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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

BERSANI A MONTI: "LIBERALIZZAZIONI, COSI' NON VA".

15 dicembre 2011



Liberalizzazioni, Bersani a Monti: «Così non va»

bersani fa cenno di no con mano 640
Il Pd non ha gradito affatto «il colpo di mano» in notturna in commissione Bilancio e Finanze che ha stoppato le liberalizzazioni della vendita dei farmaci. A Pier Luigi Bersani poi, non è piaciuta l’impostazione generale del governo sul tema e ieri durante una conferenza stampa per presentare la rivista on line «Tamtam democratico», diretta da Stefano Di Traglia, non ha risparmiato le critiche. «Siamo stupiti, se non stupefatti, dalla debolezza del governo sul tema della liberalizzazioni. Su questo la questione è ancora aperta» e la battaglia continuerà per le misure che non sono entrate nella manovra. Come la delicata - per il centrodestra e per Silvio Berlusconi ancora di più - partita dell’asta per le frequenze tv che avrebbe fatto fare cassa allo Stato e contribuito ad alleggerire le misure lacrime e sangue che, seppur ammorbidite, colpiranno gli italiani. «Non tutto quel che è uscito ci piace», ammette il segretario Pd, anche se alcune misure «vanno nella direzione che avevamo auspicato e che credo rechino il segno del nostro lavoro e del nostro impegno». Dall’Ici modulata in base al nucleo familiare, all’innalzamento del prelievo sugli scudati, all’indicizzazione per le pensioni fino a 1400 euro, il Pd ha incassato dei risultati, ma «il mondo non finisce qui e nei prossimi mesi continueremo a far valere le nostre idee. Non pretendiamo - dice il numero uno del Nazareno - che sia realizzato il 100 per cento, ma intendiamo che le nostre idee pesino». 

Ed è su questi fronti che il Pd intende far pesare le proprie idee, ben sapendo che il Pdl farà la battaglia esattamente opposta. Ici per i beni immobili della Chiesa, asta per le frequenze, tobin tax... Sui beni della Chiesa «c’è bisogno di fare chiarezza - dice Bersani -. Le norme sulle funzioni esclusivamente commerciali degli immobili hanno avuto un’applicazione ambigua e lo stesso cardinale Bagnasco lo ha riconosciuto». Quindi, aggiunge, «o si aggiusta la norma o se ne fa una nuova per uscire dall’ambiguità», così come sull’asta per le frequenze «dal governo ci aspettiamo una nuova valutazione. Bisogna prendere una decisione coerente con la situazione economica, non è tempo per concorsi di bellezza» e lo si faccia «o dentro questa manovra o fuori». 

E se Mario Monti alla fine riuscirà ad avere il voto di fiducia sulla manovra è evidente che dopo il percorso non sarà affatto in discesa. Berlusconi è pronto a giocarsi la partita delle elezioni anticipate - a medicina amara fatta ingoiare agli italiani per mano del professore e non sua - ed è chiaro sin da ora che se dovesse diventare reale il pericolo di dover pagare le frequenze non si farà troppi scrupoli a mettere in discussione l’appoggio di tutto il Pdl al governo. Il Pd, dal canto suo, punta a portare a casa le liberalizzazioni e proprio la riapertura dell’asta, oltre ad una riforma della legge elettorale prima di tornare alle urne. 

Ma sia i democrat che gli azzurri hanno anche un’altra spinosa questione da risolvere. Il Pdl con la Lega - che alza i toni, vota contro la manovra e accusa Berlusconi di «farsela con i comunisti» - il Pd con l’Idv che ha votato la fiducia a Monti ma è tornata di lotta e di piazza, non vota la manovra e accusa di «inciucio» quelli che si apprestano a farlo. 

«Non so niente di inciuci - torna a ribadire il segretario Pd -. Siccome vedo che questa parola viene rivolta anche a noi, non si permettano. Quel che facciamo è in assoluta trasparenza verso gli italiani e i nostri elettori». Nel Pd sono in parecchi, ormai, a vedere come fumo negli occhi un’alleanza futura con l’ex pm «che da quando c’è il governo Monti sembra attento soltanto ai sondaggi e non al bene del Paese», come osserva Antonello Giacomelli. Bersani nei giorni scorsi è stato chiaro, chi «va per funghi adesso», non è che poi torna in vista delle elezioni.




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