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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

"BOSSI, DI PIETRO... DI PADRE IN FIGLIO".

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lunedì 3 ottobre 2011

Bossi, Di Pietro... di padre in figlio!

di Venera Saglimbeni. Il Nepotismo o meglio la tendenza a favorire i propri parenti a discapito di chi parente non è, nasce in Italia nel Medioevo, quando papi e vescovi assicurano favori ai figli illegittimi, facendoli appunto passare per “nipoti”. La pratica, trasmessasi nel tempo e allargatasi a parenti e affini, è diventata oggi un’anomalia, una delle tante del nostro Bel Paese. Sapevamo di questa consuetudine in ambito accademico, soprattutto nelle facoltà di medicina e di ingegneria. Così come sapevamo essere una prassi ben consolidata anche in altri settori della pubblica amministrazione: poste, ferrovie, banche; dove prendersi il lavoro del padre, senza alcuna forma di selezione è sempre stata una regola e non un’eccezione. Le vicende della parentopoli romana ci hanno poi edotto sullo stato delle aziende municipalizzate, delle vere e proprie isole felici in mano a politici locali, dove la parola concorso era del tutto sconosciuta, e dove i posti erano egualmente distribuiti tra padri, mogli, zii e nipoti. Recentemente abbiamo assistito ad uno slittamento di questa pratica in campo politico, con l’avvento sulla scena di figli di alcuni leader di partito. "Facciamo a capirci…" come dice Cristiano di Pietro, erede di cotanto padre, dialetticamente parlando. Si tratta di due illustri figli d’arte: il figlio di Bossi e il figlio di Di Pietro, entrambi candidati e raccomandati da papà. Ma il secondo, rispetto al primo, vanta un lungo apprendistato sull’Appennino sannita: "Sono dieci anni che Cristiano fa la gavetta, attacca i manifesti, conta i voti che prende", così dice il celebre padre. Sorge il dubbio che forse non era propriamente questo che intendevano coloro che chiedevano volti nuovi in politica, una classe dirigente svecchiata e forze nuove e vitali. Sono tanti i “figli di” e i “parenti di” contaminati da questo nepotismo trasversale, alcuni più conosciuti, altri meno. I due, di cui sopra, sono quelli che hanno fatto più parlare di sé. Nel caso specifico, fa pensare, non tanto la pratica della raccomandazione, quanto vedere che coloro che hanno partecipato alla nascita della seconda Repubblica, che hanno contribuito a spazzare via un certo malcostume e trasmesso l’idea di un rinnovamento morale, finiscano poi per perpetuare gli antichi vizi, nepotismo compreso, dimentichi che spesso: "la vita è il paragone delle parole".



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