne nel mio ufficio e ammise che per molto meno da pm aveva trovato elementi sufficienti per incriminare e carcerare. Usò un termine interessante: "Siamo davanti all' ingegnerizzazione della corruzione", mi disse. Aggiungendo che avrebbe potuto essere ipotizzato l' atto corruttivo perché la vendita era ingiustificata: ma era stata costruita in modo così perfetto che difficilmente si sarebbe potuto dimostrare il reato». È certo di quello che dice? «Assolutamente. Gli avevo anche scritto una lettera, di cui conservo copia, dicendomi dispiaciuto del fatto che, pur avendo riconosciuto il fumus mali iuris , non volesse unirsi a me in questa battaglia per la legalità». Perché dice che la magistratura penale è «stranamente silenziosa»? «Presentai al magistrato una memoria circostanziata in cui tra l' altro spiegavo che un assessore della mia giunta aveva saputo che l' operazione Serravalle era stata benedetta dai vertici dei Ds. E ci sono intercettazioni che dimostrano che fu Bersani a favorire il dialogo fra Penati e Gavio. Come mai a nessuno dei pm che seguivano la vicenda è venuta neppure la curiosità di chiamare quel mio assessore per approfondire l' episodio?». Elisabetta Soglio


>


Bacheca
"ORLANDO NON SLOGGIA DALLA CAMERA" LA LETTERA DI PROTESTA DI VATINNO, IL SUO SUCCESSORE, USCITO DALL'IDV.
SONIA ALFANO NON E' PIU' UN'EUROPARLAMENTARE DEL'IDV.
IDV REGGIO. I PADRONI DEL PARTITO RIFIUTANO LE ISCRIZIONI DELLA SOCIETA' CIVILE E CHIEDONO RISARCIMENTI A MATTEO RIVA.
"LA MIA SQUALLIDA, NAUSEANTE, MORTIFICANTE ESPERIENZA IN IDV"

 

Il Tribuno   Home | Politica | Politica locale | Editoriali | Interviste | Contact | Leggi e codici | Dizionario sinonimi | Ricette | News | Commenti | P.IVA: ftcrfl65m69f839j