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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

"NO, IL CEFALO NO": DIECI MOTIVI PER NON CANDIDARE IL FIGLIO DI DI PIETRO... E PER NON VOTARLO MAI PIU'.


No, il cefalo no

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Credo di aver votato per Di Pietro una volta sola nella vita – mi pare nella sfortunata avventura dell’Asinello – ma non escludo di farlo al prossimo giro (di solito decido nelle ultime tre ore): anche perché l’Idv (imho) ha fatto negli ultimi tre anni un’opposizione migliore del Pd, si è mossa bene nella connessione con i movimenti, ha parlato più chiaro agli elettori di centrosinistra, ha lavorato meglio per una coalizione alternativa al berlusconismo.

Ciò detto, caro Di Pietro, no: tuo figlio candidato in Molise no.

Per dieci motivi, che cercherò di spiegarti qui brevemente.

1. L’Idv non è o non dovrebbe essere – per missione, per ragione sociale – un partito come gli altri. Non si può nascondere dietro le frasi che hanno sempre usato gli altri: ma mio figlio è uno bravo, non gli si può negare la possibilità di fare politica, è partito dalla gavetta. Sciocchezze: un ‘figlio di’ che fa lo stesso mestiere di papà non parte mai dalla gavetta, anche se il papà si sforzasse davvero di imporglielo. E’ sempre, dall’inizio, un ‘figlio di’, con tutti i riguardi che in un paese e in un mondo servile gli vengono riservati. Se si vuole davvero che il proprio figlio parta dalla gavetta e non abbia corsie preferenziali gli si fa fare un altro mestiere, meglio all’estero.

2. «Non è che se una persona è figlia di un leader politico perde i diritti politici», scrivi nel tuo blog. Certo. Ma qui – forse per via della tua formazione giuridica – confondi tra diritti e opportunità, tra legge ed etica. Il figlio di un leader che nel suo partito è abbastanza indiscusso e monocratico, se vuole fare politica (cioè il bene del paese) potrebbe più opportunamente farla in cento altri modi: nell’associazionismo, nell’attivismo, nei movimenti, partecipando al dibattito pubblico. Non ha bisogno di un posto da novemila euro al mese.

3. Sarebbe ipocrita negare che un candidato in lista con quel cognome ha molte più possibilità di venire eletto di un altro con pari o superiori meriti, ma con un altro cognome. E probabilmente ci sono – nella tua regione – cittadine e cittadini vicini al tuo partito con pari o superiori meriti di Cristiano Di Pietro, ma che non sono stati nemmeno candidati. Quindi c’è oggettivamente una corsia di favore. Mentre tra i valori che danno il nome al tuo partito c’è, se non sbaglio, anche l’opposizione a ogni forma di familismo e a corsie di favore per i propri cari.

4. Consentire di fatto al proprio figlio di prendere uno stipendio di 9 mila euro al mese, a spese della collettività, specie in tempo di gravi sacrifici per chi non ha un cognome importante, è l’idea peggiore che potesse venire al leader di un partito che si batte contro le caste.

5. Anche se – per ipotesi – Cristiano Di Pietro avesse i meriti propri per arrivare in Consiglio regionale, portarcelo è un autogol d’immagine clamoroso per te e per il tuo partito – quindi per chiunque speri in una credibile e vincente coalizione alternativa a Berlusconi. Insomma, stai danneggiando tutto il centrosinistra.

6. Portarlo con se in campagna elettorale, insomma fargli da testimonial, peggiora ulteriormente le cose.

7. E’ ignoto il curriculum di studi e di contributo culturale e ideale che hanno consentito a tuo figlio di ottenere una candidatura a consigliere regionale.

8. Il paragone con Bossi e con il Trota – per quanto ti possa suonare sgradevole – è immediato nella testa di tutti – e anche questo precedente peggiora ulteriormente le cose. Non a caso in giro per il web tuo figlio è già chiamato il Cefalo.

9. Tu stesso hai definito «non opportuno e non corretto» il comportamento di tuo figlio nell’occasione di un tentativo di raccomandazione. Sì, lo sappiamo niente di penale. Ma la politica è anche opportunità e correttezza. Specie per un partito come l’Idv. Cristiano Di Pietro probabilmente non sarebbe un buon candidato per l’Idv nemmeno se non fosse tuo figlio.

10. A proposito, sono stato anch’io a Vasto l’altro giorno, a partecipare a un dibattito invitato dall’Idv. Grazie dell’opportunità e dell’ospitalità. Ma devo dire che tutte quelle bandiere in giro per la città una domanda me l’hanno fatta nascere, dentro: sai che il tuo è l’unico partito nel cui simbolo il nome del leader è più grosso e visibile di quello del partito? Non sarebbe il caso di attenuare un po’ questi personalismi? Ecco: candidare il proprio figlio va nella direzione opposta a questa auspicabile strada, mi pare.

Bene, è tutto. Spero che tu e tuo figlio siate ancora in tempo a cambiare idea, sulla candidatura in Molise. Non sarebbe una retromarcia, ma una riflessione preziosa: per rendere davvero un servizio al vostro partito e a tutto il centrosinistra.


http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/09/19/no-il-cefalo-no/

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