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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

LA LEGA CHE TI ASPETTI: SINDACI-SENATORI DEL SUD SALVATI DALLA LEGA E COSENTINO SALVATO DAL CARCERE.


22/12/2011 - LA CRISI/ CASTA SULLA DIFENSIVA

I sindaci senatori del Sud
salvi grazie al voto della Lega

Cariche compatibili: i lumbard insieme al Pdl. Pd e Idv lasciano 
l'aula: hanno gettato la maschera

GRAZIA LONGO
ROMA

Altro che guerra ai privilegi della casta, ancor più se da «Roma ladrona» in giù. La Lega nord non solo si ricompatta con il Pdl, ma salva pure la poltrona a due sindaci meridionali. Quella dei senatori Marco Azzolini e Vincenzo Nespoli, rispettivamente primi cittadini del centro-destra a Molfetta e Afragola.

Lega e Pdl, avversari in Aula sulla manovra finanziaria, si sono nuovamente alleati nella Giunta per le elezioni del Senato pur di difendere il cumulo degli incarichi e hanno votato contro l’incompatibilità tra la carica di senatore e quella di sindaco di Comuni con più di 20 mila abitanti, stabilita invece dalla Corte costituzionale ad ottobre.

E al di là del dietrofront che suona anche come uno schiaffo istituzionale nei confronti della Consulta -, il Carroccio brilla per atteggiamento quanto meno contraddittorio. Il 14 dicembre la Giunta per le elezioni della Camera aveva infatti deciso l’incompatibilità tra la fascia tricolore ed il seggio a Montecitorio. Tant’è che ieri, mentre al Senato il Carroccio sosteneva la tesi della compatibilità, alla Camera approvava le dimissioni del deputato leghista Luciano Dussin, che ha preferito mantenere solo l’incarico di sindaco di Castelfranco Veneto. Anche in questo caso, peraltro, la lotta ai vantaggi della classe politica è solo propaganda poiché, se non si fosse dimesso subito, Dussin avrebbe dovuto attendere sette anni per il vitalizio. Al Senato, intanto, il voto compatto dei fedelissimi di Berlusconi e Bossi ha scatenato la reazione indignata dell’opposizione. Pd e Idv hanno abbandonato l’aula, compreso il presidente della Giunta, Marco Follini che ha indetto il voto ma è poi uscito. «La vecchia maggioranza Pdl-Lega ha preso una decisione da ancien régime - stigmatizza Follini -. Mi sorprende, inoltre, vedere la Lega attestata come un sol uomo a difesa della trincea dei sindaci di Afragola e Molfetta».

Felice Casson, vicepresidente del gruppo Pd al Senato e componente della Giunta rincara la dose: «Siamo di fronte a una decisione vergognosa che ci fa tornare ai tempi di Berlusconi. Esigenze di trasparenza, correttezza e funzionalità delle cariche pubbliche imponevano alla Giunta di ribadire quanto sancito dalla Corte costituzionale. Così non è stato». E sulla Lega aggiunge: «Alla Camera sostiene una tesi e al Senato un’altra, nei territori attacca la politica e in Senato difende le poltrone dei sindaci di Molfetta e Afragola»

Anche Francesco Sanna critica «la pervicacia dei colleghi di Lega e Pdl: ora abbiamo un diverso orientamento di Camera e Senato. Sarà possibile essere sindaco-senatore, ma non sindaco-deputato. Una cosa assurda». Sul significato politico della posizione della Lega interviene Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato: «Ha svelato in tre mosse il suo inaccettabile doppio gioco, del tutto demagogico, di Lega di lotta e di governo. Alla Camera, con analoga iniziativa, il Carroccio si è espresso, insieme alla vecchia maggioranza, per il rinvio del giudizio su Cosentino. Un modo come un altro per massimizzare il profitto: tenersi stretti i vecchi alleati di governo, ma tornare Lega di lotta e opposizione sul territorio. Un comportamento irresponsabile che gli elettori sapranno giudicare con saggezza».

La sentenza della Consulta superata ieri dalla Giunta del Senato varrà solo dalla prossima legislatura o per quei casi che si verificheranno da oggi in poi, ovvero nel caso in cui un senatore dovesse essere eletto sindaco alle prossime amministrative.


http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/435436/


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Su Cosentino la Lega dice: va salvato

Il colpo di scena nelle dichiarazioni dei gruppi in Giunta. Oggi il voto finale. La procura di Napoli chiede l'arresto per aver favorito i Casalesi.
Dicono che l’artificio nasca dalla cena segreta, quella avvenuta lunedì sera tra Bossi e Berlusconi. E’ intorno al desco di Arcore che il Cavaliere sarebbe intervenuto per chiedere al vecchio alleato nientepopodimeno che la salvezza del soldato Cosentino. 

Il risultato, pari ad un incantesimo delle cronache di Narnja, ha in effetti dell’incredibile: la Lega nordista potrebbe salvare dal carcere nick o ‘mericano, il coordinatore campano del pdl Nicola Cosentino di cui la procura antimafia di Napoli (che ieri lo ha interrogato) ha chiesto l’arresto con l’accusa di essere «il punto di riferimento politico per il clan dei Casalesi» e di averne favorito e protetto le attività commerciali in cambio di voti e altri favori. La certezza si avrà solo oggi, quando la Giunta voterà. Ma ieri sera sembrano ribaltati i pronostici che fino a ieri mattina davano l’onorevole Cosentino già consegnato alle patrie galere. «Siamo tutti concentrati su fatti più importanti, ma la verità è che per noi questo voto è molto delicato. E che i già difficili equilibri del Pdl rischiano di schiantarsi sulla vicenda Cosentino» racconta un pidiellino fedelissimo del segretario Alfano. E’ difficile, in effetti, trovare la quadra tra garantismo, partito degli onesti e un signore, Cosentino, raggiunto dal secondo ordine di arresto in tre anni e dalla stessa procura e per accuse molti simili. 

Il Carroccio

Dopo tre anni di indulgenza, il Carroccio aveva tirato fuori dalla soffitta la propria anima manettara una settimana fa quando ha autorizzato l’utilizzo delle intercettazioni dell’ex ministro dell’Agricoltura Saverio Romano indagato a Palermo per mafiosità. Certo, le intercettazioni sono una cosa e il carcere un’altra, ma quel voto in dissenso dal Pdl era sembrato per sempre. La Lega aveva difeso con l’anima e con i denti Romano finchè è stata in maggioranza e, da parte sua, l’ex ministro aveva fatto di tutto per accontentare gli agricoltori padani sul fronte delle quote latte. Quindi molto è costato, una settimana fa, all’onorevole leghista Luca Paolini il ribaltone per «ordini superiori». 



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