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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

BERSANI: "DIECI PROPOSTE ALTERNATIVE".

Bindi Letta Bersani  Bindi Letta Bersani
23 agosto 2011

                     L’Italia di domani
  Per il rigore, l’equità e lo sviluppo sostenibile.
            Il decalogo alternativo del PD

La Manovra di Ferragosto è inadeguata, fortemente iniqua sul piano sociale e poco credibile
rispetto alla sfida che il Paese ha di fronte: il riavvio dello sviluppo, la promozione del lavoro,
l’abbattimento del debito pubblico. Per una corretta valutazione economica e politica, il Decreto
del governo va collocato nella scia delle manovre precedenti, in particolare della manovra di
metà luglio scorso e della manovra dell’autunno 2010. Solo così si può cogliere la portata
insostenibile degli interventi sulle famiglie a reddito basso e medio (i pesanti tagli ai servizi
forniti da Regioni, Province e Comuni e gli aumenti di tasse e tariffe locali; i ticket sanitari; la
de-indicizzazione delle pensioni sopra i 1000 euro; l’azzeramento delle risorse per le politiche
sociali; l’aumento delle accise sui carburanti; l’impoverimento della scuola pubblica e
dell’università, ecc).
L’insieme degli interventi definiti dalla manovra di metà luglio e dall’intervento aggiuntivo del
12 Agosto viene stimato in 2,1 miliardi di euro per il 2011, 24 miliardi di euro per il 2012, 50
miliardi di euro per il 2013 e 55,4 miliardi di euro per il 2014. L’impatto annuo previsto a
partire dal 2013 è nettamente superiore a quanto necessario a raggiungere i pareggio di bilancio
(40 miliardi di euro nel 2014), almeno secondo l’ultimo documento ufficiale di finanza pubblica
(DEF). La differenza equivale a circa un punto percentuale di Pil. Il Governo deve dunque
spiegarne la ragione e presentare al Parlamento l’aggiornamento del DEF, del quadro
macroeconomico e degli obiettivi di indebitamento.
Nonostante la necessità di rafforzare la credibilità degli interventi di metà luglio, ampia parte
della correzione dei conti pubblici rimane affidata ad una delega assistenziale e fiscale vaga e
molto preoccupante. Sono vaghi i principi di intervento sull’assistenza. Preoccupante è la
clausola di salvaguardia finanziaria, poiché scarica sulle detrazioni Irpef e sugli aumenti di Iva
ed accise i mancati effetti degli interventi assistenziali. Considerato che l’intera spesa per
assistenza è circa 16 miliardi all’anno e che la delega dovrebbe dare, nel 2013, 16 miliardi e 20
“a regime” dal 2014, vuol dire che, se scattasse questa clausola, pagherebbero ancora una volta i
lavoratori ed i pensionati a reddito più basso e medio.
L’atteggiamento del Governo sul tema delle pensioni resta in questo contesto ondivago e
improntato all’irresponsabilità. Se il tema delle pensioni è collocato nell’ambito di una
complessiva riforma del welfare finalizzata a migliorare le condizioni delle nuove generazioni,
il Pd è pronto a discutere con le proprie proposte. Siamo contrari invece a interventi sulle
pensioni finalizzati solo a coprire esigenze occasionali di spesa non legate al welfare.
L’intervento sugli enti territoriali è insufficiente e confuso sul piano del riordino istituzionale,
ma fortemente incisivo sul livello dei servizi. Il “contributo di solidarietà”, poiché imposto con
l’innalzamento delle aliquote Irpef sopra i 90.000 euro colpisce quasi esclusivamente i redditi
da lavoro dipendente e le pensioni da lavoro dipendente. In sostanza, si inasprisce la pressione
fiscale su chi già paga. L’atteggiamento punitivo nei confronti dei dipendenti pubblici,
attraverso il rinvio del pagamento del Tfr e il rinvio sine die delle tredicesime, non porta
efficienza, ma solo un temporaneo effetto di cassa. La soppressione delle festività civili implica,
oltre all’impatto sulla cultura nazionale, un effetto depressivo sui consumi, senza miglioramenti
significativi sulla produttività. Gli interventi sulle relazioni industriali e sui rapporti di lavoro
sono una intromissione nell’autonomia delle parti sociali. Infine, ancora una volta, si utilizza il
Fas, il fondo per le aree sottoutilizzate, per fare cassa, ad ulteriore indebolimento delle
prospettive del Mezzogiorno.
Il Partito Democratico intende correggere alla radice le iniquità della manovra ed introdurre
interventi per lo sviluppo sostenibile. Come è sempre più chiaro, è la battaglia per la crescita e
l’occupazione, in particolare giovanile e femminile, la vera sfida da vincere nel rispetto degli
ineludibili vincoli di finanza pubblica. E’ una sfida che riguarda l’Italia e l’Europa.
Più Europa per affrontare la crisi. Soltanto un governo politico dell’area euro per lo sviluppo
sostenibile e la gestione comune dei debiti sovrani, secondo le proposte elaborate dai partiti
progressisti europei (Agenzia Europea per il Debito, Eurobonds per gli investimenti produttivi,
tassa sulle transazioni finanziarie speculative, ecc) e secondo progetti sistemici come quello
illustrato da Prodi e Quadrio Curzio su Il Sole 24 Ore del 23 agosto, può dare senso alle
politiche di austerità.

Le principali proposte alternative del Pd alla manovra del governo per ottenere equità e
sviluppo sostenibile:

1. Istituzioni più snelle e taglio ai costi della politica. Interventi per riorganizzare e
ristrutturare l’assetto istituzionale centrale e territoriale e le pubbliche amministrazioni.
In particolare: dimezzamento del numero dei parlamentari; interventi sistematici e
coordinati su Regioni, Province, Comuni per lo snellimento degli organi di
rappresentanza e di governo, per l’obbligo della gestione associata di tutte le funzioni nei
comuni con meno di 5000 abitanti (e profonda revisione dell'articolo 16 del Decreto che
limita la rappresentanza democratica e non produce reali risparmi di spesa), il
dimezzamento delle Province o, in alternativa, la loro trasformazione in enti di secondo
livello; accorpamento degli uffici periferici dello Stato, radicale riduzione delle società
partecipate da Regioni, Province e Comuni ed eliminazione degli organi societari per le
società “in house” (oltre 50 mila incarichi), soppressione di enti, agenzie ed organismi,
intermedi e strumentali, (consorzi di bonifica, bacini imbriferi montani, enti parco
regionali) con attribuzione delle funzioni a Regioni province e comuni, centrale unica
per gli acquisti di beni e servizi per ogni articolazione delle pubbliche amministrazioni;
riavvio della spending review, per realizzare, per ciascuna amministrazione, veri e propri
piani industriali, introdurre best practices e costi standard; revisione delle norme sugli
appalti, in particolare per una drastica riduzione del numero delle stazioni appaltanti.

2. Dismissioni immobili e frequenze. Un piano quinquennale di dismissione e
valorizzazione di immobili demaniali in partenariato con gli enti locali per almeno 25
miliardi di euro e l’introduzione di un’asta competitiva per le frequenze televisive.

3. Liberalizzazioni. Un pacchetto di interventi per rafforzare e dare operatività immediata
alle misure di liberalizzazione dei servizi professionali, della distribuzione dei farmaci,
della filiera petrolifera, del RC auto, dei servizi bancari, delle reti energetiche, dei servizi
pubblici locali. Interventi possibili senza rovinare l’art 41 della Costituzione.

4. Politiche industriali per lo sviluppo sostenibile, il lavoro, il Mezzogiorno. Tra l’altro:
la stabilizzazione dell’agevolazione fiscale del 55% per l’efficienza energetica (in
scadenza al 32/12/2011); progetti per l’innovazione tecnologica italiana e la ricerca, con
attenzione prioritaria alle straordinarie risorse potenziali, a partire dalle donne, del
Mezzogiorno; il finanziamento pluriennale del contratto di apprendistato recentemente
riformato; revisione dell’intervento sull’Istituto per il Commercio Estero; revisione per
la semplificazione e l’adattamento alle diverse dimensioni aziendali del Sistri

5. Una politica vera contro l’evasione fiscale. Un pacchetto di misure efficaci contro
l’evasione fiscale, per raccogliere risorse da utilizzare in via prioritaria: per la riduzione
dei contributi sociali sui contratti a tempo indeterminato al fine di eliminare i vantaggi di
costo dei contratti precari; alla riduzione dell’Irpef, in via prioritaria sulle mamme
lavoratrici; alla graduale eliminazione del costo del lavoro a tempo indeterminato dalla
base imponibile dell’Irap. Tra le altre misure il Pd propone: la tracciabilità, a fini antiriciclaggio,
dei pagamenti superiori a 1.000 euro e, a fini anti-evasione, dei pagamenti
superiori a 300 euro; la comunicazione da parte delle imprese dell’elenco clientifornitori;
la parziale o totale deducibilità delle spese per la manutenzione della casa di
abitazione.

6. L’imposta ordinaria sui grandi valori immobiliari. L’introduzione di una imposta
erariale ordinaria sui grandi valori immobiliari, basata su criteri fortemente progressivi.

7. Il contributo di solidarietà dai capitali scudati. Un’imposta patrimoniale una tantum
del 15% sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e condonati attraverso lo
scudo fiscale del 2003 e del 2009 e, a titolo di saldo del debito fiscale, del 30% sui
patrimoni “non scudati” detenuti nei paradisi fiscali, in modo da avvicinare l’intervento
italiano alle medie delle analoghe misure prese nei principali paesi industrializzati e di
reperire risorse da dedicare agli interventi per lo sviluppo sostenibile. Parte delle risorse
così raccolte vanno utilizzate per finanziare il pagamento di una parte dei debiti delle
Pubbliche Amministrazioni nei confronti delle piccole e medie imprese e per alleggerire
il patto di stabilità interno, così da consentire immediati investimenti ai Comuni. Inoltre,
si propone la rinegoziazione dei trattati bilaterali con i “paradisi fiscali” transitati dalla
black alla white list dell’Ocse (in particolare Svizzera).

8. L’autonomia delle parti sociali. Il Decreto del governo viola il principio da tutti
riconosciuto della non intrusività delle norme di legge nei rapporti tra le parti sociali. Di
conseguenza, va soppresso l’articolo 8 o, in alternativa, va cambiato in modo da recepire
i punti fondamentali dell’accordo raggiunto dalle parti sociali il 28 giugno scorso.

9. Contro il falso in bilancio, l’autoriciclaggio e il caporalato. La revisione delle norme
sulle“false comunicazioni sociali” affinché il “falso in bilancio” torni ad essere reato
punito severamente e vengano eliminate le clausole di non punibilità; revisione della
normativa sull’autoriciclaggio ed irrobustimento delle norme contro il “caporalato”.

10.Giustizia. Interventi per l’efficienza della Giustizia, a cominciare dalla revisione delle
circoscrizioni giudiziarie (razionalizzazione, gestione migliore del personale, più
efficienza), dall’istituzione dell’ufficio per il processo (unità operativa in grado di
svolgere tutti i compiti) e dalla semplificazione ed unificazione dei riti nella giustizia
civile.



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