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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

BERLUSCONI E DI PIETRO (E BOSSI): "ELEZIONI SUBITO"

9 Novembre 2011

«Siamo solo 5 punti sotto la sinistra, con la campagna elettorale possiamo recuperare»

«Niente ribaltoni, elezioni anticipate»

Il «dolore» del Cavaliere dopo il voto alla Camera:
ho fatto un gesto di amor patrio

Marco Galluzzo

ROMA - Il viso è una maschera funerea per alcuni secondi, le labbra sono serrate, gli occhi fissi e rivolti al numero elettronico che segna la giornata e forse la fine di una storia politica: 308 voti, troppo pochi.

Alcuni attimi e Berlusconi dà i primi segni di reazione: «Portatemi i tabulati». Controlla i fogli e scorre con le dita i nomi dei traditori, uno per uno, con una calma che copre l'emozione; c'è anche Antonione, gli ha battezzato la figlia. Chi gli sta accanto lo descrive «frastornato».

La botta è stata avvertita, «dolorosa» dirà lui stesso. Lo fa vacillare. Il premier ha bisogno di non sentirsi solo, si alza per un attimo, poggia una mano sulla spalla di Bossi; «ragazzi, stringiamoci e decidiamo subito cosa fare, decidiamolo insieme», sono le prime parole.

Il voto alla Camera Il voto alla Camera    Il voto alla Camera    Il voto alla Camera    Il voto alla Camera    Il voto alla Camera    Il voto alla Camera    Il voto alla Camera

I primi passi invece, una volta fuori dall'Aula, verso la stanza del governo, rimettono in moto i sogni dell'uomo: «Meglio il voto a questa agonia, siamo solo quattro, cinque punti sotto la sinistra, con una campagna elettorale ben fatta possiamo recuperare», confida a chi gli sta accanto.

Con questa idea in testa, con uno schema che dovrebbe portarlo al voto a gennaio, o ai primi di febbraio, il Cavaliere lascia Montecitorio ed entra a Palazzo Chigi, poi lascia il palazzo del governo e si reca al Colle: «Con lo spread a 500, con la preoccupazione per questo stato di cose, ho fatto un gesto di amor patrio», dirà tornando a casa, al Corriere , convinto di aver scelto la cosa giusta.

Rendiconto, 11 del centrodestra non hanno votato Rendiconto, 11 del centrodestra non hanno votato    Rendiconto, 11 del centrodestra non hanno votato    Rendiconto, 11 del centrodestra non hanno votato    Rendiconto, 11 del centrodestra non hanno votato    Rendiconto, 11 del centrodestra non hanno votato    Rendiconto, 11 del centrodestra non hanno votato    Rendiconto, 11 del centrodestra non hanno votato

Aveva sperato sino all'ultimo, si era messo in testa di doverli sfidare e guardare negli occhi, «queste persone che dimostrano com'è fatta la natura umana», che a suo giudizio hanno tradito lui e non il mandato elettorale, «pensate, ben sette dalle file di Forza Italia, cresciute con me»: lo aveva promesso e lo ha fatto.

E quando sale al Colle, per la settima volta in due mesi, non ha ancora ben chiare le conseguenze di quanto accaduto: Umberto Bossi dice che l'alleato sta per andare, «ma deciderà lì quale decisione prendere»; Giuliano Ferrara anticipa lo schema, dimissioni dopo il voto delle misure economiche, ma ammettendo che il presidente del Consiglio che ha finalmente varcato il portone del Quirinale «non sa bene cosa fare».

Andata e ritorno al Quirinale Andata e ritorno al Quirinale    Andata e ritorno al Quirinale    Andata e ritorno al Quirinale    Andata e ritorno al Quirinale    Andata e ritorno al Quirinale    Andata e ritorno al Quirinale    Andata e ritorno al Quirinale

Dopo 45 minuti di colloquio Berlusconi trova una forma di chiarezza, concordata con la prima carica dello Stato: non è andato per dimettersi, ma per annunciare al mondo che lo farà fra pochi giorni, «farò un appello alle opposizioni» e non appena saranno legge le misure contenute nella legge di stabilità rimetterà il mandato.

Per colui che sino a qualche giorno fa era convinto di avere una maggioranza solida, tanto solida da comunicarlo a Cannes come a Bruxelles, ad un incredulo Sarkozy o ad una scettica Merkel, non è certamente un passaggio facile. Aveva detto che ci doveva andare a sbattere, che nessuna crisi sarebbe nata fuori dal Parlamento, e così è stato. Dopo l'incontro, in cui ritiene di aver acquisito conferma ulteriore di quello che pensa del capo dello Stato, e cioè che Napolitano non farà un torto alla maggioranza uscita dalle urne nel 2008, che «non asseconderà alcun tipo di ribaltone», Berlusconi comunica quanto appena accaduto: chiama il Tg1, il Tg5, chiama lo stato maggiore della Lega a Palazzo Grazioli, assieme ai ministri del governo, ad Angelino Alfano, che per Berlusconi sarà il prossimo candidato del centrodestra.

«Oggi ho provato tristezza, dolore, perché le persone che hanno lasciato la maggioranza erano persone a cui ero legato personalmente da anni», dice in tv. La fase che si aprirà dopo l'approvazione della legge di stabilità e le dimissioni del premier, aggiunge, attiene «alle responsabilità del Presidente della Repubblica che aprirà le consultazioni», ma «la situazione di questo Parlamento, che è stata fotografata oggi, conferma l'immagine esatta della realtà: non sarebbe pensabile dare responsabilità di governo a chi ha perso le elezioni, in democrazia si fa così».

Al voto Silvio Berlusconi intende arrivarci con il Pdl, o come si chiamerà un nuovo contenitore del centrodestra, e con una lista elettorale personale, legata alla sua figura, alla sua storia, e che secondo alcuni sondaggi che circolano ad Arcore oscillerebbe intorno al 15%: un numero che se fosse confermato nelle urne potrebbe certamente condizionare l'assetto del nuovo Parlamento, sia alla Camera che al Senato.

A notte fonda con Bossi e il resto della Lega, con i maggiorenti del Pdl, il Cavaliere che ha annunciato le dimissioni riflette sulle prossime mosse, sbarra la strada a qualsiasi ipotesi ulteriore di dialogo con Casini («pensa soltanto al proprio tornaconto»), comincia a far di conto con una campagna elettorale che nelle sue intenzioni potrebbe cominciare già fra qualche settimana.

http://www.corriere.it/politica/11_novembre_09/niente-ribaltoni-elezioni-anticipate-marco-galluzzo_8177516a-0a9a-11e1-8371-eb51678ca784.shtml

 

 

La Politica Italiana

08/11/2011

Governo, Di Pietro: Da Idv no a esecutivo con 4-5 voti di scarto

Unica via sono le elezioni anticipate

ROMA - "Ora che anche la matematica ha abbandonato il governo Berlusconi non c'è che da prendere atto e trovare il metodo e il merito per un cambio di rotta che per Idv porta al voto anticipato". Antonio Di Pietro si mostra scettico sulla possibilità che la crisi della maggioranza possa sfociare in un governo di transizione e spiega che il suo partito "non darà mai il consenso ad un governo di centrosinistra con uno scarto di 4 o 5 voti che dipenderebbe dal mercato degli Scilipoti".

Secondo il leader di Idv non servirebbe a questo punto neanche una mozione di sfiducia delle opposizioni: "La sfiducia c'è già stata oggi, c'è stata la dimostrazione matematica che Berlusconi non ha più la maggioranza parlamentare, ma spetta al Capo dello Stato dire se si andrà subito a elezioni o insistere con questa agonia. Berlusconi al Quirinale avrebbe dovuto andarci già un anno fa quando in modo criminale comprò i parlamentari per garantirsi di restare al governo. Mi auguro che ora il Capo dello Stato lo prenda per le orecchie e gli dica di andare a casa".

Secondo Di Pietro, poi, per "governare e non vivacchiare serve un governo che abbia non solo la maggioranza ma anche un programma condiviso e oggi le opzioni sono solo due: o si ricompatta il centrodestra e si allarga al terzo polo, oppure si crea una coalizione di centrosinistra con la maggioranza che diventa opposizione ma con uno scarto di solo 4-5 voti, noi non daremmo mail consenso a questa ipotesi", così come non si può pensare di "fare fare a Monti le operazioni sporche che ha tentato di fare Berlusconi al governo", perciò "restano solo le elezioni".

 

http://www.lapoliticaitaliana.it/Articolo/?d=20111108&id=46524



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