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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

IL VALZER DELLE PRIMARIE: DI PIETRO-VENDOLA:"LE PRIMARIE ENTRO GENNAIO". PD: "NESSUNO VUOLE RINCHIUDERSI IN UNA ALLEANZA SOLO A SINISTRA"


05/10/2011 - RETROSCENA

"Primarie subito entro gennaio" Mossa di Vendola e Di Pietro

Nichi Vendola, leader di Sel

Ma il Pd resiste. Fioroni e i veltroniani: presto per un’alleanza solo a sinistra

FABIO MARTINI

ROMA
Sul Pd, di nuovo alle prese con le sue inquietudini interiori, sta per avvicinarsi una nuvola sinora rimasta all’orizzonte: la richiesta di farle per davvero le Primarie per Palazzo Chigi. Da anni le evocatissime primarie sono l’araba fenice del centrosinistra: Nichi Vendola le invoca ogni volta che può, Antonio Di Pietro ripete che si dovrebbero fare, ma il leader del Pd Pier Luigi Bersani ha risposto a tutti che, sì, gli elettori potranno dir la loro, ma prima bisognerà pensare al programma. Come? Quando? Nessun lo sa, anche perché nessuno sinora ha proposto di mettere un punto all’alato dibattito. Ma fra qualche giorno potrebbe determinarsi una svolta, o quantomeno una scossa. Dice Gennaro Migliore, del gruppo di comando della vendoliana Sel: «A questo punto, la cosa migliore è decidere di farle le Primarie e di farle entro gennaio». E infatti sabato si riunirà il vertice di Sel e la rituale, generica richiesta di Vendola sarà per la prima volta corroborata da un vincolo temporale: facciamole il più presto possibile. E d’altra parte, venti giorni fa, con una dichiarazione confusa con tante altre di routine, Antonio Di Pietro ha annunciato che pure lui sarà della partita: «Mi candido alle Primarie!».

In parole povere gli unici due alleati certi del Pd - Sel e Idv - si preparano a “stringere” Bersani con una offensiva che lo costringa o a cedere, oppure, cosa più probabile, a caricarsi della responsabilità di un «no». Chiosa Arturo Parisi, in questi mesi protagonista di colloqui privati e pubbliche battaglie con Vendola e Di Pietro: «Non mi sorprende che Sel e Idv abbiano deciso di intensificare l’offensiva sul fronte delle Primarie, evidentemente hanno capito che una collaborazione “coordinata e continuativa” col Pd non può mai tenersi su un piano di subalternità». Ma quello di Vendola e Di Pietro è un piccolo, significativo scatto perché sinora si erano limitati entrambi ad una invocazione generica, come aveva fatto ancora quattro giorni fa il leader di Sel da piazza Navona: «Caro compagno Bersani...».

Ma al Pd continuano a far orecchie da mercante. Nella maggioranza bersaniana ma anche nella minoranza. Dice Beppe Fioroni: «Ma davvero possiamo pensare che il Pd si faccia promotore di Primarie di coalizione, mentre c’è ancora aperta la possibilità di una intesa con il cosiddetto Terzo polo? Sarebbe un’offesa all’intelligenza». Dice il veltroniano Stefano Ceccanti: «L’offensiva di Vendola la capisco ma credo non sarà difficile resistere: in questo momento nel Pd nessuno è intenzionato a rinchiudersi in un’alleanza soltanto di sinistra».

Ragionamenti pragmatici che si intrecciano con una curiosa nemesi: il Pd non soltanto ha promosso primarie di coalizione ovunque (da Torino a Napoli, da Milano a Bologna), ma proprio in queste ore si moltiplicano i pronunciamenti pro-Primarie ai livelli più diversi. Massimo D’Alema, proprio ieri, alla presentazione della rivista “Next Left”, a Bruxelles, ha proposto «l’elezione diretta del Presidente della Commissione europea, con ogni partito che presenta un candidato, scelto anche tramite delle Primarie europee». E per quanto riguarda la presidenza dell’Anci, davanti alle candidature congiunte di Graziano Del Rio, sindaco di Reggio Emilia, cattolico e di Michele Emiliano, sindaco di Bari, oggi i delegati Pd potrebbero scegliere attraverso una sorta di elezione primaria.

Ma proprio mentre si accinge all’affondo sulle Primarie, Nichi Vendola deve prendere atto della rottura politica promossa da Fausto Bertinotti. L’ex presidente della Camera - dopo aver considerato negativamente l’opzione referendaria pro-Mattarellum di Sel - in un articolo scritto per “Alternative per il socialismo”, propone un’analisi molto più radicale di quelle da lui stesso suggerite in anni recenti: «Nessun riformismo, né borghese né di sinistra è capace di diventare soggetto politico consistente» nella attuale crisi del capitalismo e dunque in questo frangente «la politica non ha alcuna autonomia», «è costretta in un recinto». E dunque, è meglio accompagnare i movimenti che respirano l’aria della rivolta». Come dire: guai ad impegnarsi in una coalizione che punta a governare.


http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/423387/



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