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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

DI PIETRO: "BERLUSCONI NON E' UN NEMICO. DOVREBBE LASCIARE, COME MI SONO DIMESSO DA MAGISTRATO PERCHE' SOVRAESPOSTO"... O PER UNA TELEFONATA DI PREVITI?

Corriere della Sera.it
30 Agosto 2011

Di Pietro, premier non nemico ma vada via


(ANSA) - ROMA - ''Non serbo rancore. Ho molti avversari, non nemici. Ne e' prova il mio colloquio con Berlusconi quest'estate alla Camera''. Cosi' Antonio Di Pietro in un'intervista a ''Chi''. ''Il senso di responsabilita' - dice - impone di capire le ragioni degli altri, ma chi ha le cariche piu' alte ha il dovere di capire quand'e' giunto al traguardo. Berlusconi dovrebbe lasciare. Mi sono dimesso da da magistrato quando ho capito che la mia posizione era sovraesposta e avrebbe danneggiato la magistratura''


Di Pietro addio

da "MANI PULITE"  la vera storia

di Barbacetto, Gomez, Travaglio  -   EDITORI RIUNITI  - 2002

Pag. 293-294  (...) "Di Pietro venne da me", ricorda Davigo, "dicendomi di aver saputo da fonte sicura che c'era in arrivo una nuova ispezione, ma solo su di lui. Tutto partiva da questo Gorrini, che stava tentando di gabellare per un favore illecito un prestito di 100 milioni che Antonio, in realtà aveva ricevuto da un amico che lavorava alla MAA, Osvaldo Rocca.
Io gli consigliai di recarsi immediatamente alla Procura di Brescia a sporgere querela per calunnia, e di segnalare subito la cosa al Csm: "Se denunci subito la manovra -gli dissi- la stronchi sul nascere. Dimostri che non hai nulla da temere, che non sei condizionabile, e che quei fatti non avevano nulla di illecito". (...)
Ma Di Pietro quei consigli non li può seguire. "Mi rispose evasivamente", prosegue Davigo, "ebbi la netta impressione che fosse disorientato, perchè non riusciva a capire da dove proveiva l'attacco. "Se presento denunce", mi disse, "mi chiederanno come faccio a sapere queste cose. E io non posso rivelare la mia fonte". Tant'è che non la rivelò neanche a me. Solo un anno dopo, dal processo di Brescia venne fuori la storia di una telefonata di Previti, che lo informava dell'operazione Gorrini. Ma in quel momento Di Pietro non pensava che ci potessero essere degli ambienti berlusconiani, dietro quella faccenda. Il Cavaliere e i suoi continuavano a blandirlo. Di Pietro pensava piuttosto all'ennesimo assalto di Craxi e dei suoi amici, Cusani, Mach di Plmstein, la Guardia di Finanza.... S'illudeva ancora che Previti e Berlusconi gli volessero bene"


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