Il Tribuno
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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

MONTENERO E CEPPALONI UNITE NELLA LOTTA: FAMIGLIA, PARTITO E PORCHETTA.


7 agosto 2011


Nella casa di Di Pietro:

"Qui mai Berlusconi"


di Claudia Fusani


di pietro a casa sua
Alla festa delle trebbiatura vanno tutti, «amici e avversari» dice Di Pietro, chi passa di qua, anche chi non ha aiutato nel raccolto, «purché abbia voglia di collaborare e condividere qualcosa». Alla masseria Di Pietro, sul cucuzzolo di Montenero di Bisaccia arrivano tutti, ogni anno. Anche gli avversari: «Il sindaco è di centrodestra ma stamani ha riaperto gli uffici comunali apposta per noi per timbrare i moduli per la raccolta delle firme per l’abolizione del porcellum». 

Quello del referendum per una nuova legge elettorale è il primo banchetto entrando sulla destra nel grande prato, tra mazzi di bandiere tricolori, alzate di frutta, fantasie di pasticceria secca, grill per arrosticini, porchetta, il pasta party e il palco musica dal vivo, anni 60 e 70, Nomadi, Battisti, Mina, Creedence clear water revival fino a Guarda di Giuliano e i notturni e l’intramontabile Gloria Gaynor. Tremila coperti, decine e decine di tavolate con tovaglie di carta. La festa...



la Repubblica.it
17 gennaio 2008

Corni, mozzarelle e voti 

così Clemente creò il partito

 formato-famiglia

La moglie litigò con lady De Mita. Bravissima cuoca, è poi sbarcata di colpo in politica 
di FILIPPO CECCARELLI


CHISSA' gli storici del domani dinanzi alla figura di Clemente Mastella e alla sua fantastica creatura, quella specie di mostro mitologico a nome Udeur, prototipo di compiuta regressione del potere, un "partito" che nasce personale per poi trasformarsi in coniugio, famiglia e tribù, con tutte le meraviglie e le sciagure del caso. Chissà gli storici, perché già due volte, nelle università di Torino e Siena, gli antropologi della politica si sono trovati a vagliare tesi su Mastella, lui soddisfatto spettatore in ateneo, presentate da studenti che sistematicamente risultavano accesi seguaci dell'Udeur. 

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Mastella oltretutto è molto superstizioso e una volta si è presentato a un vertice con un vistoso corno. Ad altri vertici del centrosinistra, c'è anche da dire, recava mozzarelle per tutti. E' generoso e gli è sempre piaciuto di fare il padrone di casa, essendosi nella sua concezione l'oikia, la casa, pienamente sostituita alla polis. Padrone a casa sua è diventato abbastanza giovane, ma a fatica, dopo tanti sforzi gregari nella Dc, complessi di Edipo sub specie demitiana e frustrazioni di mancato rinnovamento, il "Midas interruptus", come si disse a suo tempo. Comunque - per gli storici del futuro - l'Udeur nasce da un costola dell'Udr, precisamente quella che Cossiga definì "l'ala concretista" che fin da allora, cioè, badava al sodo, ai posti, al potere. 

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A un certo punto il tesoriere del partito, onorevole Tancredi Cimmino, grande esperto di canzoni napoletane, è sparito perché si era scocciato di firmare tutto sempre e solo lui. Ora sta con Di Pietro. 
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Qualche anno fa, alla tradizionale sagra di Telese, con un pennarello in mano sul palco, il caudillo Mastella ha personalmente cambiato il simbolo del partito. Due tratti e via. I suoi adepti gli vogliono molto bene. Nel 2002, dopo che in un momento di debolezza sembrava essere confluito nella Margherita, l'Udeur si ritrovò senza finanziamento pubblico e per ottenere quello che gli spettava il suo padre-padrone annunciò anche lo sciopero della fame: "Mi mancherà la mozzarella e il pane cafone". 

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Con le buone e con le cattive, d'altra parte, Mastella ha chiesto un ministero importante, e Prodi gliel'ha dato. Col senno di poi, converrà riconoscere che la Giustizia non era fra i più indicati. La notte del giuramento a Ceppaloni, natio borgo selvaggio di cui è stato sindaco a più riprese e per il quale ha previsto la costruzione di un anfiteatro, hanno fatto i fuochi d'artificio. Qualche tempo dopo ha celebrato i suoi 30 anni in politica con una torta grande come un tavolo da ping pong. Per quanto riguarda automobili e scorte rientra tutto nel novero dell'immaginabile. Al Gran Premio di Monza, come si è visto, con l'aereo militare. Sull'attività svolta da Mastella in qualità di Guardasigilli la questione è più complessa, e anche più seria. 

Eppure, in questo tempo di apparenze e stranezze, varrà giusto la pena di notare che più di tanti l'uomo ha fronteggiato i diabolici inganni delle ricchezze e del potere con calore e simpatia, non di rado affidandosi a una personale spontaneità e sincerità che in questo giorno triste, per lui, appaiono teneramente autolesioniste. Come quando, a Porto Cervo, è riuscito a far partecipare a un'esposizione canina il bassotto dei suoi ospiti di barca, animale che dopo la "raccomandazione" è stato premiato come il cane "più impertinente". 

Al comando e alla bella figura Mastella ha aggiunto il demone, sempre più indispensabile, dello spettacolo. Così ha cantato davanti ai carcerati, ha ballato in tv, si è perfino tirato una torta in faccia davanti a Pippo Franco. E praticamente tutto ha raccontato di sé, per la grazia dei conduttori di talk-show, l'impudicizia funzionale alla visibilità e l'entusiasmo del suo pubblico: le diete, i capelli tinti, la dissenteria quando Azouz, libero per indulto, fu accusato della strage di Erba. E' arrivato vergine al matrimonio, ha mandato fiori a Laura Antonelli, ha stretto la mano a Lele Mora sotto inchiesta al "Bolognese", ha incontrato il Papa prima di tutti, ha invitato a pranzo cento abitanti del Veneto che di cognome fanno Mastella. Era un modo anche quello per dimostrare che c'era. "Un grande uomo di teatro" l'ha definito acrobaticamente Prodi. E il dramma non è quando cala il sipario, ma quando lo spettacolo viene interrotto. 



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