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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

BERSANI: "NON CI MUOVEREMO DI UN MILLIMETRO, LE PRIORITA' SONO: LOTTA ALL'EVASIONE, PATRIMONIALE, CRESCITA".

venerdì, 2 dicembre 2011

L’attesa dei leader
E Bersani confessa:
«Non sarà una vittoria»

di Tommaso Labate

Retroscena. Pd in tensione. Il segretario avvisa: «L’equità rimane una condizione essenziale».

Nella foto: Pierluigi Bersani

«Sarà una medicina amara. In ogni caso il Partito democratico non canterà vittoria». Nelle parole che Pier Luigi Bersani affida ai fedelissimi, a poche ore dal faccia a faccia con Mario Monti, c’è tutto il carico di tensione di un leader che sa di trovarsi, come dicono i suoi, «in una strada stretta».
Le ultime indiscrezioni sul contenuto del decreto che il governo presenterà lunedì - dalla super-tassa sulle barche a quella sui beni di lusso - alimentano un soffio di speranza. Ma il segretario del Pd sa già che l’ostacolo delle pensioni sarà difficile da aggirare. Non solo dentro il partito. Ma anche nel rapporto con la base sociale e con la Cgil.
Inutile, ormai, riporre qualche speranza sul massimo dei «quarant’anni di contributi» per le pensioni d’anzianità, che rappresenta la linea Maginot di Susanna Camusso e di tutta l’ala sinistra del partito, da Stefano Fassina a Paolo Nerozzi. Perché, e in questo caso le anticipazioni sono persino superflue, quell’asticella sarà rivista al rialzo. Provocando, dentro il Pd, l’ennesimo scossone. Alimentato ovviamente da frasi come quella che il segretario della Cgil ha messo a verbale ieri, intervenendo alla presentazione del libro di Maurizio Landini. «Della famosa questione “paghi chi non ha mai pagato” non vedo le tracce», ha scandito la Camusso. Che ha aggiunto, non senza un tocco di ironia, «sono pronta a farmi stupire».
Da qui la linea difensiva di Bersani, che pure sa di vantare un grande credito nei confronti dell’esecutivo. Perché gliel’hanno detto in tanti, a «Pier Luigi», nelle ultime settimane: «Tu avevi il biglietto vincente della lotteria in tasca. E una vittoria annunciata alle elezioni. Hai preferito sostenere Monti e salvare l’Italia». Certo, fronteggiare il fronte pro-governissimo (da Veltroni a Letta), con lo spread alle stelle, non sarebbe stato facile. E alle urne, probabilmente, non si sarebbe arrivati in ogni caso.
Sta di fatto che di quel «credito», adesso, Bersani punta a incassare almeno una parte. A cominciare dalla mediazione che condurrà stasera, quando si troverà di fronte quel «Professore» con cui i contatti - comunque - sono sempre stati costanti. «Sarà una medicina amara», ripete il leader ai suoi. «E, in ogni caso, noi non canteremo vittoria», anticipa. E poi certo, «si tratta di provvedimenti necessari». Ma, aggiunge, «non ci muoveremo di un millimetro rispetto a quello che abbiamo detto fino a oggi: le priorità sono lotta all’evasione fiscale, una patrimoniale seria, misure per la crescita, provvedimenti che facciano salire il Pil».
La parola «pensioni» sembra quasi un tabù da esorcizzare. Infatti il segretario, al contrario degli altri leader della maggioranza, è l’unico che tenta disperatamente di non nominarla mai in pubblico. Al governo Monti, ha scritto ieri nel messaggio indirizzato all’assemblea congressuale dei socialisti del Psi, chiediamo «rigore, equità e consenso sociale». Ieri l’altro, parlando davanti alle telecamere della tv del partito Youdem, aveva sottolineato che il sostegno del Pd all’esecutivo ci sarà anche se la squadra di Monti «non farà il cento per cento di quel che faremmo noi». Ma oggi, quando si troverà a quattr’occhi con l’ex commissario europeo, la percentuale dovrà essere fissata con esattezza. Perché, spiegano i Bersani boys, «possiamo sostenere il governo se fa l’80 per cento delle cose che vorremmo noi, o il 70, magari il 60, forse anche il 50. Ma a dissanguarci no, non ci pensiamo proprio».
Più in discesa sembra la strada del Pdl. Angelino Alfano, che per adesso non teme la competition a destra con la Lega, si mostra sereno: «Mettere paletti preventivi non risponde al nostro modo di rapportarci con il governo», ha spiegato ieri il segretario. E poi, quasi a voler rimarcare il concetto: «Noi non poniamo condizioni positive o negative prima di vedere il presidente del Consiglio».
Per non parlare di un Terzo Polo che sembra muoversi sul velluto. «Appoggiamo Monti non per vigliaccheria ma per convinzione», ha messo a verbale Pier Ferdinando Casini. «Perché a partire da una riforma delle pensioni nel segno dell’equità anche generazionale, questo governo affronta questioni da anni rinviate e non risolte dalla politica di destra e di sinistra». Poco più tardi, il suo braccio destro, il deputato spin doctor Roberto Rao, s’è preso la soddisfazione di anticipare, su Twitter, la fine delle polemiche per la partecipazione di Mario Monti a Porta a porta. «Lunedì Monti sarà alla Camera alle 16 per illustrare provvedimenti anticrisi. Segue dibattito. Bravo Monti!». Per la conferma ufficiale, la war room del governo più taciturno della storia della Repubblica ci ha messo un po’. Il Professore, nel frattempo, era impegnato a limare la bozza del decretone che rivoluzionerà il dicembre italiano. E anche la politica.




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