Il Tribuno
Fondatore: Alberico Giostra RSS Feed
"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

"LA DISTORSIONE DEL PARTITO PERSONALE. Politica ridotta a “cosa” privata di una persona, sprovvista di regole, forme, routine, procedure, idealità, elaborazione culturale collettiva".

NUMERO 1 AGOSTO 2011

Michele Prospero   
insegna Scienza politica e Filosofia del diritto all’Università di Roma “La Sapienza”

La distorsione del partito personale

Nell’accanimento ammirevole con cui Bersani insiste sul tema del partito si incrociano due grandi questioni. La prima è di tipoprosperoculturale, relativa cioè alla rottura esplicita con i paradigmi politici da tempo dominanti in Italia. La seconda attiene alla realistica diagnosi critica della condizione del paese e alla individuazione della terapia necessaria per cercare di invertire il collasso storico visibilmente in atto. 
Quando il segretario del Pd prende di petto l’ossessione di leader grandi e piccini di edificare un loro partito personale con tanto di nome inserito nel simbolo coglie uno degli aspetti perduranti della malattia italiana. La personalizzazione della politica è un tratto che accompagna da decenni le democrazie ed è un fenomeno inevitabile. Weber lo descriveva come una condizione della politica di massa e lo faceva risalire alla comparsa in Inghilterra, ai tempi di Gladstone, del primo parlamento con dentro i partiti dagli aurorali tratti moderni.

La personalizzazione è per certi versi fisiologica e, se sorvegliata e se non assume bizzarri tratti caricaturali, non contrasta con le esigenze funzionali di una politica organizzata. Il partito personale rientra invece in un’altra tipologia dell'agire politico, che non va confusa con il bisogno dei partiti di proporre un leader quale momento di sintesi, di proposta, di visibilità e anche di decisione. Il partito personale indica lo stato più avanzato di decomposizione di un organismo politico-rappresentativo.
Rinvia cioè ad una ineffabile ripresa di una politica dal tratto neopatrimonialistico profondamente regressiva nei suoi connotati. Il partito personale è la forma postmoderna della politica ridotta a “cosa” privata di una persona e quindi sprovvista di regole, forme, routine, procedure, idealità, elaborazione culturale collettiva. Quando nelle pubbliche adunate risuonano le note di “meno male che Silvio c’è” traspare con evidenza una imbarazzante epifania del partito-persona.
prosperoMa questo virus, che nella destra assume coloriture pittoresche e tonalità ridicole, opera nel profondo e infetta persino la sinistra che se ne lascia contagiare e l’assume anzi come il contrassegno della sua raggiunta modernità. In nessuno dei partiti del ‘900 si ritrovavano immagini che riproducessero i segretari ancora in vita.Quando nella tessera di Sel del 2011 campeggia ben impressa la faccia di Vendola, il processo di smembramento dei principi cardine di una cultura politica sobria pare inarrestabile. Oggi nelle tessere compare il corpo mistico di un capo che fa di se stesso il surrogato del partito assente. E in nome del tocco carismatico, che ritiene di incarnare, il leader demolisce l'idea di partito che per lui è solo un participio passato o un osso di seppia. Su queste basi di ipertrofia del proprio io, il capo può prescindere dalle regole formali di una organizzazione complessa.Spruzzando in giro il sapore dolce del carisma di un eroico e disarmato politico-poeta, il leader contrappone la sua grazia profetica ai dirigenti di partito raffigurati come dei grigi amministratori di condominio e dei ruvidi prosatori del professionismo politico. Un’altra narrazione per reagire al collasso storico dell'Italia berlusconiana? Scappare dal reale diventa la strategia prediletta di ogni narrazione che procede con metafore, lunghe fughe fantastiche, ricorrenti deviazioni semantiche.
La sonorità e ritmicità della frase sovente soppiantano la proiezione alla fondatezza analitica, alla sostenibilità delle proposte di governo. Con la narrazione e il trascinamento carismatico, il partitopersona, anche nelle sue vesti radicali, è dentro questi tempi di immane decadenza del politico, non ne è affatto una alternativa critica. È per certi versi la prosecuzione della favola incantata con altri espedienti di incantamento.

Il capo, la narrazione, il carisma, il partito-persona: pessimi ritrovati spacciati per nuovi e coperti come scelte inevitabili, dati i tempi che altro non consentirebbero. La colpa dei cedimenti e delle cattive tentazioni però non è mai dello spirito del tempo, cui si può comunque sempre reagire. E proprio prendendo di petto questa deriva anzitutto culturale che conduce al partito-persona, Bersani sfida il perverso senso comune dell'oggi e indica un percorso alternativo a quello suggerito dai media amici (?). La battaglia culturale per il partito si congiunge così alla diagnosi realistica di come reagire ai malanni cronici della condizione italiana presente.
Il partito come laboratorio di cultura politica oggi serve come un bene prezioso, non la narrazione di un leader che celebra i suoi desideri, esplicita la sua novella favola. Ricostruire il partito è il solo antidoto efficace alla mesta decadenza da tempo avviata. Con il partito-persona, l’Italia è precipitata fuori dal campo storico del moderno. Ci sono delle regolarità della politica che non si possono sfidare impunemente.

Tra queste regolarità, d’impronta storica, c’è senza dubbio il partito come istituzione distintiva della politica chiamata a mediare, in forme sempre aggiornate, tra lo Stato e la società. Non la persona ma il partito è la forma moderna della mediazione tra l’agire economico, la trama degli interessi e la decisione pubblica, il bene collettivo.

Se questo canale di mediazione tra bisogni e norme è ostruito, il sistema diventa ingovernabile e quindi la politica, da fattore di innovazione e luogo privilegiato di osservazione del tempo lungo, diviene un meccanismo opaco che sprigiona effetti disfunzionali e gestisce pratiche di potere del tutto irrazionali, non sintonizzate con le esigenze della innovazione.
Esiste questo tratto sistemico del fallimento del berlusconismo che occorre decifrare e correggere, altrimenti si resta impigliati nella catastrofe dell’agire politico. È proprio cogliendo questa curvatura di sistema implicita nell'esperienza negativa degli ultimi vent’anni, che Bersani fa del partito il primo tassello della sua agenda politica alternativa.
Questa è la sua grande scommessa politica, dalla fondatezza della analisi (nesso ineludibile tra crisi di rendimento del governo politico e distruzione del partito) deriverà anche il suo personale destino di leader. Come andrà a finire è ancora presto per pronosticarlo. Ma il successo che il Pd ha riscosso nelle ultime elezioni amministrative è dentro le felici scelte compiute negli ultimi mesi.

Il voto è stato anche il riconoscimento dell'efficacia di alcune mosse adottate (a cominciare dalla decisiva proposta del governo di transizione lanciata dopo la rottura di Fini con il Pdl). La correzione che Bersani ha indicato, rispetto all'originario progetto del Pd dipinto come partito liquido-presidenzializzato, prevede un paziente lavoro di manutenzione della forma-partito, una messa in sicurezza delle primarie, che sono uno strumento come altri per la selezione della classe politica, e non possono certo essere enfatizzate come la radice identitaria di un soggetto politico.

Nel definire il percorso del partito ancora oggi possibile occorre coniugare ambizione e realismo. Ambizione perché senza un’idea forza mobilitante non si esce dal pantano dell'immediato che cattura nel contingente assoluto. Realismo perché non si possono spacciare come esemplari di partito a portata di mano dei grandi ed esaltanti modelli di mobilitazione storicamente divenuti anacronistici.
Contro l’inganno dell'empiria e le trappole della nostalgia occorre disegnare il partito ancora possibile. Un partito che aspira a coinvolgere milioni di persone con le primarie, commetterebbe un non senso se rinunciasse alla forma del partito di iscritti. Dotarsi (o rafforzare) di sedi, strutture, canali durevoli di partecipazione e discussione nel territorio è un compito essenziale e difficile ma irrinunciabile.

Un partito che esprime sindaci, assessori etc. incorrerebbe in errori prospettici seri se non ricavasse anche da queste esperienze di governo una nuova classe dirigente. Trovare un equilibrio tra centro e periferie, amministrazione e politica, iscritti e elettori, è indispensabile tanto più che la politica andrebbe ripensata nel suo complesso proprio in rapporto alle nuove articolazioni della forma-Stato (federale).
Sul piano dell’identità, che è poi quello più scottante per un partito come il Pd nato dalla confluenza di diverse tradizioni, si deve andare oltre la cautela alla Wittgenstein, cioè proiettarsi al di là del cauto atteggiamento per cui di ciò di cui non si può parlare si deve tacere. Il problema dell'identità non può a lungo essere rimosso. Nel suo atto di nascita il Pd cercò un amalgama sul terreno scivoloso del riformismo d'impronta neoliberale (contendibilità della leadership, leggi elettorali maggioritarie, innovazione, mercato etc.).
Non è questo però il campo più fertile per progettare una convergenza tra due grandi tradizioni culturali legate a enormi fenomeni di massa. In Italia, come in altri paesi europei del resto, c’è stato un movimento operaio, e in senso lato popolare, di matrice socialcomunista e cattolico, non però liberale. Ciò significa che l'amalgama possibile tra i soggetti fondatori del Pd, senza certo rinunciare alla sensibilità per i diritti e i desideri dell'individuo, si rinviene soltanto cercando un punto di intersezione tra il lavoro, come categoria centrale nella cultura del movimento socialista, e la dignità della persona celebrata dalle culture solidaristiche di radice cristiana.

Sul terreno della dignità sociale del lavoro, più che sui meccanismi elettorali, un partito nuovo dovrebbe scavare per scrivere la propria funzione durevole nelle pieghe della tarda modernità e dei suoi sempre inediti disagi. Trovare un serio incontro tra la persona-lavoro socialista e la persona-valore cattolica non dovrebbe essere così arduo.


>


Bacheca
"ORLANDO NON SLOGGIA DALLA CAMERA" LA LETTERA DI PROTESTA DI VATINNO, IL SUO SUCCESSORE, USCITO DALL'IDV.
SONIA ALFANO NON E' PIU' UN'EUROPARLAMENTARE DEL'IDV.
IDV REGGIO. I PADRONI DEL PARTITO RIFIUTANO LE ISCRIZIONI DELLA SOCIETA' CIVILE E CHIEDONO RISARCIMENTI A MATTEO RIVA.
"LA MIA SQUALLIDA, NAUSEANTE, MORTIFICANTE ESPERIENZA IN IDV"

 

Il Tribuno   Home | Politica | Politica locale | Editoriali | Interviste | Contact | Leggi e codici | Dizionario sinonimi | Ricette | News | Commenti | P.IVA: ftcrfl65m69f839j