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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

L'ULTIMO SHOW DI SCILIPOTI E GLI APPLAUSI DI BERLUSCONI: "MI SONO SPELLATO LE MANI"... MANCANO SOLO GLI AUGURI DI DI PIETRO


19/11/2011 - LA STORIA

La parodia fuori tempo 
di Scilipoti a lutto 
"È dittatura, italiani"

Scilipoti col lutto al braccio alla Camera



L’ultimo show: «Fine della democrazia». E il Cavaliere gli sussurra: «Mi sono spellato le mani per applaudirti»

JACOPO IACOBONI

Se la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa, cos’aspettarsi da ciò che già cominciava come farsa?

Questo: l’ultimo teatro di Scilipoti è stato presentarsi ieri alla Camera col lutto al braccio, perché secondo lui col governo Monti «è morta la democrazia e inizia la dittatura». È arrivato circondato da quattro indescrivibili personaggi in abito scuro, figuri da sceneggiata di malvissuti, due con vistosi occhialoni neri, facce accigliate (ma uno ridacchiava), e solo lui in impermeabile bianco listato a lutto. Poi ha tenuto la consueta concione, «parlo a tutti gli italiani, prima vi lamentavate di avere dei parlamentari nominati, che nulla c’entrano con il popolo e che non sono rappresentativi, oggi però viene eletto un consiglio dei ministri che col popolo proprio non c’entra niente e voi non dite niente». Ma a parte il fatto che la parola «dittatura» viene usata dal deputato che copiò pari pari il suo manifesto dal “Manifesto degli intellettuali fascisti”, e sorvolando sull’ovvietà che questo esecutivo è regolarmente votato da un Parlamento, si resta sgomenti di fronte alla resistenza dell’uomo a collocarsi nella dimensione naturale: l’irrilevante mediocrità. È come se non volesse lasciare mai la scena: oltretutto con la pretesa di farci da specchio, e complici certi boati corrivi della Camera alle sue uscite. Unica agognata ricompensa, un palcoscenico purchessia. It’s all over now Baby Blue, è finito bambina, va a casa, cantava Bob Dylan. E avrebbe dovuto ascoltarlo.

La prima volta che emerse dal nulla, Scilipoti, deputato grazie al genio talent scout di Di Pietro, fu in articoli del dicembre 2010 in cui smentiva «categoricamente il salto della quaglia». Il giorno dopo ripeteva «oggi la mia posizione resta quella di ieri, ma domani vedremo», filosofia-Rossella-O’Hara tascabile che un po’ atterrì ma anche (purtroppo) fece ridere per il tragicomico macchiettismo. Lì per lì non se ne calcolarono bene i danni, sul medio periodo.

Era nato lo scilipotismo, costola gregaria del regime morente (Berlusconi, ancora ieri in aula, gli sussurrava «mi sono spellato le mani per applaudirti»). Il terzo giorno l’uomo ammise che sì, forsese ne andava, e votava a favore del Cavaliere (ieri i due si sono intrattenuti da buoni amici alla buvette). Fondò un gruppo, con i congeniali Cesario e Calearo. Superò le difficoltà del caso («vi sembra facile mangiare lo stesso piatto di pasta per dodici anni e poi dire: portatemi quell’altra pastasciutta?»). Avvertì però che «nella nostra formazione esistono tre punti di vista diversi, uno che vuole votare la fiducia, uno astenersi, uno votare contro». Era un gruppo di tre persone.

Da allora lo spettacolino è degradato, l’Italia ha perso un anno secco, e Scilipoti ha infine ritenuto di trasformarsi lui, medico di provincia con diverse tribolazioni e adesso anche una condanna in appello a risarcire duecentomila euro, e beni pignorati - in improbabile fustigatore della «tecnocrazia». Solo che questo tableau vivant non fa più ridere, come forse faceva quando, sentendosi apostrofare «Giuda» dal suo ex leader Di Pietro, gli rispose piccato «e lui?!? Non ha mai spinto una mia proposta di legge sull’agopuntura»...

Ecco, è questo mix di primadonnismo e futili motivazioni quello che resiste al Grande Oblio, e rifiuta di riconoscere una cosa: c’è un’Italia che non ne può più, odia i voltagabbana, i sempre disponibili a tutto (andando ad appoggiare il Pdl, Scilipoti teorizzava «lo faccio per l’alto compito che m’ero giurato entrando in Parlamento»), le messe in scena fuori sede e tempo massimo, Montecitorio come neanche il Bagaglino, lui che riappare alla Camera e ancora ripete cose come «il debito è salito del 40 per cento per colpa della nascita dell’euro», numeri davvero tirati a caso, o che «Monti è un lobbista». Monti che fece arrabbiare Bill Gates.

«Oggi è morta la democrazia parlamentare. Il popolo Sovrano ne dà il triste annuncio al Paese», si leggeva sui volantini con cui girava ieri Scilipoti, ma a esser morti e sepolti senza saperlo sono questi show, e bisogna davvero salutarli così come lui ieri s’è iscritto a parlare: «A titolo personale».



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