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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

LEGA E IDV, DESTINI INCROCIATI: "TESSERE STRAPPATE, BASTA CAPETTI". FINE DEI PARTITI PADRONALI?

Corriere della Sera.it
10 ottobre 2011 

A VARESE - NIENTE VOTO SUL SEGRETARIO PROVINCIALE, VERTICI COSTRETTI A EVITARE ANCHE L'ACCLAMAZIONE

Spintoni e tessere strappate 
Critiche al leader: basta capetti

Malumori e forti tensioni all'assise E il capo: ho portato i figli nella Lega e hanno avuto gravi difficoltà nella vita

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

Marco Cremonesi
Bossi con il figlio Renzo
Bossi con il figlio Renzo
VARESE - «Per il bene della Lega, dichiaro Maurilio Canton segretario...». Andrea Gibelli, negli scomodissimi panni di presidente dell'assemblea, non riesce a finire la frase. Perché la platea del congresso varesino esplode in un coro duro, insistito: «Voto, voto, voto». L'inimmaginabile accade, l'inaudito si verifica: Umberto Bossi è contestato apertamente nella sua Varese, culla del movimento e cuore di Padania. Il capo minimizza: «Ho visto in seconda, terza fila dei fascisti...». Ma difficilmente ricorderà il congresso provinciale di ieri come una tra le pagine migliori del Carroccio: addirittura, tra alcuni militanti si arriva al contatto fisico. E se la rissa, sfiorata, non esplode, di certo un partito sotto choc ha poco da festeggiare.

Sono in molti coloro che sottoscriverebbero l'amarezza del sindaco di Castronno varesino, Mario De Micheli, all'uscita dal congresso: «È il giorno più brutto da quando sono in Lega». Un delegato esce a grandi passi dal congresso: «La tessera, questa volta, la brucio».
Alla fine, certo, Umberto Bossi porta a casa il risultato. Riesce a far nominare il segretario da lui prescelto per Varese. Eppure, non può farlo votare: Maurilio Canton viene «dichiarato». Perché è Bossi il primo a rendersi conto dei rischi e chiede a Gibelli, appunto, di non mettere ai voti l'indicazione. Non solo. Il «non eletto», come già lo chiamano gli avversari, si aggiudica un record: è probabilmente il primo segretario politico nella storia dell'Occidente a non pronunciare nemmeno una sillaba durante il congresso che lo elegge. Troppo alto il rischio di nuove contestazioni. Non avrà di che annoiarsi. Per il consiglio direttivo, infatti, il voto c'è stato: il suo gruppo, quello dei vicini a Marco Reguzzoni, si aggiudica soltanto tre dei nove eletti (tra cui la sorella del capo dei deputati).

Il congresso parte subito in salita.Domenica scorsa, Umberto Bossi aveva indicato come segretario in pectore Maurilio Canton, il sindaco di Cadrezzate. Venerdì scorso, il segretario lombardo Giancarlo Giorgetti era riuscito a persuadere i due candidati alternativi a ritirarsi. Ma il movimento, persino nella sua culla, è troppo diviso. E allora, i primi interventi al congresso sono di fuoco. Stefano Gualandris, capogruppo in Provincia, distingue tra autorità e autorevolezza. Certo, quella di Umberto Bossi è pacifica: «Sei il capo indiscusso e lo sei sempre stato. Oggi però in questo congresso quell'aura del Bossi autorevole non l'ho percepita». Poi tocca a un altro militante: «In questo congresso c'è qualcosa che non quadra. Questa non è la Lega». Troppi «nepotismi», troppi «amici degli amici». Ma il più duro di tutti è un sindaco. Richiama un ricorrente discorso di Bossi sulle «tre "c" necessarie alla politica: cervello, cuore e cogl...». Eppure, prosegue, «non vedo nessuno di questi elementi. Vedo piccole lobby interne che portano avanti interessi di bottega». Il sindaco osa ancora di più: «Non ho capito perché sia Canton il candidato. Tutti in giro dicono «Canton chi?». Sempre più spietato: «Bossi ci ha insegnato la distinzione tra capi e capetti. I capi uniscono, i capetti dividono. Secondo me, Bossi ha intorno troppi capetti». Poi, un invito pesante. Quello che probabilmente spinge Bossi a rinunciare a far votare il suo candidato: «Scrivete Umberto Bossi sulla scheda. Perché è per lui che si fa questo». Gran finale con citazione di Jim Morrison: «Meglio alzarsi e morire che vivere strisciando».

Il congresso della Lega a VareseIl congresso della Lega a Varese    Il congresso della Lega a Varese    Il congresso della Lega a Varese    Il congresso della Lega a Varese    Il congresso della Lega a Varese    Il congresso della Lega a Varese    Il congresso della Lega a Varese

Gibelli vede la mala parata, chiude le iscrizioni a parlare, e mette al voto il direttivo tra le proteste dei delegati che vogliono votare anche il segretario. Come peraltro prevede una risoluzione del consiglio federale del marzo scorso. Ma finalmente, il vicepresidente della Lombardia può asciugarsi il sudore, tocca a Umberto Bossi. «I maroniani non ci sono, aveva ragione Roberto - esordisce -. La verità è che i burattinai di tutto questo casino sono i giornalisti». Poi, il leader spiega le ragioni di una scelta: «Meno male che alla fine si è trovata una via. Canton non era nel vecchio gruppo di Varese, è come spalancare la finestra per fare entrare aria fresca». Di più: «Il nuovo segretario deve far entrare le associazioni nelle sezioni, rompere la continuità, dare nuove energie». Poi, il mea culpa: «Si doveva intervenire prima, non lasciar peggiorare la situazione come è peggiorata». Quindi, partono le accuse alla precedente gestione: «Pensate che i miei figli non ottenevano la tessera della Lega. Io li ho allevati per essere leghisti, li portavo con me alle feste. Anche se, per questo, loro hanno avuto gravi difficoltà nella vita». Arriva l'appello a stare con i militanti: «Voglio i parlamentari tutti i lunedì nelle sedi della Lega». Bossi torna su Maroni: «Leggevo sui giornali dei maroniani, ma io sapevo che non ci sono. Io e lui siamo amici. Lui era uno di quelli che c'era all'inizio. In consiglio dei ministri ci basta un'occhiata».
In chiusura, però, arrivano le turbolenze. «Spero che voterete Canton...». I militanti lo prendono in parola e cominciano a scandire «vo-to, vo-to, vo-to». Bossi se ne va, qualcuno giura che avesse le lacrime agli occhi per il clima dell'assemblea. La parola torna a Gibelli, che cerca l'acclamazione. Ma il coro non cambia: «Vo-to, vo-to, vo-to». È il manicomio, la sala ribolle. Un delegato fa per fotografare la scena, il presidente s'infuria: «Vedete, dove sono i problemi? La gente viene qui a registrare...». Meglio chiudere e in fretta: «Per il bene della Lega, dichiaro Maurilio Canton segretario...». 

http://www.corriere.it/politica/11_ottobre_10/lega-spacca-tensione-insulti-cremonesi_6d083182-f301-11e0-9003-e42e185dfd5a.shtml


Il Messaggero

Domenica 18 Settembre 2011

Di Pietro come Bossi, bufera nell'Idv
del Molise: contestata candidatura figlio

TERMOLI - Antonio Di Pietro come Umberto Bossi. Entrambi hanno candidato alle elezioni regionali i figli ma mentre nella Lega c’è stato un ampio consenso (di facciata) sulla scelta di Renzo Bossi, in Molise è rivolta. All’indomani della presentazione delle liste da parte dei partiti e del congresso dei dipietristi a Vasto (Chieti), gli appartenenti al circolo dell’Idv di Termoli hanno deciso di lasciare in blocco il partito contestando la decisione del leader Antonio Di Pietro di candidare il figlio Cristiano Di Pietro. L’annuncio è stato diffuso oggi. «I componenti del Circolo dell’Italia dei Valori di Termoli, conosciute le liste per l’elezione del Consiglio Regionale del Molise del 16 e 17 ottobre - si legge sulla nota - e constatata la presenza nella lista dell’Idv di Cristiano Di Pietro, figlio del presidente nazionale Antonio Di Pietro, esprimono il loro risentito dissenso a tale candidatura».

Per il circolo termolese tale candidatura è sulla falsariga di quella del figlio di Umberto Bossi della Lega Nord. «Essa appare figlia della stessa concezione privatistica che presumibilmente ha mosso il capo della Lega Nord, Umberto Bossi a candidare e a far eleggere il figlio al Consiglio Regionale della Lombardia o il presidente del Pdl Silvio Berlusconi a candidare e a far eleggere Nicole Minetti allo stesso Consiglio Regionale Lombardo».
Finita subito l’esperienza politica dell’Idv. L’intero Circolo ha maturato l’uscita dal partito. «Si decide, seduta stante, di interrompere la propria esperienza politica con l’Idv. Gli stessi componenti, inoltre, confermano la loro appartenenza al centrosinistra, con l’auspicio che le prossime elezioni regionali possano essere occasione di un reale cambiamento della politica nel Molise».

«L’IdV non ha accettato il loro ricatto: infatti volevano imporre il nome di un candidato che, pur sollecitato in altre circostanze elettorali a correre con IdV, ha sempre scelto di non voler fare nessun percorso con l’Italia dei Valori per poter conservare la sua autonomia». È la replica del segretario regionale dell’Idv, Pierpaolo Nagni, dopo la decisione del circolo di Termoli di uscire dal partito per protestare contro la candidatura di Cristiano Di Pietro alle prossime elezioni regionali.

«Ci spiace - ha aggiunto - che i componenti del circolo dell’Italia dei Valori di Termoli non abbiano letto bene i nomi che compongono la lista elettorale e si siano fermati solo a quello di Cristiano Di Pietro: infatti, a rappresentare il loro territorio per il partito c’è Antonio D’Ambrosio e non Cristiano Di Pietro. Ci rammarica, quindi, questa presa di posizione: loro sanno bene che il vero motivo dell’attacco è un altro».

«Abbiamo preferito ascoltare le istanze del territorio - ha spiegato - e rispettare un curriculum di grande professionalità e trasparenza come quello di D’Ambrosio che, pur provenendo da un altro partito politico, essendo uomo di una certa esperienza, ha colto al volo l’occasione offerta dall’Italia dei Valori e ha deciso di intraprendere con noi un discorso di lunga durata. Attaccarsi al nome di Cristiano Di Pietro, che, tra l’altro fa politica da tanto tempo, è solo un triste tentativo di spostare l’attenzione»



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