Il Tribuno
Fondatore: Alberico Giostra RSS Feed
"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

"Sorpresa! L'indulto non era sbagliato. Le recidive calano". Per Di Pietro "Provvedimento della Banda Bassotti".

L'Unità - Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
29.07.2011

Sorpresa! l'indulto non era sbagliato. Le recidive calano.


di Luigi Manconi

L’indulto venne approvato con 245 sì, 56 no, 6 astenuti. In cinque anni solo il 33,92% dei detenuti beneficiati dal provvedimento è rientrato in cella. Mentre la quota di chi non ne ha usufruito è al 68,45%. Gli italiani tornati a commettere reati superano di 13 punti gli stranieri. se, alla resa dei conti, il tanto bistrattato indulto del 2006 si rivelasse un provvedimento parziale, ma – oltre che sacrosanto – assai utile? Una misura, gravata da limiti e carenze, ma efficace e, soprattutto, molto meno nociva sul piano sociale di quanto si sia detto e scritto. In effetti, quel provvedimento di clemenza è stato uno dei più controversi e diffamati dell’intera legislazione repubblicana. Approvato, come prescrive la norma da i due terzi del Parlamento (oltre l’80%), è stato misconosciuto dalla gran parte di coloro che lo votarono. Mai una legge che aveva avuto tanti padri e madri era stata così repentinamente rinnegata dai legittimi genitori. Molte le ragioni. In primo luogo, il carattere parziale del provvedimento, non accompagnato da una contestuale amnistia (che avrebbe potuto ridurre il numero dei procedimenti e alleviare il lavoro dei giudici), e non sostenuto da adeguate misure di accoglienza e di integrazione per gli scarcerati. Ma, soprattutto, a pesare sull’opinione pubblica e a determinare quel ripudio da parte del legislatore furono due fattori: l’incapacità di reggere l’impatto che i reati commessi dagli indultati avrebbe avuto sul senso collettivo di insicurezza e la contestuale e irresponsabile campagna mediatica.
È decisivo ricordare che, dal 2006 al 2007 (periodo che comprende i mesi successivi all’approvazione dell’indulto) l’informazione televisiva nazionale sulla cronaca nera passa dal 10,7% al 23,7% (come ha documentato il centro di ascolto di Gianni Betto). Inevitabilmenteun simile affollarsi di “notizie criminali” crea una sensazione di ansia collettiva e di allarme sociale, tali da esigere l’individuazione di una causa (l’indulto, appunto) e la demonizzazione di quanti avrebbero contribuito a determinarla (sia i parlamentari che vollero quella misura sia chi di essa beneficiò). Ma, a distanza di 5 anni, una ricerca condotta da Giovanni Torrente e da chi scrive per conto di A Buon Diritto onlus, mostra una realtà tutt’affatto diversa: e quanto quella percezione di insicurezza generalizzata fosse alterata e frutto di manipolazione. La premessa è che indulto e amnistia sono, per loro stessa natura, misure di eccezione per un tempo d’eccezione. Ovvero provvedimenti di emergenza per una situazione estrema, in attesa che si ponga mano alle riforme strutturali: le uniche, come è ovvio, che possano risolvere davvero le grandi questioni dell’amministrazione della Giustizia e dell’esecuzione della pena. Ma intanto esaminiamo le conseguenze del provvedimento d’eccezione del 2006, con riferimento al principale allarme allora diffuso: «escono dal carcere e tornano a delinquere». La ricerca prima ricordata affronta di petto proprio questo nodo, permettendo di verificare come quella misura, pur con tutti i suoi limiti, ebbe un esito positivo. L’indulto ridusse l’entità della popolazione detenuta per un periodo di tempo sufficiente a impedire che il disastro si traducesse in una tragedia e che, dai quasi 62mila reclusi, si arrivasse a 80mila.Ma il risultato più significativo è forse un altro. La recidiva dei beneficiari dell’indulto si attesta sul 33,92%. Una percentuale elevata ma da confrontare con quella relativa alla recidiva tra quanti non hanno beneficiato dell’indulto. L’unica rilevazione sul lungo periodo al riguardo è quella dell’Ufficio Statistico del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che ha mostrato come il 68,45% dei soggetti scarcerati nel 1998, nei successivi 7 anni, sia rientrato in carcere una o più volte. Siamo dunque a una percentuale più che doppia. E questo conferma una tesi avanzata verso la fine degli anni ‘70 dal Centro Nazionale di prevenzione e difesa sociale, presieduto da Alfonso Beria d’Argentine: i provvedimenti di clemenza approvati in quegli anni non avrebbero provocato un aumento della recidiva.
Ma la nostra ricerca riserva altre sorprese. Intanto va notato (pur se si tratta di dati ancora parziali) che la recidiva cala ulteriormente tra coloro che beneficiano dell’indulto mentre si trovano sottoposti a una misura alternativa al carcere. In altre parole, scontare la pena in condizioni meno afflittive e meno disumane può contribuire alla riabilitazione sociale (e a non reiterare il reato). Ancora. Il tasso di recidiva fra gli italiani è di circa 13 punti percentuali superiore a quello degli stranieri. Quest’ultima circostanza svela, in maniera inequivocabile, quanto gli stereotipi - e le campagne politiche fondate sugli stessi – possono avere le gambe davvero corte.

P.S. Per riprendere il discorso sulle riforme strutturali, che vadano oltre lo stato d’emergenza, è utile partire dall’intervista rilasciata dal nuovo ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma al Corriere della Sera. Il ministro affermala necessità di «un programma di depenalizzazione dei reati minori e contro l’ «eccessiva criminalizzazione»: il fatto, cioè, «che le leggi prevedono la sanzione penale per violazioni» che andrebbero punite con «sanzioni amministrative o civili». Parole sante. Che coincidono puntualmente con quanto è stato raccomandato, con inappuntabili argomenti, dalle relazioni conclusive delle Commissioni per la riforma del Codice penale, presiedute prima da Carlo Nordio (centro destra) e poi da
Giuliano Pisapia (centro sinistra), su incarico rispettivamente del governo Berlusconi (2001-2006) e del governo Prodi (2006-2008).
Ma è impossibile non far notare al ministro Nitto Palma che il governo del quale entra a far parte ha operato in senso esattamente opposto. Valga un esempio: illeciti amministrativi, quali erano fino a
due anni fa, ingresso e soggiorno irregolari in Italia sono stati trasformati in fattispecie penale, con relativa detenzione. Il che ha portato in cella migliaia e migliaia di stranieri, responsabili di «violazioni» che andrebbero punite, al più, «con sanzioni amministrative o civili». Ecco una manifestazione di «eccessiva criminalizzazione» che, oltre a gridare vendetta davanti a Dio e agli uomini, incrementa il sovraffollamento del sistema penitenziario. Con esiti che sono sotto gli occhi di chi li vuole vedere.


http://www.manuelaghizzoni.it/?p=23798


Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.

28 luglio 2006

Indulto, Di Pietro nella bufera
Per l'ex pm nuovo richiamo di Prodi


<B>Indulto, Di Pietro nella bufera<br>Per l'ex pm nuovo richiamo di Prodi </B>

Antonio Di Pietro

ROMA - L'indulto ha ricevuto il via libera della Camera ma Antonio Di Pietro ha ancora parecchi conti aperti. E con lui ne hanno altrettanti gli alleati dell'Unione, irritati per essere stati definiti "Banda Bassotti" dall'ex pm di Mani pulite. Anche oggi Clemente Mastella non risparmia riferimenti polemici all'"avversario" e da maggioranza e opposizione si moltiplicano le repliche polemiche alle bordate lanciate dal ministro delle Infrastrutture. Che dopo averla annunciata, fra le polemiche, sul suo sito pubblica la lista dei "proscritti" che hanno votato per il provvedimento. Vannino Chiti prima, e Romano Prodi poi, sono costretti a intervenire per richiamarlo al rispetto dei rapporti istituzionali. Il provvedimento ora è all'esame della commissione Giustizia del Senato e Franco Marini si dice ottimista: Palazzo Madama potrebbe approvarlo nella serata di sabato. 

La "lista nera". Alla fine eccola: la lista dei deputati pro-indulto. Sul sito del ministro sono pubblicati nomi e cognomi degli onorevoli, divisi per gruppo politico, che hanno votato per "il colpo di spugna". "Il voto dei deputati è pubblico e quindi, per definizione - si legge - tutti hanno diritto di sapere come hanno votato i singoli parlamentari". E ancora: "Sarebbe davvero grave se si volesse nascondere agli elettori chi ha votato a favore dell'indulto". Segue la lista dei deputati. E poi l'invito alla manifestazione di domani davanti a Palazzo Madama. 

Mastella: "Di Pietro pensi al suo cantiere". Prima dell'ingresso in commissione Giustizia al Senato, il Guardasigilli sente il bisogno di qualche precisazione: "L'indulto è materia parlamentare, c'è un po' di confusione in giro. L'indulto è un atto e uno strumento di deflazione umanitaria, l'amnistia è uno strumento di deflazione giudiziaria. Io mi occupo del cantiere carcerario, e visito questo cantiere, così come credo che il ministro delle Infrastrutture si occuperà del cantiere della Salerno-Reggio Calabria, sperando di risolvere gli annosi problemi che ci sono. Spero di fare la mia parte, come altri fanno la loro". 

Finocchiaro: "Di Pietro, affermazioni ridicole". Un richiamo al rispetto anche dalla presidente dei senatori dell'Ulivo, Anna Finocchiaro. Che replica in particolare alle affermazioni di Di Pietro sul "lavoro notturno" di Palazzo Madama ("Come la Banda Bassotti, quatti quatti, stanno cercando di portare a casa un provvedimento approfittando della calura estiva, delle ferie e dell'ora notturna", ha detto il ministro): si tratta di affermazioni "semplicemente ridicole, dissenta quanto vuole dal merito del provvedimento, ma non si permetta di ergersi a giudice della moralità di quanti da anni lavorano sui temi del carcere e condividono l'esigenza del provvedimento di clemenza". 

Verdi: "Basta attacchi da Idv"
. Il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli, ha scritto una lettera a Prodi affinché intervenga per far cessare "il susseguirsi di gravi e offensive dichiarazioni" da parte di Di Pietro: "Ieri aveva accusato l'Unione di aver perso la dignità politica, oggi di far parte della Banda Bassotti. Tutto ciò è inaccettabile, si deve porre fine a queste aggressioni che rischiano di provocare uno scollamento della coalizione e di intaccarne l'unità". 

Giro (Fi): "Fiero di essere un appestato". Si dice "fiero di essere nella lista di Di Pietro, quella degli appestati che hanno votato a favore della legge sull'indulto" Francesco Giro, deputato di FI. "Lo sono come politico - aggiunge - come legislatore, come cattolico che con il suo voto ha reso possibile un atto di clemenza dando allo Stato un volto nobile, di profonda forza e autorevolezza".

Colloquio Prodi-Di Pietro. Alla fine del Consiglio dei ministri Prodi ha parlato a lungo, da solo, con il ministro delle Infrastrutture. Un colloquio chiarificatore? "Esattamente", risponde il premier ai cronisti. Durante la riunione del Consiglio s'era deciso di evitare ogni accenno agli scontri di questi giorni. Poi, il faccia a faccia. Ieri, intanto, il ministro dei Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti aveva avuto due colloqui telefonici, sia con Di Pietro che con Mastella, e aveva fatto loro presente che, nella totale libertà di opinioni nel merito, sarebbe opportuno che i ministri rispettassero forma e sostanza dei rapporti istituzionali. 

Idv, 314 proposte di modifica. L'Italia dei valori insiste: "Siamo in presenza di un atto parlamentare ove non c'è vincolo di coalizione né di partito, ma occorre la maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento. Alla Camera, ove ieri è passato questo pessimo progetto, si sono lasciate liberamente manifestare posizioni diverse. Ci auguriamo che la stessa libertà che è mancata di fatto nel centrosinistra alla Camera, possa manifestarsi al Senato". In commissione, l'Idv ha presentato 314 proposte di modifiche. 

D'Ambrosio: "Ridurre i limiti di applicazione". L'ex procuratore capo di Milano, Gerardo D'Ambrosio, presenterà un emendamento per ridurre da 3 a 2 anni i limiti di applicazione dell'indulto. Nel suo intervento in commissione, il senatore dell'Ulivo conferma la sua contrarietà al provvedimento e invita a tener conto dei suoi effetti "differiti": la misura si applica ai reati compiuti prima del 2 maggio del 2006, quindi riguarda anche i procedimenti ancora in corso.





>


Bacheca
"ORLANDO NON SLOGGIA DALLA CAMERA" LA LETTERA DI PROTESTA DI VATINNO, IL SUO SUCCESSORE, USCITO DALL'IDV.
SONIA ALFANO NON E' PIU' UN'EUROPARLAMENTARE DEL'IDV.
IDV REGGIO. I PADRONI DEL PARTITO RIFIUTANO LE ISCRIZIONI DELLA SOCIETA' CIVILE E CHIEDONO RISARCIMENTI A MATTEO RIVA.
"LA MIA SQUALLIDA, NAUSEANTE, MORTIFICANTE ESPERIENZA IN IDV"

 

Il Tribuno   Home | Politica | Politica locale | Editoriali | Interviste | Contact | Leggi e codici | Dizionario sinonimi | Ricette | News | Commenti | P.IVA: ftcrfl65m69f839j