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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

MONTENERO DI BISACCIA: ECCO COSA PENSANO DI CRISTIANO DI PIETRO.

In questa pagina sono pubblicati alcuni degli articoli scritti da Rossano D'Antonio
per la testata giornalistica Il Quotidiano del Molise

  

 


Il dubbio: senza l'ala protettrice di papà sarebbe stata la stessa cosa?

Di Pietro jr, politico per ambizione

Nel partito è diventato il capo indiscusso, ma sono andati via tutti

MONTENERO DI BISACCIA. Da quella prima intervista di Gian Antonio Stella ne è passata di acqua. La celebre firma del Corriere, non ancora autore del best seller “La casta”, trovò il suo numero dopo un faticoso giro di telefonate. Era la fine di marzo 2005, alla vigilia delle comunali, uscì un articolo che più canzonatorio di così non poteva essere, tutto a base di ventricina e vino cotto. Il celebre giornalista, però, tra le righe lasciava trasparire che Cristiano Di Pietro, figlio del leader nazionale Idv Antonio, sfruttava il blasone di famiglia per farsi eleggere.
Oggi che è in corsa per una molto più retribuita poltrona regionale, dopo aver ricoperto anche una provinciale per cinque anni, il caso è finito su tutti i media nazionali. Molto più di allora, anche perché non sono mancati mal di pancia nel partito, soprattutto a Termoli, con una presa di distanza pubblica di iscritti ed eletti Idv.
Ma com’è maturata negli anni la carriera politica di Di Pietro jr nel partito di papà? Davvero ha cominciato dal basso come suo padre sottolinea in video per difenderlo? In medio stat virtus, direbbero i latini, locuzione che probabilmente non piacerà fino in fondo agli interessati, almeno in questo caso che li riguarda direttamente. E’ vero che Cristiano ha cominciato facendo il consigliere comunale, generando già in quel 2005 qualche perplessità nel partito che faticosamente stava rientrando nella maggioranza in Comune. Ma è altrettanto vero che già un anno dopo fece capire che gli stava stretta quella carica, candidandosi alle provinciali della primavera 2006. E siccome il posto nel collegio di Montenero era già stato promesso a Michele Borgia, si candidò nella circoscrizione di Palata. Qui fu suo padre in persona a sponsorizzarlo alla fine di aprile 2006, invitando a votarlo “non per il nome, ma per quello che fa”. Un mese dopo arrivava il primo salto di qualità: diventava consigliere provinciale. Merito anche di papà che allora era ministro alle Infrastrutture? Chissà, ma certo nessuno poteva dimostrare che scientificamente era così che stavano le cose.
Nell’autunno dello stesso anno, secondo indiscrezioni, pare che avrebbe voluto già candidarsi anche alle regionali, ma la mossa di bruciare ancor più le tappe non gli riuscì. E nel frattempo c’era da lavorare ai fianchi chi nel partito minava la sua scalata ai vertici. Cosa che gli riuscì esattamente un anno dopo: nell’autunno 2007 finalmente uscì di scena dall’Idv quell’Antonino D’Antonio che mai aveva sopportato e al suo posto diventò presidente Simona Contucci. La quale tuttora ricopre la carica di dirigente del locale circolo. E quattro anni, in termini dipietristi, equivalgono a un’era, dal momento che in quel partito nessuno resiste più di qualche stagione.
O meglio, uno che resiste c’è, ed è proprio Cristiano Di Pietro. Il quale si è candidato anche alle elezioni comunali del 2010, quelle del post crisi amministrativa e del cambio di colore al municipio di Montenero. In quota Idv, seppur sotto le spoglie di lista civica, furono eletti lui e Michele Borgia. Questi poco dopo, manco a dirlo, lasciò il partito e così oggi c’è solo Cristiano a rappresentare i colori del partito di famiglia in Consiglio comunale. 
Nel frattempo più nessuno, ormai da tempo, osa mettere in discussione la sua leadership, né a Montenero né in tutta la regione. Anche quel Giuseppe Astore che gli aveva negato la candidatura alle regionali cinque anni fa non è più nel partito. Lo stesso dicasi per tutti quelli che negli anni vi sono transitati, compresi i consiglieri regionali eletti la volta scorsa. Fa niente che nel 2006 in Consiglio comunale a Montenero l’Idv aveva cinque membri, in maggioranza, e che oggi ci sia solo lui, in minoranza. Almeno più nessuno mette in dubbio il suo verbo e la sua candidatura. Ma resta la domanda che aleggia sin dal suo arrivo nell’agone politico: se non fosse stato il figlio di Antonio Di Pietro le cose per lui sarebbero andate allo stesso modo?
Una domanda che probabilmente non potrà mai avere una risposta definitiva. Una domanda che infastidirà per sempre padre e figlio, i quali non potranno però mai pretendere che il resto dell’Italia smetta di porsela. R.d’A.

... e Tonino sceglie il video per rispondere agli attacchi

TERMOLI. Sceglie la formula del video Antonio Di Pietro per rispondere ai fuoriusciti dal suo partito all’indomani della candidatura alle regionali del figlio Cristiano. Un filmato di nove minuti e mezzo, lungo i quali il leader dell’Italia dei valori spiega anche perché non è stato candidato nel proporzionale Vincenzo Greco, ossia il nome sul quale c’è stata la divisione con i militanti e i consiglieri comunali della città adriatica.“Fino a ieri mattina mi sono battuto affinché il notaio Greco venisse messo nel listino del presidente”, le parole di Tonino, che sottolinea come l’ex sindaco di Termoli sia anche per lui un ottimo candidato. Di Pietro sostiene inoltre che l’Idv ha candidato in ogni parte di territorio uno che lo rappresenti, da qui la scelta di Antonio D’Ambrosio per Termoli e di suo figlio Cristiano per Montenero.
Riguardo al suo primogenito l’ex pm ha sottolineato che non è stato candidato “perché è figlio di papà”, tant’è che “non si è risvegliato e si è ritrovato” in lista,”ma è uno che dieci anni fa, quando abbiamo fatto l’Italia dei valori, si è rimboccato le maniche e insieme a me ed a migliaia di persone ha contribuito a fare l’Idv”. Di più: “Per mia espressa disposizione non è andato a fare il figlio di papà o il trota di turno con un’elezione sicura in Parlamento o in qualche listino regionale o in qualche assessorato; ha dovuto fare, perché io gliel’ho chiesto formalmente, tutta la trafila”. Tant’è, continua Di Pietro senior, che “la sua prima candidatura è stata quella a consigliere comunale (…), poi dopo cinque anni (veramente dopo solo un anno n.d.r.) si è candidato al Consiglio provinciale (…), adesso si candida alle regionali per andare a fare il consigliere se i cittadini gli daranno l’autorizzazione”. In sintesi, il Tonino-pensiero: “Non so se vi è chiaro, Consiglio comunale, provinciale e regionale, sempre candidature dove lui deve chiedere la preferenza sul suo nome, non sul mio”. Da qui la convinzione che anche suo figlio Cristiano sia “trattato come tutti gli altri”. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 21 settembre 2011

Nella foto Cristiano e Antonio Di Pietro.

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Di Pietro jr favorito dalla genealogia, ma avrà abbastanza voti nel suo paese?

Regionali:  a Montenero sarà battaglia tra cinque aspiranti consiglieri

MONTENERO DI BISACCIA. Da sette a quattro, o cinque se si considera il candidato del listino maggioritario con La destra. Quasi il cinquanta per cento in meno di candidati alle regionali rispetto a cinque anni fa, una sola la certezza (in termini politici si intende): Cristiano Di Pietro sarà consigliere regionale, gli altri non si sa.
E già, la candidatura del primogenito di Antonio è finita su tutti i media nazionali, spesso assimilata a quella del leghista Renzo Bossi, figlio del leader di partito Umberto. Insomma, qualcuno che prenderà i voti, ci mancherebbe, ma guai a pensare che parta da una posizione privilegiata in quanto figlio del capo carismatico di un partito. Ma tant’è, per Di Pietro junior la sfida è prendere voti nel suo paese, Montenero di Bisaccia, quello in cui tornava sempre da ragazzino, figlio dell’allora pm di Mani pulite, e nel quale è venuto ad abitare da grande, formando la sua nuova famiglia. Per il candidato dell’Italia dei valori potrebbero bastare i voti presi cinque anni fa alle regionali, ossia 891? Ne prenderà di più dopo essere diventato in questi anni il capo indiscusso del partito? Chissà, intanto c’è chi dice che sia stato suo padre in persona a chiedere che non vi fossero altri candidati nel centrosinistra montenerese. Rimane infatti un mistero, sempre in termini politici, il perché Giuseppe Chiappini non sia sceso in campo.
Così a fare concorrenza al pargolo della famiglia Di Pietro, almeno a sinistra, sarà solo Mauro Natalini, candidato con Sinistra e libertà. Per il consigliere regionale uscente, eletto cinque anni fa perché il candidato alla presidenza Roberto Ruta si dimise, l’arduo obiettivo di riconfermarsi.
Passando al centrodestra, il candidato unico sarebbe Domenico Porfido, stavolta ai nastri di partenza con l’Unione di centro. Il condizionale è d’obbligo, perché a insidiare i suoi consensi c’è sempre Stefano Sabatini* (Molise civile), che rivendica le sue origini monteneresi: ha preso voti in altre occasioni nel centro bassomolisano, li prenderà anche stavolta, si presume.
Vi sono poi i due candidati de La destra: Gabriele Assogna nel proporzionale, Giuseppe D’Angelo nel maggioritario col candidato alla presidenza Giovancarmine Mancini. Per il primo è il battesimo del voto, il secondo invece si è presentato più volte agli elettori, sia alle comunali sia in elezioni per il rinnovo di enti superiori.
Come detto, nel 2006 furono invece in sette a presentarsi agli elettori per le regionali. Uno solo era nel centrodestra, gli altri tutti nel centrosinistra. E proprio nello schieramento progressista si assistette a uno scontro fratricida, con accuse di ogni genere urlate anche in pubblico. Fu il primo avviso che nella coalizione allora saldamente a capo del Comune di Montenero qualcosa non andava. Gli effetti si videro in seguito, col patatrac rimediato alle comunali 2010, oltre che con la magra figura delle provinciali di quest’anno.
Invece stavolta, per gli avversari del centrodestra, oggi al potere in municipio, il difficile compito di eleggere un proprio consigliere regionale. Se ci riuscissero sarebbe per loro la prima volta, poiché nel 2000 e 2001 Porfido è stato eletto nelle file dell’Idv, che in questa occasione deve necessariamente eleggere Cristiano Di Pietro. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 20 settembre 2011




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